Zelensky: “una menzogna la Russia sta preparando il terreno per un attacco contro gli edifici governativi a Kiev”
Mentre erano in corso il faccia a faccia tra Donald Trump e il presidente ucraino Volodymyr Zelensky a Mar-a-Lago, in Florida, in Russia avveniva un attacco in grado di compromettere in modo irreversibile i negoziati in corso.
“Nella notte tra il 28 e il 29 dicembre 2025, Kiev ha lanciato un attacco terroristico con 91 droni d'attacco a lungo raggio contro la residenza di Putin. Tutti i droni sono stati distrutti dalle forze di difesa aerea; non si segnalano vittime. Tali azioni sconsiderate non rimarranno senza risposta; gli obiettivi e la tempistica degli attacchi sono già stati determinati”, ha dichiarato il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov, che ha subito precisato come, in conseguenza di tali azioni, Mosca riconsidererà la sua posizione nei negoziati.
"Considerando la degenerazione finale del regime criminale di Kiev, che è passato a una politica di terrorismo di Stato, la posizione negoziale della Russia sarà rivista", ha aggiunto Lavrov, sottolineando, allo stesso tempo, che Mosca non intende ritirarsi dal processo negoziale con Washington sull'Ucraina.
"Vorremmo sottolineare che questa azione è avvenuta durante intensi negoziati tra Russia e Stati Uniti per risolvere il conflitto ucraino", ha aggiunto il ministro degli Esteri.
Volodymyr Zelensky, citato dalla Reuters, ha subito bollato le accuse come “una menzogna”, aggiungendo che la Russia sta preparando il terreno per “un attacco contro gli edifici governativi dell’Ucraina a Kiev”.
“Gli Stati Uniti devono rispondere adeguatamente alle minacce da parte della Russia. Un attacco a Kiev è possibile. Credo che oggi il presidente Trump, la sua squadra e gli europei debbano intervenire e svolgere il lavoro necessario con quelle persone che ieri ancora dicevano di voler davvero porre fine alla guerra”, ha aggiunto il leader ucraino.
I negoziati farsa a Miami
Mentre avviene questa grave provocazione che potrebbe compromettere le consultazioni in corso, a Mar-a-Lago, in Florida, stando alle dichiarazioni a margine, a tutto ci si è avvicinati meno che al raggiungimento di un accordo di pace con Mosca.
Zelensky aveva espresso la speranza di ammorbidire la proposta statunitense di un ritiro completo delle forze ucraine dal Donbass, richiesta avanzata dalla Russia che implicherebbe la cessione di territori, mentre Kiev chiede il congelamento delle linee attuali.
Sulle garanzie di sicurezza, il presidente ucraino ha però affermato che Trump ha confermato le ha confermate e che “saranno votate e sostenute dal Congresso degli Stati Uniti d’America”, precisando che si tratterebbe di un accordo molto forte ma non permanente, della durata di 15 anni con possibilità di estensione. Il presidente ucraino ha aggiunto che tali garanzie sono sostenute anche dai paesi della Coalizione dei Volenterosi, tra cui Canada, Giappone e altri paesi amici dell’Ucraina, dai quali Kiev si aspetta un ruolo anche nella ricostruzione.
Per l’appunto, Trump ha assicurato che le garanzie coinvolgeranno l’Europa, sottolineando la necessità di una “massima convergenza sugli interessi vitali dell’Ucraina e dei suoi partner europei”, mentre Zelensky ha chiarito che la presenza di truppe internazionali rappresenterebbe “un’efficace garanzia di sicurezza” capace di rafforzare la fiducia dei cittadini ucraini.
Su questo punto, però, il Cremlino aveva già chiarito la sua posizione: proprio il ministro degli Esteri Lavrov aveva precisato in precedenza che la Russia non accetterebbe forze di pace europee a Donetsk, definendole “un bersaglio legittimo”, e ha accusato l’Europa di essere “il principale ostacolo” alla pace, posizione ribadita anche dalla portavoce Maria Zakharova. Dmitry Polyansky, vice rappresentante russo all’ONU, ha ricordato i colloqui di Istanbul del 2022, quando l’Ucraina aveva proposto neutralità, rinuncia alla NATO e garanzie di sicurezza ONU, sostenendo che quella bozza avrebbe potuto portare a un accordo, mentre oggi si discuterebbero piani con presenza militare dell’Alleanza sul territorio ucraino.
Secondo Armando Mema dell’Alleanza per la Libertà finlandese, “Zelensky sta prendendo tempo durante i negoziati con il presidente degli Stati Uniti Donald Trump” e “l’obiettivo è guadagnare tempo per l’Europa, non raggiungere la pace”. Il politologo russo Alexander Gusev interpreta le parole di Trump come un tentativo di spostare l’onere economico e finanziario sugli europei, evitando uno scontro diretto con la Russia e giocando “un gioco sottile” sulle garanzie di sicurezza, che a suo avviso potrebbero avere conseguenze molto gravi perché l’Europa non sarebbe in grado di fornirle. Gusev ha definito la telefonata di Trump a Vladimir Putin prima dei colloqui con Zelensky “un segnale forte” e una “linea rossa” che dimostra quanto la posizione russa sia centrale per Washington.
In parallelo, l’Unione europea ha confermato la propria linea: Ursula von der Leyen ha parlato di “progressi significativi” e della disponibilità dell’Europa a lavorare con Kiev e gli Stati Uniti, ribadendo la necessità di “garanzie di sicurezza ferree fin dal primo giorno”. Bruxelles prevede fondi europei per rafforzare le Forze Armate ucraine e un impianto basato su tre pilastri, un esercito ucraino di circa 800.000 uomini armato e addestrato dall’Occidente, una forza militare europea basata nell’Ucraina occidentale e la supervisione statunitense tramite intelligence. Condizioni che la Russia considera inaccettabili e che, secondo questa lettura, rischiano di prolungare il conflitto a tempo indeterminato, favorendo al contempo gli enormi investimenti dell’industria bellica europea.
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