Analizzare la situazione scaturita dall’attacco degli Stati Uniti al Venezuela e dal “sequestro” del Presidente di detto Paese e di sua moglie dovrebbe essere indipendente dalla valutazione morale o politica di ciascuno sulla figura di Nicolás Maduro e del governo della cosiddetta Rivoluzione Bolivariana, e dovrebbe suscitare il ripudio unanime del mondo intero di fronte all’ingerenza violenta di un Paese nei destini di un’altra nazione indipendente, quando non esisteva alcuna violazione della propria sovranità né era in pericolo la sua integrità territoriale.
Si tratta di una evidente violazione della Carta delle Nazioni Unite e come tale deve essere considerata.
Ma questo non è un fatto di oggi. C’è in gioco una questione geopolitica e di controllo economico-finanziario che risale al 1789, immediatamente dopo la rivoluzione indipendentista di quella colonia britannica che chiamarono Stati Uniti d’America (di “tutta” l’America).
Ci sono analisti che hanno approfondito questo concetto e le sue ramificazioni; io mi limiterò a menzionarne alcune.
La Dottrina Monroe, nata dal discorso pronunciato dal presidente James Monroe davanti al Congresso degli Stati Uniti nel 1823, sostenendo la tesi “L’America agli americani”, tesi che giustificò l’invasione e l’annessione del Porto Rico nel 1898.
Questa posizione fu successivamente approfondita dal presidente Theodore Roosevelt nel 1904, aggiungendo la potestà “di intervenire negli affari interni dei Paesi latinoamericani che incidessero sugli interessi degli Stati Uniti”, anche se tale pratica, nei fatti, era già in atto.
Così, nel 1836 i coloni di origine nordamericana stabilitisi in Texas proclamarono l’indipendenza di quello Stato (che ovviamente non fu riconosciuta dal Messico), e nel 1845 ne disposero l’annessione agli Stati Uniti come nuovo “Stato dell’Unione”, fatto che sfociò nella guerra tra Messico e Stati Uniti del 1846, conclusasi nel 1848 con la perdita di oltre la metà del territorio messicano (California, Nuovo Messico, Utah, Nevada, Arizona e parti di altri Stati), e culminata con il Trattato di Guadalupe Hidalgo, che consolidò l’espansione statunitense verso il Pacifico.
Nel 1912 invadono il Nicaragua, nel 1916 la Repubblica Dominicana, nel 1954 il Guatemala e nel 1965 invadono nuovamente la Repubblica Dominicana.
Sebbene durante gli anni Settanta e successivamente la loro ingerenza sia stata più legata a un controllo esercitato attraverso dittature militari che rappresentavano i loro interessi (come accadde in Brasile, Cile, Bolivia, Argentina, Uruguay e altri Paesi), nel 1983 invadono Granada con il pretesto che si stesse costruendo un aeroporto che avrebbe facilitato la militarizzazione sovietico-cubana nei Caraibi, e nel 1989 invadono Panama accusando Noriega di traffico di droga (che era l’uomo forte di quel Paese ed ex alleato e collaboratore della CIA), mentre l’obiettivo reale era l’abrogazione del trattato Torrijos-Carter che nel 2000 avrebbe restituito a Panama il controllo e l’amministrazione del Canale interoceanico verso il Pacifico.
Giungiamo quindi alla conclusione che l’attacco al Venezuela e il sequestro di Nicolás Maduro e di sua moglie, con l’accusa di favorire il narcotraffico, costituiscono un pretesto per consolidare il progetto espansionista degli Stati Uniti, assicurandosi la fornitura di petrolio e di terre rare, tra le altre risorse, e, fatto non trascurabile, la subordinazione politica del nuovo governo.
La giustificazione utilizzata da Trump e dai suoi collaboratori della presunta attività di Maduro di complicità con i cartelli della droga è una grossolana menzogna che, come proposta ideologica, mira a generare un’onda espansiva che potrebbe estendersi ad altri Paesi come la Colombia o persino il Messico (basta leggere le sue ultime dichiarazioni in proposito).
Per quanto riguarda il nostro Paese, non possiamo ignorare che l’ex comandante del Comando Sud degli Stati Uniti, Laura Jane Richardson, quando si trovava in Argentina, riferendosi al “Triangolo del Litio” (Argentina, Cile e Bolivia), disse che quel prodotto era strategico per la sicurezza nazionale del suo Paese. Fece anche un riferimento analogo all’“Acquifero Guaraní”. Ma qui non hanno bisogno di un’invasione, perché hanno il loro rappresentante servile nel governo, che ha definito l’invasione del Venezuela e il sequestro di Maduro come “un’eccellente notizia per il mondo libero”.
LA SOVRANITÀ DEL NOSTRO PAESE E DI TUTTA L’AMERICA LATINA È IN PERICOLO IMMINENTE. DOBBIAMO DENUNCIARLO E DIFENDERLA.
¡HASTA LA VICTORIA SIEMPRE!
* Giudice del distretto giudiziario di Santa Fé (Argentina)
Note:
1Il Nicaragua si trovava nel mezzo di una sollevazione contro il suo presidente di destra Adolfo Díaz. Vennero fatti sbarcare soldati del Corpo dei Marines con la missione di preservare gli interessi statunitensi. Questo intervento militare durò fino al 1933.
2 L’obiettivo era reprimere una sollevazione popolare e assicurarsi il pagamento del debito di quel Paese. Venne occupato militarmente fino al 1924.
3 L’intervento avvenne in difesa degli interessi della United Fruit Company, rovesciando Jacobo Árbenz, che stava portando avanti una riforma agraria che danneggiava gli interessi di tale compagnia.
4 Questa volta per impedire che Juan Bosch, leader nazionalista che aveva vinto democraticamente le elezioni, tornasse al potere.
5 Ha detto Trump: “Noi guideremo il Paese fino a quando potremo realizzare una transizione giudiziosa e appropriata… Non possiamo lasciare libera l’opportunità che qualcun altro si impadronisca del potere in Venezuela…”.
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