Per l’indagine, guidata dal procuratore Luca Tescaroli, è stata fondamentale la collaborazione di altri detenuti
E’ stata scoperta, grazie a un'indagine della Procura di Prato diretta dal procuratore Luca Tescaroli, in collaborazione con la Polizia Penitenziaria e le forze dell'ordine locali, una rete di spaccio di cocaina e hashish all'interno del carcere La Dogaia, gestita da un detenuto romano di 25 anni. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, come spiega in un comunicato il procuratore, il giovane detenuto è diventato il fulcro di un sistema criminale organizzato che approvvigionava l'istituto penitenziario con ingenti quantità di droga, anche fino a 40-50 grammi di cocaina e 200-300 grammi di hashish per volta. Lo stupefacente arrivava mediante droni, pacchi e persone incaricate di trasportarlo all'interno del carcere. Il 'leader della rete criminale' si serviva di microtelefoni, capaci di connettersi a internet e utilizzare applicazioni di messaggistica come WhatsApp e Telegram, per comunicare con fornitori esterni e gestire le transazioni. Chi non pagava lo stupefacente era vittima di aggressioni e intimidazioni da parte di altri detenuti, incaricati dal 25enne stesso.
Luca Tescaroli © Luca Tronchin
L'indagine ha preso impulso dalla collaborazione di due detenuti, un ventenne brasiliano e un trentatreenne marocchino, che avevano subito violenze e minacce per mancati pagamenti. Grazie alle loro dichiarazioni, gli investigatori hanno potuto ricostruire la struttura del traffico e adottare misure di protezione nei loro confronti, chiedendo il trasferimento in altre strutture penitenziarie. Le attività investigative, condotte dal Nucleo Investigativo Regionale della polizia penitenziaria insieme alla polizia penitenziaria del carcere di Prato, al comando provinciale dei carabinieri e alla squadra mobile della Questura, hanno incluso perquisizioni e sequestri nella quarta e quinta sezione del carcere. Secondo la Procura, il fenomeno della droga e dell'uso illegale di telefoni all'interno del carcere evidenzia l'esigenza di interventi strutturali: installazione di telecamere, reti anti-lancio, sistemi antidrone e maggior controllo del personale per garantire la sicurezza interna. Il procuratore Tescaroli suggerisce inoltre di limitare l'uso della rete internet e telefonica all'interno delle sezioni detentive. "La collaborazione dei detenuti è fondamentale per contrastare le attività criminali all'interno della struttura”, sottolinea il comunicato della Procura. L'invito è rivolto a chiunque sia testimone di condotte illecite a rivolgersi alle autorità penitenziarie e alla Procura per segnalare episodi di violenza o spaccio.
Foto di copertina © Imagoeconomica
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