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Ad accoglierli, oltre alle famiglie, la premier Meloni e il ministro Tajani: “Ora lavoriamo per liberare gli altri connazionali”. Nei prossimi giorni i due verranno sentiti dai pm 

È atterrato a Ciampino ieri mattina alle 8.45 l'aereo di Stato partito da Caracas che ha riportato in Italia Alberto Trentini e Mario Burlò, rilasciati dopo oltre 400 giorni di detenzione in Venezuela. A bordo anche il direttore dell'Aise, Giovanni Caravelli, che era andato nella capitale sudamericana per seguire la trattativa per la liberazione. All’aeroporto ad accogliere il cooperante veneziano e l'imprenditore torinese ci sono i familiari, la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni e il ministro degli Esteri, Antonio Tajani.  
“Da adesso in poi - scrivono Alberto Trentini e la famiglia in una dichiarazione letta dall'avvocata Alessandra Ballerini all'uscita dall'aeroporto di Ciampino - abbiamo bisogno di vivere giornate serene per tentare di cancellare i brutti ricordi e superare le sofferenze di questi 14 mesi. Grazie a tutte le persone che ci sono state vicine in tanti modi diversi, anche silenziosamente. Ora vi chiediamo di rispettare il nostro desiderio di stare un po’ raccolti, lontani dal clamore di questi mesi, per affrontare il futuro che ci attende. La solidarietà dietro e fuori dal carcere è stata la nostra salvezza. E un pensiero va a tutte le persone ancora detenute che non possono ancora stringere le braccia dei loro famigliari per celebrare la loro liberazione”. “Con Trentini siamo stati in cella insieme. Noi tra l’altro non lo chiamavamo carcere, lo chiamavamo 'campo di concentramento': quello è un campo di concentramento, perché uscivamo con la maschera come a Guantanamo e le manette. Con Trentini ho un buonissimo rapporto. Lì avevamo tutti un buon rapporto perché eravamo solidali tra sequestrati”. Sono le parole di Burlò, intervistato a Roma da LaPresse dopo il suo arrivo. “Le condizioni del Rodeo I sono terrificanti”, ha aggiunto in merito al carcere dove è rimasto detenuto. “Tre metri e mezzo per due con una latrina centrale, un tubo dove lavarsi con l'acqua e nient'altro. Dove c'è la latrina, a mezzo metro mangi”. “Avevo paura che ci ammazzassero, di non rivedere i miei figli - racconta Mario Burlò - Dormivamo per terra in mezzo agli scarafaggi, ci tenevano incappucciati. Non abbiamo subito torture fisiche ma psicologiche”. 
Nei prossimi giorni i Trentini e Burlò verranno ascoltati in procura a Roma, dalla sostituta procuratrice Eliana Dolce, dopo gli esposti che i due prigionieri avevano presentato attraverso i loro legali. “Adesso lavoriamo per liberare gli altri italiani”, ha detto il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani in collegamento al Tg2 Italia-Europa dopo aver accolto all'aeroporto di Roma Ciampino Alberto Trentini e Mario Burlò, rilasciati dalle carceri venezuelane. “Come sapete ce ne sono 42 di cui 24 sono politici ma hanno passaporto italiano e venezuelano. Sono contento che abbiano percepito la vicinanza dell'Italia e dello Stato”, ha aggiunto. 

Foto © Imagoeconomica 

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