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Nuova puntata del podcast “Duemila Secondi” di ANTIMAFIADuemila. I redattori Jamil El Sadi e Luca Grossi parlano dei drammatici fatti di Torino, dove, al termine del corteo per la riapertura del centro sociale Askatasuna, sgomberato a dicembre, si sono verificati scontri con le forze dell’ordine, con arresti e feriti. Immagini durissime hanno fatto il giro del web e il governo ha promesso il pugno di ferro contro i violenti e nuove regole più restrittive per le manifestazioni.

Un nuovo pacchetto sicurezza del Ministero dell’Interno che va a “limitare determinate libertà dei cittadini”, ma che ha già incontrato seri ostacoli: “C’è stato un confronto acceso su due punti del pacchetto pensato dal governo. Il Colle ha sollevato dei paletti su due interventi proposti: il fermo preventivo di polizia di dodici ore e lo scudo penale da garantire alle forze dell’ordine”, spiegano i redattori. Soprattutto sul primo: “Il fermo proposto è totalmente illegale, perché deve essere convalidato da un giudice”.

Sul piano politico, affermano, “quel che sorprende è che i membri del governo hanno definito i fatti di Torino come un attacco allo Stato, paragonandoli ai crimini delle BR e sostenendo che, come tali, vadano trattati. Questo - commenta Luca Grossi - è quello che considero la barbarizzazione dell’argomentazione. Stanno evocando fantasmi che non esistono”.

Un altro tema della puntata riguarda il rilascio di tre milioni di documenti dell’archivio del miliardario pedofilo Jeffrey Epstein. Si tratta dell’ultima pubblicazione eseguita dal Dipartimento di Stato americano dopo il “Files Transparency Act”, la legge federale che obbliga il Dipartimento a rendere pubblici tutti i documenti non riservati in suo possesso relativi a Epstein, alla sua collaboratrice Ghislaine Maxwell e alle indagini su di loro. Dai file sono emerse prove, non tutte verificate, sul coinvolgimento di politici, imprenditori e vip statunitensi e non solo nelle feste a luci rosse organizzate dalla coppia.

Il caso Epstein rappresenta ciò che è veramente il potere”, aggiunge Jamil El Sadi. “La cosa che fa scandalo è che questo avrebbe dovuto scatenare una rivoluzione mondiale. E invece sono tutti ancora lì: l’unica condannata è stata Maxwell ed Epstein è morto. A me fa paura che Epstein sia il volto noto: Epstein è stato preso, lo conosciamo. Ma quanti altri Epstein ci sono nel mondo e quanti hanno fatto parte di quel sistema? E quanti sono gli organizzatori?”. Inoltre - concludono - “a tutela di questo sistema si è attivato un meccanismo di omertà mafioso, fatto di depistaggi, omissioni, silenzi e delegittimazioni ai danni di procuratori e giornalisti”. 

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