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Il presidente del Tribunale di Palermo alla costituzione del comitato referendario: “Si indeboliscono i presìdi di indipendenza

"È importante questo appuntamento di costituzione del Comitato del No". Con queste parole Piergiorgio Morosini, presidente del Tribunale di Palermo, ha aperto il suo intervento in occasione della nascita del comitato referendario contro la Riforma Nordio a Palermo, presso l’Istituto Pedro Arrupe. Un appuntamento che segna l’avvio di una battaglia che, come sottolinea lo stesso Morosini, va ben oltre le appartenenze politiche o corporative e chiama in causa direttamente l’assetto costituzionale del Paese.
"Questa sera siamo al di fuori dell’Associazione Nazionale Magistrati – ha spiegato – ma sono diverse le associazioni che hanno deciso di impegnarsi in quella che è una battaglia referendaria". Una battaglia che riguarda una riforma definita senza mezzi termini "la più importante, la più rilevante dal ’48 ad oggi", perché "cambia la fisionomia dei rapporti tra i poteri dello Stato".
Morosini richiama un dato politico-istituzionale che giudica allarmante: "È una riforma che è entrata in Parlamento con un certo testo ed è uscita velocemente con lo stesso testo, senza il mutamento di una virgola". Un passaggio che, a suo avviso, dimostra la scarsa attenzione al confronto e alla riflessione su una modifica che incide direttamente sugli equilibri democratici. "È in gioco la qualità della nostra democrazia – ha sottolineato– e quindi l’impegno, in questo caso, è doveroso".
Il presidente del Tribunale di Palermo respinge con forza la narrazione che vorrebbe il referendum come uno scontro tra magistratura e politica o tra magistratura e governo. "Questo non è un referendum pro o contro la magistratura o pro o contro un governo. È un referendum su una modifica costituzionale che va ad indebolire gli organi che presidiano l’indipendenza e l’autonomia di giudici e pubblici ministeri".
Un punto centrale, perché – ha ricordato – "i presìdi di indipendenza e di autonomia dei giudici e dei pubblici ministeri sono fondamentali per renderli davvero imparziali". E proprio per questo, ha aggiunto, "interessano tutti i cittadini", non una singola categoria. "Ecco perché ci stiamo impegnando per spiegare i contenuti di questa riforma e per evidenziare quelli che riteniamo passaggi pericolosi".
Secondo Morosini, il rischio è quello di smontare un equilibrio costruito consapevolmente dai Costituenti. "Di certo si smonta un assetto voluto nel ’48 – ha detto – un assetto nato proprio per dare garanzia a tutti, per dare garanzia anche alle minoranze". Un richiamo storico tutt’altro che casuale: "Quando la Costituzione fu scritta, nel ’47, eravamo alla vigilia delle elezioni del ’48 e non si sapeva chi avrebbe vinto. Eppure, forze diversissime – democristiane, comuniste, liberali, socialiste, azioniste – trovarono un punto di convergenza perché quel modello era considerato il più garantista per tutti, anche per chi avrebbe perso le elezioni".
Una “lezione di saggezza” che, secondo Morosini, oggi rischia di essere dimenticata. "Credo che quella lezione sia da riscoprire, soprattutto in questo momento storico, ed è necessario evitare soluzioni che mirano a ridurre i controlli di legalità sull’attività delle maggioranze di governo, anzi dei governi".
Il nodo, infatti, è il controllo. "Sappiamo che in alcuni casi determinati atti governativi possono essere in contrasto con la Costituzione o con le norme europee – ha ricordato – e ci devono essere organismi di garanzia che svolgano questo tipo di vigilanza". La preoccupazione è chiara: "Non vorrei che questa riforma andasse ad intaccare l’indipendenza di quegli organi che sono proprio preposti a questo controllo".
Morosini porta esempi concreti di conflitti già emersi negli ultimi anni: "Abbiamo visto punti di frizione sulla materia dell’immigrazione, sulle relazioni industriali, sul lavoro, e anche quando il controllo di legalità ha riguardato soggetti che ricoprivano cariche pubbliche". In quei casi, ha osservato, "l’attività della magistratura è stata contestata come un’invasione di campo", salvo poi rivelarsi fondata. "In alcuni casi – ha ricordato – le tesi investigative erano talmente solide che gli indagati hanno deciso di patteggiare".
Un altro caso emblematico citato è quello del Ponte sullo Stretto: "È stato oggetto di forti polemiche il controllo della Corte dei Conti sulla regolarità della procedura. Ma queste vicende ci aiutano a capire quanto sia essenziale un controllo effettivo da parte degli organi di garanzia".
Infine, Morosini sottolinea ciò che la riforma non affronta. "Non si occupa della durata dei processi, che è una questione fondamentale", né "delle condizioni delle nostre carceri e della dignità dei detenuti, che spesso è gravemente compromessa". Questioni strutturali della giustizia che restano fuori dal perimetro dell’intervento costituzionale.
"C’è il rischio concreto che questa riforma mini l’autonomia e l’indipendenza dei magistrati – ha concluso – ed è per questo che ci stiamo impegnando". Un impegno che, nelle parole del presidente del Tribunale di Palermo, non riguarda una categoria, ma la tenuta democratica e costituzionale dell’intero Paese.

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