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L’avvocato Fabio Repici, che assiste Salvatore Borsellino, fratello del giudice assassinato in via d’Amelio, ha sollevato interrogativi sul destino del ricorso presentato dalla Procura di Caltanissetta. L’atto – come scritto dal Fatto Quotidiano in un articolo a firma di Giuseppe Pipitone – diretto a impugnare una decisione della gip Graziella Luparello relativa all’inchiesta sui cosiddetti mandanti esterni delle stragi mafiose del 1992, non appare ancora registrato presso la Corte di Cassazione. In una nota dettagliata di tre pagine, indirizzata al primo presidente Pasquale D’Ascola e al procuratore generale Pietro Gaeta, il legale evidenzia l’assenza di qualsiasi riscontro sull’iscrizione del procedimento agli atti della Corte Suprema. La questione riveste particolare delicatezza, poiché mette in luce il contrasto in atto a Caltanissetta tra l’ufficio requirente e la giudice per le indagini preliminari, sullo sfondo delle indagini sulla possibile pista esterna – spesso definita “nera” – legata alle stragi di Capaci e via d’Amelio.

Facciamo un breve riepilogo: lo scorso 19 dicembre, la gip Graziella Luparello aveva respinto per la seconda volta la domanda di archiviazione avanzata dai pm sull’inchiesta riguardante i mandanti esterni. La giudice quindi aveva disposto invece l’esecuzione di ulteriori accertamenti, tra cui attività investigative definite “a sorpresa”. Di fronte a tale provvedimento, la Procura guidata da Salvatore De Luca ha optato per un ricorso in Cassazione, sostenendo l’“abnormità” dell’ordinanza – una iniziativa priva di precedenti analoghi. A quasi un mese di distanza, però, non emerge alcun segnale di avanzamento della pratica. L’avvocato Repici, in data 28 gennaio, ha riferito di aver effettuato controlli sia attraverso il Portale dei servizi telematici sia di persona presso l’ufficio relazioni con il pubblico di piazza Cavour: in entrambi i casi non è emersa alcuna iscrizione del fascicolo. Dalla cancelleria del gip di Caltanissetta era stato comunicato al legale che gli atti erano stati trasmessi alla Suprema Corte già l’8 gennaio. Nonostante i tempi di valutazione in Cassazione possano risultare dilatati, l’iter avrebbe dovuto registrare quantomeno l’avvio formale. “A distanza di venti giorni non ho notizia nemmeno della iscrizione del procedimento perché venga vagliato il ricorso e, nel mio auspicio, venga dichiarato inammissibile”, ha sottolineato Repici nel documento. Lo stesso avvocato aveva in precedenza notificato due diffide alla Procura nissena, invitandola a dare corso alle indagini integrative richieste dalla gip.

Nella risposta scritta inviata dai pm guidati da Salvatore De Luca, si afferma che delle quattro attività “a sorpresa” indicate dalla giudice, due sarebbero “oggettivamente impossibili”, mentre le restanti sono oggetto del ricorso pendente in Cassazione. Riguardo alle altre indagini disposte dalla gip, la Procura precisa: “Si può sin d’ora affermare, in termini di certezza, che parte delle stesse è già stata effettuata” nel fascicolo riguardante Paolo Bellini (sul quale pende un’ulteriore richiesta di archiviazione), “mentre altra parte risulta impossibile”. Solo al momento della discussione del ricorso davanti alla Corte di Cassazione sarà possibile conoscere nel dettaglio le singole attività investigative ordinate e le ragioni addotte dalla Procura per non eseguirle. 

Fonte: il Fatto Quotidiano 

Foto © Paolo Bassani 

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