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Report torna sul caso della società di spie e sulla rete di contatti del suo ideatore, morto improvvisamente un anno fa

Chi era davvero il superpoliziotto Carmine Gallo e fin dove arrivava la sua rete di contatti? È la domanda che sovviene dopo l’ultima inchiesta di Report sulla maxi indagine che ha colpito Equalize, la società di cyber-spie – o “macchina infernale”, come l’ha definita la procura di Milano – che ha svolto per anni attività di dossieraggio su politici, imprenditori, personaggi dello sport e dello spettacolo, accedendo abusivamente alle banche dati. Ad ottobre 2024 i Carabinieri di Varese hanno eseguito l’operazione che ha portato all’arresto di sei persone. Insieme a Gallo vengono indagati Nunzio Samuele Calamucci (esperto informatico), l’ex presidente della Fondazione Fiera di Milano Enrico Pazzali (titolare della ditta) e l’ex carabiniere Vincenzo De Marzio. Si tratta del primo filone di indagine, quello principale.
Gallo era l’ideatore di Equalize, il deus ex machina della società, avente sede in via Pattari a Milano (alle spalle del Duomo) e operativa anche all’estero. Era colui che portava i clienti e le commissioni grazie ai suoi rapporti personali con chi si occupa della sicurezza di grandi società.

Figura importantissima nel mondo delle forze dell’ordine, Gallo fu capo della Mobile di Milano. Vantava rapporti con i servizi segreti e anche con esponenti della ’ndrangheta. Aveva a disposizione un nucleo di agenti delle forze dell’ordine infedeli, ma anche giornalisti e responsabili della sicurezza privata. Ed è proprio grazie a questa rete, coltivata durante la carriera, che riusciva a portare in Equalize clienti importantissimi, come le grandi multinazionali Eni, Erg, Heineken, Barilla e Ilva (tutte, dichiarano, inconsapevoli dell’agire illegale di Equalize).
Durante la sua carriera in divisa, Gallo si è occupato soprattutto di ’ndrangheta, ottenendo grandi successi nel contrasto ai rapimenti ad opera delle ’ndrine in Aspromonte, negli anni in cui la ’ndrangheta si arricchì con i sequestri. In Lombardia Gallo ha inferto duri colpi alle locali, convincendo i boss a collaborare con la giustizia.


gallo carmine

Carmine Gallo


Tra la fine degli anni ’80 e gli anni ’90 Carmine Gallo entrava ed usciva dalle carceri lombarde come e quando voleva, mantenendo rapporti costanti con i detenuti mafiosi. Una sorta di “protocollo Farfalla” ante litteram, di cui Gallo non fu sicuramente l’unico usufruitole. All’epoca, infatti, non esisteva ancora una legge sui pentiti e, in quel periodo, le prigioni italiane si erano trasformate in una zona grigia di trattative e collaborazioni tra mafiosi e servizi segreti. Un connubio che ha fatto da sfondo all’omicidio dell’educatore carcerario Umberto Mormile, assassinato nel 1990 e rivendicato dalla “Falange Armata”. Anche se molto presto si scoprì che l’omicidio era stato commissionato dal potente boss di ’ndrangheta Papalia, con cui proprio Gallo, poco prima dell’assassinio, svolgeva – secondo i pentiti – continui colloqui investigativi del tutto informali. Contatti con boss di ’ndrangheta che, stando all’inchiesta, Gallo avrebbe continuato ad avere, al punto da sfruttarli per favorire l’azienda.

