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La Procura di Caltanissetta ha depositato la richiesta di archiviazione per Marcello Dell’Utri, ex senatore di Forza Italia e condannato con sentenza definitiva per concorso esterno in associazione mafiosa, pena scontata: secondo i magistrati, come riporta il Fatto Quotidiano, non esistono elementi per affermare che l’intervista concessa da Paolo Borsellino il 21 maggio 1992 ai giornalisti francesi di Canal Plus sia stata conosciuta da esponenti di Cosa Nostra prima dell’attentato né che Marcello Dell’Utri ne sia venuto a conoscenza e l’abbia fatta pervenire ai vertici dell’organizzazione mafiosa. Di conseguenza, “non vi è alcuna prova che l’intervista resa in data 21 maggio 1992 dal giudice Paolo Borsellino all’emittente francese Canal plus fosse nota a esponenti di Cosa Nostra nel periodo antecedente alla strage di via D’Amelio, né vi è prova che la stessa fosse nota a Marcello Dell’Utri e da questi possa essere stata veicolata ai vertici dell’organizzazione mafiosa”. Per questo motivo i pm concludono che “non vi è alcuna prova che detta intervista possa essere stata la causa principale o una delle concause della nota accelerazione della strage di via D’Amelio”. 
L’indagine, riaperta il 19 luglio 2022 (nel trentennale della morte di Borsellino) su autorizzazione del Gip, aveva riguardato formalmente entrambe le stragi del 1992 ma si è concentrata di fatto su via D’Amelio. Il fascicolo era stato aperto nel 1998 e archiviato nel 2002; indagati come mandanti esterni erano Silvio Berlusconi (pseudonimo Beta) e Marcello Dell’Utri (pseudonimo Alfa). Nella richiesta di archiviazione del 22 gennaio, firmata dal procuratore capo Salvatore De Luca, dall’aggiunto Pasquale Pacifico e dai sostituti Nadia Caruso, Claudia Pasciuti e Davide Spina, si sottolinea che nell’intervista – registrata nella casa palermitana del magistrato – “Paolo Borsellino aveva fatto riferimenti a indagini in corso relative a rapporti tra esponenti di Cosa Nostra e i vertici del gruppo Fininvest ancor prima della nascita del movimento politico Forza Italia”.
Parte rilevante delle indagini ha riguardato il destino delle circa 50 ore di girato realizzate per Canal Plus. Il giornalista Leo Sisti, sentito il 13 maggio 2022, ha riferito quanto appreso da Jean Claude Zagdoun (Fabrizio Calvi) prima della sua morte: “Mi confessò di aver saputo da Moscardo, poco prima della morte di quest’ultimo avvenuta nell’anno 2010, che vi fu una vera e propria trattativa condotta per conto di un manager emissario di Silvio Berlusconi per l’acquisizione di tutte le 50 ore del girato del documentario realizzato per conto di Canal Plus da Calvi con la regia di Moscardo”. Sisti ha proseguito: “Nel corso della trattativa fu offerta al Moscardo una somma pari ad un milione di dollari per la cessione dell’intero prodotto cioè delle cinquanta e più ore di girato inclusi i cinquanta minuti dell’intervista a Borsellino”. Ha aggiunto: “Calvi mi disse anche che il Moscardo era stato contattato da Michel Thoulouze che all’epoca era il numero tre di Canal Plus che gli aveva inoltrato questa proposta di acquisto per conto di un manager molto vicino a Silvio Berlusconi cioè Adriano Galliani”.
Michel Thoulouze, interpellato da Marco Lillo per il Fatto Quotidiano il 30 dicembre 2021 dopo l’articolo di Sisti su L’Espresso, ha invece collocato la trattativa nel 1998 e ha sostenuto che un manager importante del gruppo Mediaset, amico di Berlusconi (del quale non ha fatto il nome), sarebbe stato contattato dai giornalisti francesi per acquistare il materiale, e non il contrario; secondo la versione riferitagli, Berlusconi avrebbe detto no.
La Procura evidenzia che Thoulouze “ha ricoperto diversi incarichi in società collegate al gruppo Fininvest e, dunque, potrebbe senza dubbio aver fornito una versione dei fatti volutamente edulcorata al fine di tutelare la posizione del gruppo imprenditoriale con cui ha intrattenuto intensi rapporti professionali”. Tuttavia riconosce che “quest’ufficio non dispone di elementi atti a comprovare, a distanza di così tanti anni, che la versione dei fatti da questi resa sia una versione di comodo”.
Critiche vengono mosse anche al comportamento di Jean Claude Zagdoun, ascoltato in rogatoria a Losanna nel 2020 in condizioni di salute precarie. I pm annotano un “contegno complessivamente reticente” e rilevano che “non ha mai fatto cenno all’autorità giudiziaria (…) dell’esistenza di questa trattativa sia pur non condotta personalmente da lui ma dal Moscardo, per la cessione di tutto il girato a un emissario di Berlusconi”. Inoltre durante l’interrogatorio era presente “un legale ginevrino che, poi, da successivi accertamenti è risultato aver avuto notevoli cointeressenze con società gravitanti in ambito Mediaset”.
Sul materiale girato, Zagdoun ha dichiarato di non possederlo più, attribuendolo a Canal Plus. Ma in un’intervista rilasciata a Sisti (pubblicata post mortem) avrebbe affermato “con ogni probabilità di detenerlo ancora in suo possesso pur senza fornire alcun riscontro in proposito”.
La morte di Moscardo (fonte primaria) e di Calvi (fonte secondaria) impedisce ulteriori verifiche: “questa notizia non è in alcun modo riscontrabile” e “l’intera vicenda resta allo stato una mera suggestione giornalistica non giuridicamente rilevante”. Un possibile riscontro parziale alla trattativa emerge dalle dichiarazioni di Thoulouze sempre a il Fatto Quotidiano, ma con una versione “del tutto diversa dei fatti”. I pm non hanno ritenuto di audire né Thoulouze né Galliani.
La decisione finale spetta ora al Gip Santi Bologna.

Fonte: il Fatto Quotidiano

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di Saverio Lodato 

   

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