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Dopo Falcone e Borsellino ne è uscito fuori un altro”. “Nicola Gratteri?”. “Il peggiore che abbiamo”. “È ancora vivo o morto?”. “No è ancora vivo”.
È in questo scambio intercettato dai carabinieri che la ’Ndrangheta descrive il procuratore di Napoli, finito negli ultimi giorni al centro di una mistificazione politica per la sua posizione a favore del No nel referendum sulla separazione delle carriere. A dare la notizia è stato Il Fatto Quotidiano.
Dalle intercettazioni emerge chiaramente che uomini della ’Ndrangheta, parlando tra loro, arrivano ad accostare Gratteri ai due simboli della lotta alla mafia uccisi nel 1992 nelle stragi di Capaci e via D’Amelio per mano di Cosa nostra. Il dialogo è contenuto in un provvedimento di fermo eseguito dal Ros e firmato dalla Procura di Reggio Calabria contro esponenti della cosca Commisso.
Protagonista dell’intercettazione è Frank Albanese, nato nel 1967 ad Albany, nello Stato di New York, ritenuto elemento di spicco del clan negli Stati Uniti. Per gli inquirenti rappresenta a tutti gli effetti la famiglia mafiosa di Siderno e svolge un ruolo chiave di collegamento con le articolazioni in Canada. Il procuratore di Napoli, per la cosca della Locride, è da tempo la “bestia nera”: negli anni in cui ha lavorato prima a Locri e poi a Reggio Calabria, ha inflitto centinaia di anni di carcere a boss e gregari.
La conversazione in cui viene citato il magistrato risale all’agosto 2024 ed è stata registrata a Siderno, in via delle Mimose, dove Albanese trascorreva le vacanze estive. A parlargli è lo zio materno, Frank Jr. Archino, non indagato. Il 24 agosto è proprio Archino a evocare il nome di Gratteri con un paragone pesante: “Dopo Falcone e Borsellino – dice – ne è uscito fuori un altro… continuava a uscire… sulla Cnn ci stava… un nuovo magistrato. È qui?”. “Sì qua”. “Anche molto bravo…”. “Nicola Gratteri”.
Albanese comprende subito il riferimento e precisa che il procuratore è originario di Gerace, a pochi chilometri da Siderno: “Questo magistrato qui, era di qua… di questa zona… Nicola Gratteri… è sempre sul telegiornale e tutto”. Lo zio insiste: “Dicono che era un figlio di puttana pure…”. “Nicola Gratteri? Sì!”. “Dicevano che era un vero figlio di puttana!”. “Sì. Il peggiore che abbiamo!”. “Sì, dicevano che lui era peggio di Borsellino e Falcone”.
I carabinieri del Ros trascrivono ogni passaggio, compreso quello in cui Albanese ricostruisce la carriera del magistrato: “Lui (cioè sempre Gratteri, ndrprima era a Locri… poi da lì è andato a Reggio, poi da Reggio è andato a Catanzaro!”. A quel punto lo zio domanda: “È ancora vivo o morto?”. “No è ancora vivo… adesso… lo hanno mandato a… Napoli!”.
Le intercettazioni restituiscono anche la dimensione internazionale dell’organizzazione. Ciò che accade a Siderno interessa ai mafiosi italo-americani, così come in Calabria si guarda con attenzione a ciò che succede Oltreoceano. La “casa madre” resta in Calabria e a quella struttura tutti devono rispondere, anche chi opera dall’altra parte del mondo. Frank Albanese, infatti, oltre a essere considerato l’anello di congiunzione con gli Stati Uniti, sarebbe stato pure il tramite tra la ’Ndrangheta e Cosa Nostra siciliana.
Gli investigatori hanno accertato che il boss avrebbe dovuto incontrare Matteo Messina Denaro. “Dovevo vedermi con lui”, confiderà. E sempre parlando della lunga latitanza dell’ultimo capo delle stragi aggiungerà: “È stato sempre nella stessa città. Ecco perché lui ha detto: venite a prendermi. Perché lui sapeva che sarebbe morto presto”. Arrestato il 16 gennaio 2023, Messina Denaro è morto dopo appena nove mesi di carcere.

Foto © Imagoeconomica 

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