Questo sito utilizza cookie tecnici e di terze parti per migliorare la navigazione degli utenti e per raccogliere informazioni sull’uso del sito stesso. Per i dettagli o per disattivare i cookie consulta la nostra cookie policy. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque link del sito acconsenti all’uso dei cookie.

L'intervento dell'ex procuratore generale di Palermo al Senato 

Il Ministro Nordio "non si è limitato solo a picconare il pilastro della uguaglianza dei cittadini dinanzi alla legge. Ha dato gravissimi colpi di piccone anche ad un altro pilastro dello Stato a costituzione di diritto". Il suo nome "resterà certamente negli annali della Repubblica" come "l’artefice della giustizia di classe e del tentativo di assoggettare la giustizia al potere politico" e come "esempio di cosa non dovrebbe essere un ministro della giustizia in uno Stato costituzionale di diritto".
Sono state queste le parole dell’ex procuratore generale di Palermo e oggi senatore Roberto Scarpinato nella dichiarazione di voto sulla relazione del ministro della Giustizia, Carlo Nordio. L'opera di Nordio, che è una continuazione della precedente ministra Marta Cartabia, trova il suo apice nella "riforma costituzionale della magistratura finalizzata per la stessa missione del Ministro a non migliorare l'efficienza dell'amministrazione della giustizia ma l'efficienza del controllo politico sulla magistratura". Fin dal primo momento che Nordio si è seduto sullo scranno di ministro si è impegnato nella "ciclopica opera di riscrittura in senso classista e autoritario del sistema penale; e non ha avuto tempo e voglia di occuparsi dell'amministrazione della giustizia che riguarda i cittadini che è stata lasciata nello stato di abbandono e di degrado"
Un esempio? 
"Le statistiche dimostrano che anche la criminalità da strada sta avendo una impennata, più il 9% di furti, più l'11% di rapine, più il 7% di lesioni dolose, segni di una disgregazione sociale, concludo, che sta colpendo contemporaneamente i piani alti e i piani bassi della piramide sociale". Ma intanto "il Ministro si è incessantemente impegnato per tutta la legislatura per abrogare e ridimensionare il reato dei colletti bianchi e per limitare in vari modi l'utilizzazione delle intercettazioni per questo tipo di reato", ha detto Roberto Scarpinato
"Così ad esempio – ha aggiunto – col decreto legge 105 2023 è stata approvata una modifica del codice procedurale penale che stabilisce che se due mafiosi intercettati per mafia parlano tra di loro nel corso di una conversazione di una corruzione di 10 milioni di euro che riguarda due politici di cui sono venuto a conoscenza questa parte della conversazione non può essere utilizzata perché la corruzione non è un reato grave per il Ministro. E però con la stessa norma si stabilisce che se qui i mafiosi dieci minuti dopo parlano di furti aggravati commessi da delinquenti del quartiere quella conversazione possa essere utilizzata. Questa si chiama giustizia di classe"
Nel mese di ottobre, con il placet del ministro della Giustizia, è stata abolita una delle norme più incisive della legge spazzacorrotti. Una scelta che, secondo Roberto Scarpinato, ha segnato un passaggio politico preciso: "Con l’abolizione di quella norma si è passati dalla spazzacorrotti alla salva-corrotti". La disposizione cancellata prevedeva che i condannati definitivi per associazione a delinquere finalizzata alla corruzione – "i cosiddetti comitati d’affari, le cricche" – non potessero accedere ai benefici penitenziari senza prima collaborare con la magistratura, "rivelando i nomi dei complici e dove avevano nascosto il bottino della corruzione". Una norma pensata per spezzare il silenzio dei corrotti organizzati che, con la sua abrogazione, diventa invece "un premio alla cultura dell’omertà". Il ministro, ha ricordato Roberto Scarpinato, ha dato il suo via libera a questa scelta perché "secondo lui la corruzione non è una forma grave di criminalità, neanche quando assume la forma della criminalità organizzata". Ma è proprio qui che emerge, con nettezza, il carattere classista dell’intervento normativo. Perché, mentre è stata eliminata la preclusione per i corrotti, "la stessa è stata invece mantenuta in vigore per i condannati per associazione a delinquere finalizzata al contrabbando dei tabacchi esteri"
