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Il cooperante italiano era stato arrestato nel novembre 2024. Determinante il cambio di regime in Venezuela, la famiglia: “E’ la fine di un incubo”

Alberto Trentini e Mario Burlò sono liberi e si trovano nella sede dell’ambasciata d’Italia a Caracas. Alle prime luci dell’alba il nostro Paese si è svegliato con una notizia che attendeva da oltre un anno, esattamente 423 giorni: i cooperanti italiani arrestati e detenuti in Venezuela sono stati finalmente scarcerati. Ad annunciarlo il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, seguito subito dalla premier, Giorgia Meloni: “Ho parlato con loro, e un aereo è già partito da Roma per riportarli a casa”. I due connazionali dovrebbero atterrare in Italia tra questa sera e  domattina.

Immediata la reazione della famiglia Trentini: “Alberto finalmente è libero! Questa è la notizia che aspettavamo da 423 giorni! Ringraziamo tutti quelli che hanno reso possibile, anche lavorando nell’invisibilità, la sua liberazione”, hanno dichiarato i familiari attraverso l’avvocata Alessandra Ballerini. “Tutti questi mesi di prigionia hanno lasciato in Alberto e in noi che lo amiamo ferite difficilmente guaribili, adesso avremo bisogno di tempo da trascorrere in intimità per riprenderci. Ringraziamo tutti per esserci stati vicini, ma vi chiediamo di rispettare il nostro silenzio e la nostra riservatezza. Ci sarà tempo per trovare le parole giuste per raccontare fatti e accertare responsabilità. Oggi vogliamo solo pace. Grazie!”, aggiungono i Trentini.

Non ho parole per esprimere la mia gioia, è la fine di un incubo. Ringrazio ogni persona che ha lavorato per la liberazione di mio padre che non vedo l’ora di riabbracciare”, ha commentato Gianna Burlò, figlia dell’imprenditore. “Anche a nome dei familiari vogliamo ringraziare le istituzioni diplomatiche che in questi mesi non hanno mai smesso di lavorare per la liberazione dei nostri connazionali tenendoci costantemente aggiornati”, commentano gli avvocati di Burlò, Benedetto Buratti e Maurizio Basile. “Successo ancor più significativo in ragione del quadro socio-politico del Venezuela e dei rapporti con l’Italia”, sottolineano i due penalisti. Alberto Trentini, cooperante veneto, fu arrestato in Venezuela circa 3 settimane dopo il suo arrivo nel Paese, il 15 novembre del 2024. Trentini lavorava per la ong Humanity and Inclusion, impegnata nell’assistenza umanitaria alle persone con disabilità. Quando è stato fermato si stava recando dalla capitale Caracas a Guasdualito. Da allora è iniziata la sua detenzione nel carcere di El Rodeo senza accusa o processo. L’accusa non è stata resa nota e sono passate diverse settimane prima che arrivassero delle notizie del cooperante.

Oggi 46enne, secondo quanto riferisce l’Ispi, Trentini era attivo nel settore della cooperazione da molti anni e aveva operato in Ecuador, Etiopia, Paraguay, Nepal, Grecia, Perù, Libano e Colombia, lavorando per Focsiv, Cefa, Coopi, Danish Refugee Council e altre organizzazioni non governative. Prima della liberazione odierna, avvenuta dopo 423 giorni, Trentini aveva parlato con la famiglia solo tre volte.

Lo sforzo diplomatico per la liberazione dei due italiani ha avuto un’accelerazione dopo l’invasione degli Stati Uniti a Caracas e l’arresto, considerato illegale sul piano del diritto internazionale dalle Nazioni Unite, del presidente Nicolas Maduro. La liberazione, infatti, era attesa da qualche giorno, da quando la presidente ad interim Rodriguez aveva cominciato a rilasciare i prigionieri politici anche di altri paesi. Venerdì scorso, durante la conferenza stampa di inizio anno, Meloni aveva voluto ringraziare la presidente venezuelana. E il ministro Tajani oggi si è speso per ringraziarla nuovamente: “La loro liberazione è un forte segnale da parte della presidente Rodriguez che il governo italiano apprezza molto”, conclude.

In foto: Alberto Trentini (al telefono) e Mario Burlò nella residenza dell'ambasciatore a Caracas Giovanni Umberto De Vito (foto by Ministero degli Esteri)
  

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