Siamo sempre stati in prima fila a denunciare il genocidio israeliano a Gaza che ad oggi ha provocato oltre 72.000 palestinesi uccisi dall’inizio dal 7 ottobre 2023 e più di 170.000 feriti, con una maggioranza di vittime tra donne e bambini.
Denunciamo con forza la truffa perversa e manipolatoria del Board of Peace presentato a Davos da Donald Trump che, di fatto, crea una cornice giuridica che legittima l'espropriazione territoriale: il tycoon ha dichiarato che gli USA "possederanno" Gaza, mentre suo genero Kushner ha presentato mappe immobiliari per trasformare la Striscia nella "Riviera del Mediterraneo", un progetto che presuppone lo svuotamento della popolazione esistente.
Un nuovo genocidio silenzioso che sta avendo lo scopo di ammutolire lo sdegno dell’opinione pubblica mondiale che ha riempito anche le piazze del nostro Paese.
Se guardiamo allo sport il quadro è ancora più impietoso. Secondo i funzionari palestinesi, più di 800 atleti sono stati uccisi a Gaza dall’inizio dell’offensiva israeliana, mentre la comunità sportiva continua a soffrire a causa dei bombardamenti, della carestia e del collasso delle infrastrutture.
La Federcalcio palestinese (PFA) ha affermato che 421 giocatori di calcio sono tra gli 808 atleti uccisi a Gaza negli ultimi 22 mesi, quasi la metà dei quali bambini.
L’ultima vittima è stata l’ex calciatore della nazionale palestinese Suleiman al-Obaid, ucciso mercoledì mentre attendeva gli aiuti umanitari. In un comunicato, la Federazione calcistica palestinese (PFA) ha annunciato che “l’ex giocatore della nazionale Suleiman al-Obaid è stato martirizzato durante un attacco delle forze di occupazione mentre aspettava gli aiuti umanitari nella Striscia di Gaza.”
Fatte queste premesse, noi non siamo d'accordo con il boicottaggio di Israele alle Olimpiadi, così come non siamo stati d’accordo con l’espulsione della nazionale e le squadre di calcio russe dalle competizioni da parte della FIFA e della UEFA.
Non si può fare giustizia commettendone un'altra pari a quella precedente. È stato un atto fascista e tirannico quello di escludere la Russia e lo ribadiamo con forza: Il boicottaggio, o vale per tutti o non vale per nessuno.
Già in passato l’esclusione dagli eventi sportivi non ha fatto altro che radicalizzare le divisioni guerrafondaie tra le nazioni. Come spiega lo storico Nicola Sbetti, il primo grande uso politico dello sport avvenne all'indomani della Prima Guerra Mondiale. Le liberaldemocrazie considerarono inaccettabile confrontarsi in discipline sportive con la Germania, con l'Austria, con l'Ungheria, con la Bulgaria, con la Turchia.
Ricordiamo che persino Adolf Hitler alle Olimpiadi del 1936 a Berlino, nell'Olympic Stadium, non solo fece partecipare atleti di colore, ma addirittura assistette alla vittoria dell’atleta afrodiscendente Jesse Owens, che dominò la competizione vincendo quattro medaglie d'oro (100 metri, 200 metri, staffetta 4x100 metri e salto in lungo), dimostrando l'assoluta superiorità atletica contro i concorrenti ariani che il regime nazista considerava superiori.
Hitler non applaudì, ovviamente, mentre lo stadio lo osannava, semplicemente si è alzato e se n'è andato.
Non ha boicottato gli atleti afrodiscendenti, non ha fatto arrestare Owens che, tranquillamente, finite le gare olimpiche si è messo sull'aereo, sul treno, sulla nave e se n'è tornato a casa con le quattro medaglie d'oro, con il riconoscimento della Germania nazista di Hitler.
Un evento storico clamoroso che ci deve essere d’insegnamento. Lo sport, la musica e il cinema non devono essere mescolati con la politica e le dittature. Le Olimpiadi rappresentano uno spazio sacro, una manifestazione di pace e unione che deve rimanere al di sopra dei conflitti politici, militari e dei crimini che una nazione può aver commesso.
Anche gli atleti israeliani che possano essere riservisti militari o aver partecipato ad azioni militari, alle Olimpiadi non commetteranno nessun delitto, non possono. Faranno il loro lavoro, il loro gioco, perdono, vincono e se ne vanno a casa.
Questi eventi sportivi obbligano i partecipanti a una manifestazione di pace, di unione, e questo riteniamo abbia un valore simbolico superiore.
Noi difendiamo le Olimpiadi in quanto territorio sacro e neutrale che deve rimanere al di sopra dei conflitti politici e difendiamo una vera giustizia che consiste nel dimostrare di essere moralmente superiori, permettendo la partecipazione di Israele alle discipline sportive, mentre continueremo a condannarlo con forza, nelle sue nefaste azioni genocidarie e di pulizia etnica che non accennano a fermarsi.
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