Il risultato è paradossale: "I contrabbandieri di sigarette devono continuare a restare in carcere ed essere trattati come mafiosi", obbligati a collaborare, "rivelando i nomi dei complici e tutte le stecche sottratte alla Guardia di Finanza", mentre i grandi corrotti possono tacere. Una linea che si conferma anche sul terreno delle intercettazioni. Come ricordato dalla collega Bilotti, nel gennaio scorso il ministro ha definito "vergognosa e incivile" la normativa che consente l’uso dei trojan per i reati di corruzione, anche nei casi di quelle che lui stesso ha definito "modestissime mazzette", annunciando l’intenzione del governo di eliminarla. Ma, ha osservato Roberto Scarpinato, "è lo stesso ministro che nel decreto sicurezza ha disposto e autorizzato l’intercettazione ambientale con i trojan per il reato di induzione all’accattonaggio". Ancora una volta, strumenti invasivi per reprimere la marginalità sociale, disarmo investigativo per la criminalità dei potenti. Il punto di rottura, ha proseguito il senatore, riguarda il rapporto tra legge e potere pubblico. "Il limite della legge è la soggezione del potere pubblico", ma con l’abrogazione del reato di abuso d’ufficio "i titolari di potere pubblico non sono più incriminabili e non sono processabili quando abusano del loro potere". Così diventa lecito "creare discriminazioni tra i cittadini, favorendo quelli dello stesso partito politico, della stessa cerchia, i parenti", nell’affidamento di affari pubblici, nelle nomine, nelle assunzioni; e allo stesso tempo "vessare liberamente i cittadini che non si piegano ai loro voleri". Un intervento che rappresenta, secondo Roberto Scarpinato, "un personale contributo del ministro alla proliferazione della mala politica"
Ma l’opera non si ferma qui. Da una parte, il governo è rimasto "assolutamente inerte" di fronte alle richieste dell’Unione Europea di introdurre una disciplina seria sulle lobby; dall’altra, "ha lobotomizzato il reato di traffico di influenze illecite", che è "il reato tipico delle lobby"
Un’azione che contribuisce "alla progressiva trasformazione della politica in una cinghia di trasmissione degli interessi delle cricche, dei comitati d’affari, delle lobby", tutte impegnate "nell’assalto alla diligenza del denaro pubblico". Infine, Roberto Scarpinato ha richiamato il decreto sicurezza firmato dal ministro, "bollato da tutta la cultura giuridica come il più grave attacco alla libertà di protesta della storia repubblicana" e come esempio di "diritto illiberale" per la violazione dei principi di offensività, determinatezza e proporzionalità. E ha avvertito che "sono già in cantiere nuovi decreti di sicurezza". Un modello di giustizia che "non prevede prevenzione, non prevede inclusione, non prevede politiche sociali", ma si fonda "su un doppio binario". 

ARTICOLI CORRELATI 

Scarpinato: ''Pezzi della maggioranza governativa sono eredi del piduismo e dell’alta mafia'' 

Scarpinato: giornalisti sgraditi al governo sono sottoposti a intercettazioni illegali 

Scarpinato: ''Nordio suggerisce ai pm di incriminarmi per rivelazione di segreti d'ufficio'' 

Strage '92 e 'pista nera': Scarpinato ed altri chiedono gli atti prima dell'audizione di De Luca 

ANTIMAFIADuemila
Associazione Culturale Falcone e Borsellino
Via Molino I°, 1824 - 63811 Sant'Elpidio a Mare (FM) - P. iva 01734340449
Testata giornalistica iscritta presso il Tribunale di Fermo n.032000 del 15/03/2000
Privacy e Cookie policy

Stock Photos provided by our partner Depositphotos