Nordio liquida i ricorsi: “Inutili, deciderà il Tar”
Soltanto poche settimane fa sembrava un obiettivo non impossibile, ma certamente difficile da raggiungere. Eppure, nonostante il periodo delle festività natalizie, è successo: sono state raccolte oltre 500mila firme per chiedere il referendum costituzionale sulla riforma della giustizia. A promuovere l’iniziativa è stato un gruppo di quindici giuristi schierati per il No, che a ridosso di Natale hanno lanciato una raccolta firme considerata da molti temeraria. L’annuncio del raggiungimento del quorum è arrivato direttamente dal comitato promotore, che ha ringraziato i cittadini e i due comitati - quello dell’Associazione nazionale magistrati e quello della società civile - che hanno sostenuto la campagna. La raccolta, spiegano i promotori, proseguirà fino al 27 gennaio per consentire le verifiche formali e il deposito delle firme in Cassazione entro il termine di legge del 30 gennaio.
Il raggiungimento delle 500mila sottoscrizioni apre ora una fase certamente delicata. Innanzitutto, la decisione del governo di fissare il referendum per il 22 e 23 marzo, senza attendere la scadenza dei tre mesi dalla pubblicazione della legge in Gazzetta ufficiale, periodo entro il quale anche i cittadini possono attivare l’iniziativa referendaria. Su questo punto, il comitato guidato dall’avvocato Carlo Guglielmi ha presentato ricorso al Tar del Lazio. Il tribunale amministrativo ha respinto la richiesta di sospensione immediata, ma ha comunque fissato l’udienza collegiale in tempi rapidissimi, il 27 gennaio.
A questo si aggiunge il fatto che un secondo fronte di tensione si è aperto invece in Procura, a Roma, dopo una denuncia presentata dai sostenitori del Sì. A finire nel mirino è l’Associazione nazionale magistrati, accusata di aver diffuso messaggi ritenuti falsi o allarmistici attraverso manifesti e spot contro la riforma. L’obiettivo sarebbe stato quello di turbare l’opinione pubblica. Insomma, qualcuno non l’ha presa molto bene. Non meraviglia, infatti, che il ministro della giustizia Carlo Nordio - come ha riportato Sky Tg24 - intervistato, ha detto: “Aspettiamo il 27, noi siamo in fiduciosa attesa. Poi vedremo”. E aggiunge: “Anche se non è illegittimo, questi ricorsi sono inutili. Ma deciderà il giudice amministrativo”. Una linea condivisa anche dal vicepremier Antonio Tajani, che ha accusato il comitato del No e l’Anm di diffondere menzogne sulla presunta sottomissione dei giudici al potere politico.
Ad ogni modo, il risultato della raccolta firme ha dato nuova forza alle opposizioni. Partito democratico, Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra hanno infatti chiesto un’informativa urgente alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, sollecitando un rinvio della data del voto. Il leader pentastellato, Giuseppe Conte, ha parlato di “segnale dirompente” arrivato dal Paese, nonostante un clima mediatico e istituzionale ostile alla partecipazione.
Foto © Imagoeconomica
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