Dei contatti con Papalia ne ha parlato anche il killer di Mormile, oggi collaboratore di giustizia, Antonio Cuzzola: “Posso assicurare che Gallo aveva uno strettissimo rapporto con il clan Papalia. L’ho visto decine di volte sia in carcere che in occasione di processi importanti confabulare con Domenico Papalia. Non è che parlassero in segreto: era proprio tutto alla luce del sole”.
Gallo era un poliziotto pluridecorato secondo il ministero dell’Interno, ma con rapporti agghiaccianti secondo l’indagine su Equalize”, afferma il giornalista e scrittore Fabrizio Gatti a Report. “È emerso che Equalize, attraverso Gallo e Calamucci, impartiva ordini ai vertici della ’ndrangheta su imprenditori che dovevano essere intimiditi”.


de marzio report


Sentita dalla trasmissione, Antonella Augimeri, avvocato di Gallo, afferma a Report che il suo assistito ha sempre negato di aver fatto parte dei servizi. Ma il sospetto rimane. Non solo ’ndrangheta. Tra i contatti di Gallo c’è anche Vincenzo De Marzio, ex maresciallo del ROS e presunto ex appartenente ai servizi segreti. Fu De Marzio a introdurre in Equalize i due ex agenti del Mossad documentati dall’inchiesta. Il suo volto compare nei fotogrammi degli inquirenti in compagnia dei due israeliani nella sede di Equalize a Milano. Oggi De Marzio è in pensione e ha un’agenzia privata di investigazione, ma il suo è un passato torbido. Non solo per il suo ruolo nella società, dove avrebbe fornito “al gruppo di via Pattari 6 un’enorme mole di dati e informazioni fondamentali (SDI, verbali, ordinanze, foto…)”, acquisiti e detenuti “illecitamente”, come ritengono i magistrati. De Marzio è infatti un personaggio “complesso”, semi-sconosciuto, che ha avuto rapporti con la CIA e vari servizi segreti esteri. Sarebbe stato, sotto mentite spoglie e con il nome in codice “Tela”, colui che aveva effettuato la perlustrazione sui luoghi dell’attentato di Cosa nostra in via Palestro a Milano nel 1993. Oltre alle indagini sulla strage, il suo nome era stato accostato, in altre inchieste, anche al sequestro dell’imam Abu Omar, compiuto dalla CIA con la complicità del SISMI.

De Marzio sarebbe a conoscenza dei segreti di Equalize e di trame oscure del Paese tanto quanto lo era Gallo. L’ex poliziotto, dopo l’arresto, aveva ammesso l’uso illegale delle banche dati delle forze dell’ordine e confessato la maggior parte dei reati connessi all’attività di dossieraggio. Nelle lunghe ore di interrogatorio davanti ai pm della procura di Milano aveva anche iniziato a rivelare, secondo Report, i nomi dei committenti dei dossieraggi illegali e a svelare la rete di complici nelle forze dell’ordine e nelle istituzioni.


inchiesta doc gallo


Ma la mattina del 9 marzo 2025, pochi giorni prima dell’ennesimo interrogatorio già fissato con i pm, viene trovato senza vita in casa sua, dove era recluso ai domiciliari. Il corpo è stato sottoposto ad autopsia proprio per escludere l’omicidio, che ha accertato subito la causa del decesso: infarto improvviso. Gallo non aveva ancora detto tutto ai magistrati e, dopo i vari interrogatori seguiti al blitz negli uffici di Milano, l’inchiesta era arrivata a sfiorare varie figure legate ai servizi segreti. “Deduco che Carmine Gallo fosse depositario di molti segreti, che se fossero emersi avrebbero avuto conseguenze a livello di iscrizione di notizie di reato per tantissime persone note sul territorio nazionale”, dice l’avvocato, senza poter divulgare nomi o qualifiche. Potrebbe dunque essere stato assassinato? E’ una ipotesi plausibile stando alle parole del pentito Cuzzola: “Per me Carmine Gallo potrebbe essere stato ucciso. Ovviamente non ho elementi, solo una sensazione”.

Di certo c’è che la sua morte deve aver fatto contenti in molti. La procura di Milano aveva disposto esami tossicologici per verificare l’eventuale presenza di tracce di avvelenamento, ma l’esito della perizia è stato negativo. La famiglia ha chiesto esami supplementari, ma prima del deposito della consulenza che stabiliva le cause del decesso il corpo era già stato cremato. Appena cinque giorni dopo la morte. Tutto inutile, con Gallo se sono andati anche i suoi segreti su Equalize, ‘Ndrangheta e servizi. 

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