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Il co-fondatore dei Pink Floyd in un’intervista al Fatto Quotidiano: “Ho detto che suonerò The Wall in Palestina quando sarà libera”

In un’epoca in cui i governi occidentali spingono per un riarmo forsennato e preparano i popoli a una guerra permanente contro la Russia, Roger Waters non usa mezze parole. In un’intervista esclusiva al Fatto Quotidiano, il fondatore dei Pink Floyd denuncia senza filtri il sistema che trasforma la morte in profitto, collegando il fronte ucraino a quello palestinese, il colonialismo storico al presente neoliberista-imperialista. 
La guerra è utile solo a fare profitti. Non dobbiamo farci schiavizzare – ammonisce Waters – anche se è questo che fa il capitalismo. Siamo già in 1984, c’è un controllo sempre maggiore, ma abbiamo ancora gli strumenti per reagire".
Il musicista punta il dito contro l’idea di imporre una spesa militare al 5% del Pil nei Paesi Ue per prepararsi a una guerra contro la Russia, definendola “ovviamente una follia”. E non risparmia l’attentato al Nord Stream: “Così come è stata una follia far saltare il Nord Stream. Quel gasdotto rappresentava la volontà dei popoli della Russia e dell’Europa di cooperare, scambiarsi gas ed energia e vivere in pace. Non gli è stato permesso perché non conveniva a un piccolo gruppo di persone estremamente ricche negli Usa e altrove.
Per l’artista britannico, “la guerra è un racket ma non tutti si piegano a questa logica e mi incoraggia l’idea che ci siano organizzazioni, come l’Usb in Italia, che si stanno ribellando a questi Mussolini, di nuovo. Meloni oggi è il vostro Mussolini. Sono ovunque: c’è Milei in Argentina, Trump negli Usa, Starmer e Farage nel Regno Unito”, ha detto Roger Waters al Fatto.
Gli ostacoli principali, secondo lui, restano “il neo liberal-imperialismo e il capitalismo”. In Ucraina, “i problemi politici sono tutti imposti dall’esterno, dagli Usa. Con il colpo di Stato di Maidan è scoppiata una guerra civile tra l’amministrazione di Kiev – legata all’estrema destra – e la popolazione russofona dell’Ucraina orientale. Il conflitto non si è mai fermato e gli Accordi di Minsk non sono stati rispettati perché dalla morte di soldati ucraini e russi si ricavano enormi profitti. Profitti che finiscono nelle mani dei plutocrati degli Usa, forse anche in Germania o nel Regno Unito, ma soprattutto nell’industria bellica statunitense”.
I colloqui tra Trump, Putin e Zelensky? “Irrilevanti, sono delle marionette anche se Putin è molto più lucido e acuto. Quando Trump morirà – e sarà un buon giorno per l’umanità – un altro burattino sarà pronto a prenderne il posto: potrebbe chiamarsi Marco Rubio o JD Vance. Non conta il nome, ma il sistema: quello dei Palantir, dei Peter Thiel, di quelli che vogliono costruire uno Stato fascista globale, controllato dall’Ia, con moneta digitale, dove possono decidere di silenziare chiunque, semplicemente togliendogli tutto. Non credono nello Stato di diritto, ma solo nella legge della giungla”.


La Palestina

E poi c’è la Palestina, che per Waters non è un caso isolato ma lo specchio del nostro stesso passato coloniale: “La Palestina siamo noi. Se non capiamo questo, non abbiamo capito niente. Tutta questa storia – colonialismo, apartheid, pulizia etnica – l’abbiamo già fatta noi europei bianchi in Nord e Sud America e in Africa”. Accusato di antisemitismo per la sua critica feroce a Israele, replica senza giri di parole: “Mi accusano di essere antisemita perché di Israele ne faccio un ‘caso speciale’. Certo che lo critico: stanno commettendo un genocidio! Esattamente come mio padre criticava i nazisti negli anni ‘30 del Novecento. Questo fanno le persone con un cuore e un’anima. Israele è uno Stato disgustoso, xenofobo, segregazionista, che sta compiendo un genocidio contro le persone che vivono in quella terra, colonizzata illegalmente per tutto il XX secolo e oltre. Non ho nulla contro gli ebrei. Sono ateo: penso che tutte le religioni siano assurde. Se fossimo tutti umanisti, non avremmo bisogno di alcuna religione per sapere cosa è giusto, per avere una bussola morale: la sentiremmo dentro di noi”. Il sogno resta quello di una Palestina libera: “Ho detto che suonerò The Wall in Palestina quando sarà libera. Quando lo stato di apartheid cadrà e ci saranno uguali diritti per tutti, dal Giordano al Mediterraneo, vorrei essere ancora vivo per suonare The Wall e celebrare la libertà del popolo palestinese. Sarebbe fantastico farlo con il mio ultimo respiro”.


Sul riarmo europeo

Sul riarmo europeo e il sostegno alla guerra, l’ex Pink Floyd non ha dubbi: “Probabilmente sì. È conveniente per i loro padroni statunitensi che possiedono la maggior parte delle fabbriche di armi, insieme agli israeliani e ai tedeschi. Per questo sostengono volentieri l’idea della guerra. Le spese militari impoveriranno completamente i nostri popoli. È un mondo perfetto per i nazisti che stanno prendendo il controllo. Non ci sarà istruzione, né servizi sanitari, né servizi sociali, niente. La vita diventerà sempre più dura e convinceranno le persone che la colpa è degli stranieri, dei neri, delle persone che parlano arabo”. Torna il riferimento alla lista di Wesley Clark post-11 settembre: “Il tema dell’immigrazione è centrale e in questo senso è importante la storia della lista del Pentagono – svelata dal generale statunitense Wesley Clark – dei Paesi da colpire dopo l’11 settembre 2001. Gli Usa hanno devastato tutti quei Paesi: Iraq, Libano, Libia, Somalia, Sudan e Siria. Qual è l’unico che non hanno distrutto? L’Iran. Per ora”. E sulla proposta di Melania Trump di usare la canzone? “Melania Trump voleva usarla nel documentario sulla sua vita per il funerale della madre. Mi hanno offerto un’enorme quantità di denaro. Le ho scritto che mi dispiaceva per la sua perdita, ma che non posso essere associato a un’amministrazione che sostiene un genocidio. Mai”. In un mondo dominato da racket bellici, burattinai tech-fascisti e leader che ricordano i dittatori del passato, Waters chiama alla resistenza: l’unica via d’uscita resta l’azione diretta, il rifiuto del sistema e la solidarietà con chi lotta contro l’impero del profitto e della guerra. Da Kiev a Gaza, il messaggio è uno solo: la pace vera passa attraverso la fine dell’apartheid globale.

Fonte: il Fatto Quotidiano 

Foto © Imagoeconomica 

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