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La Corte Strasburgo ha ritenuto legittima la revisione della sentenza del ’91: non ha violato il principio della “cosa giudicata”

La Corte europea dei diritti dell’uomo ha messo il punto finale sul fronte europeo della lunga vicenda del Lodo Mondadori, respingendo all’unanimità il ricorso presentato da Fininvest e dalla famiglia Berlusconi contro l’Italia. Nella sentenza pubblicata oggi, i giudici di Strasburgo hanno ritenuto legittima la revisione della decisione del 1991, chiarendo che la riapertura del caso non ha violato il principio della “cosa giudicata”, poiché fondata su “motivi impellenti” e “finalizzata a garantire la corretta amministrazione della giustizia dopo l’accertamento dell’atto di corruzione”. Secondo la Corte, anche la condanna al risarcimento dei danni in favore della Compagnie Industriali Riunite (Cir) di Carlo De Benedetti, a carico della Finanziaria d’investimento Fininvest, riconducibile all’ex presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, non ha leso il diritto di proprietà: l’importo stabilito dai giudici italiani si è basato infatti su una valutazione tecnica “non arbitraria” e “debitamente motivata”. Strasburgo ha inoltre escluso, con una maggioranza di sei voti contro uno, qualsiasi violazione della presunzione di innocenza nei confronti di Berlusconi, sottolineando che le decisioni dei tribunali nazionali “miravano esclusivamente a stabilire una responsabilità civile senza imputargli responsabilità penali”. L’unico profilo critico rilevato dalla CEDU riguarda una motivazione ritenuta insufficiente da parte della Corte di Cassazione, limitatamente alla quantificazione delle spese processuali. Con questa pronuncia si chiude dunque una controversia iniziata oltre trent’anni fa per il controllo del gruppo Mondadori, allora al centro dello scontro tra Fininvest e Cir: dopo il lodo arbitrale del 1990 favorevole a quest’ultima, la Corte d’Appello di Roma nel 1991 annullò la decisione consentendo a Fininvest di acquisire il principale polo editoriale italiano. Le successive indagini della Procura di Milano portarono però alla luce un sistema di corruzione giudiziaria che coinvolgeva il giudice relatore di quella sentenza, aprendo la strada nel 2004 all’azione risarcitoria della Cir e, in seguito, al ricorso di Fininvest che ha condotto fino al giudizio della Corte di Strasburgo.

Foto © Imagoeconomica

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