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Un giudice ha documentato la vulnerabilità dei sistemi ma per il ministro la trasmissione crea solo “allarme sociale”. Opposizioni scatenate 

Grida allo scandalo e al complotto il ministro Nordio. Ieri Report ha pubblicato l’anticipazione della prossima inchiesta sul software ECM/SCCM, installato dal 2019 su 40mila computer dell'amministrazione giudiziaria, che consente di accedere da remoto ai pc di giudici, pubblici ministeri, cancellerie e funzionari dei tribunali. Insomma una mega falla di sicurezza nella segretezza delle indagini. “Ranucci crea allarme sociale”, accusa il ministro della giustizia, “Ci accusate di spiare i magistrati, una cosa gravissima”. Via Arenula ammette l’esistenza del software ma rassicura che non è attivo e che per poterlo utilizzare serve comunque il consenso dell’utente. Report smentisce questa rassicurazione. E lo fa riportando l’esperienza diretta di un magistrato, il giudice Aldo Tirone del tribunale di Alessandria, che intervistato dalla trasmissione ha raccontato di esserne venuto a conoscenza grazie a un tecnico informatico. “Mi ha detto che sui nostri computer è installato un sistema che consente all’insaputa dell’utente di essere tra virgolette spiato, ho pensato subito alla segretezza delle indagini e non potevo tenere per me questa informazione, se vera”. Quindi il giudice ha deciso di fare un tentativo con il proprio computer consentendo a un altro tecnico informatico, in servizio in un altro ufficio giudiziario, di accedere al proprio desktop da remoto. Risultato? Il desktop e i file del giudice erano a completa accessibilità. Questo, senza che Tirone potesse accorgersene. Nessuna notifica, nessuna richiesta di autorizzazione, nessun malfunzionamento. Il tecnico, spiega il giudice, poteva assistere in diretta ogni cosa come se fosse seduto accanto al magistrato. “Per me la prova era evidente”, afferma. Non solo. Report ha raccolto anche la testimonianza di un esperto di cyber sicurezza indipendente che lavora con le procure il quale mostrerà il funzionamento del sistema informatico ECM/SCCM di Microsoft: qualsiasi tecnico con privilegi amministrativi può entrare nei setting del software, riconfigurarlo, disabilitare gli alert in modo che non compaia nessuna richiesta di autorizzazione all’utente. Le tracce dell’accesso rimangono nei log solo per 10 minuti per poi sparire. Questo rende praticamente impossibile sapere a posteriori se ci sono stati ingressi da remoto. Nel 2024 la Procura di Torino aveva lanciato l’allarme al Ministero della Giustizia. Ma la segnalazione è stata “archiviata” in poco tempo. Una testimonianza raccolta da Report racconta che un dirigente ministeriale locale ha comunicato ai colleghi di Torino una direttiva precisa: "Non devono rompere" perché “questa cosa ce l’ha chiesta la Presidenza del Consiglio”.  


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Carlo Nordio 

Si scatenano le opposizioni: “Allarme per la democrazia

Intanto le opposizioni sono già sul piede di guerra da ieri. Angelo Bonelli (Avs) parla di rivelazioni “gravissime per la qualità della democrazia” e di un sistema che metterebbe a rischio la separazione dei poteri. In Aula interviene anche Debora Serracchiani, responsabile giustizia del Pd, che invita Nordio a dimettersi se le anticipazioni fossero confermate e chiede la presenza in Aula di Giorgia Meloni. I parlamentari Pd della Vigilanza Rai parlano di un disegno più ampio di controllo della magistratura, diretto e indiretto. Della stessa posizione anche i parlamentari del M5S. “E’ un altro impressionante allarme per la tenuta della nostra democrazia: tutti i magistrati italiani, nonché tutte le altre persone che lavorano nell'amministrazione della Giustizia, potrebbero essere spiati e videosorvegliati tramite un software installato sui loro computer, ufficialmente per gestire in maniera uniforme la manutenzione dei sistemi”, affermano in una nota i rappresentanti del M5s nelle commissioni Giustizia della Camera e del Senato Stefania Ascari, Anna Bilotti, Federico Cafiero De Raho, Valentina D'Orso, Carla Giuliano, Ada Lopreiato e Roberto Scarpinato. "Tutto il materiale contenuto e ogni azione compiuta nel pc sarebbe monitorabile dall'esterno. Se confermato, sarebbe uno scandalo di proporzioni incalcolabili. Secondo quanto riferisce Report, il caso è stato sollevato da una Procura italiana nel 2024 e il governo, anzichè precipitarsi in Parlamento per annunciare verifiche rigorosissime e l'immediata disinstallazione del software, avrebbe messo a tacere il caso su richiesta della Presidenza del Consiglio. Il centrodestra che sforna decine di dichiarazioni su dossieraggi veri o fasulli, ritiene tutto questo normale? Il ministro Nordio e la presidente Meloni devono immediatamente spiegare al Parlamento e ai cittadini se il delicatissimo lavoro di indagine dei magistrati sia stato spiato o spiabile e da chi. Dal governo pretendiamo di sapere se nel 2024 il ministero della Giustizia era stato avvertito di questa enorme criticità, se questo strumento può spiare liberamente e senza lasciare traccia e se esiste un registro degli accessi", aggiungono. "L'Italia - affermano i pentastellati - sembra ormai piombata in un ginepraio di spionaggio che imperversa e colpisce sistematicamente i baluardi della trasparenza e della legalità come i giornalisti d'inchiesta e i magistrati. Il software di Paragon, l'agenzia Equalize e la squadra Fiore che operavano nella vigile indifferenza dei servizi segreti, adesso il software che può spiare i magistrati non si sa bene a beneficio di chi: il quadro è allarmante e fino ad oggi la risposta di chi ci governa è disarmante".  

Foto © Imagoeconomica 

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