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Mobilitazione al sud occidentale della Sardegna per fermare la fabbrica della morte

Domusnovas. La sua definizione è esaustiva: “Centro di eccellenza di Rheinmetall per i sistemi di difesa sottomarina e controminamento, nonché per le testate belliche e le munizioni aeronautiche. L’azienda è un fornitore di lunga data dei dipartimenti e ministeri della difesa e delle forze armate di tutto il mondo”. E’ lo stabilimento Rwm di Domusnovas, nel Sulcis Iglesiente, immerso nella natura più incontaminata di quest’isola meravigliosa. Qui c’è “l'impianto di produzione di esplosivi ad alto volume”, dove troviamo “moderne linee di produzione per la lavorazione di esplosivi PBX pressati, melt-cast e cast cured”, e anche “un terreno di prova dedicato per il test in tempo reale di oggetti esplosivi su piccola scala”. Una fabbrica che produce moderni ordigni utilizzati anche da Israele nel genocidio a Gaza: quei maledetti droni che non sbagliano mai, soprattutto con i bambini. Ed è esattamente qui, nel sud occidentale della Sardegna, che si è svolto un grande corteo, arrivato fino quasi davanti agli ingressi dello stabilimento, per opporsi con forza all’ampliamento di questa fabbrica della morte. Ma il sì della Regione presieduta da Alessandra Todde (M5s) appare del tutto scontato. 

Di fatto a breve la giunta regionale della Sardegna deve votare la cosiddetta autorizzazione di impatto ambientale ex post. Dal canto loro gli uffici tecnici hanno dato i pareri positivi, così come anticipato dalla presidente Todde. La data del 16 dicembre è stata fissata dalla sentenza del Tar dello scorso 17 novembre (emessa in seguito a un ricorso della Rwm), in sostanza i giudici amministrativi hanno imposto alla giunta regionale di deliberare sull’eventuale raddoppio entro e non oltre quel giorno.


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Proprio ieri il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, ha dichiarato che attendeva “con fiducia” la decisione di Alessandra Todde sull’autorizzazione ex post all'ampliamento della fabbrica di bombe di Domusnovas. Già tutti d’accordo?

Per la Sardegna, a differenza di altre Regioni, la legge prevede infatti che l'ultimo passaggio sia proprio un voto dell'esecutivo. 
Al di là del fatto che in giunta “Sinistra futura” non sia d’accordo con la Todde, non sono previsti ribaltoni. E l’ampliamento della Rwm verrà quindi deliberato. 
Da anni i movimenti ambientalisti sardi si battono per una riconversione dello stabilimento, dove tra l’altro è prevista anche la produzione dei cosiddetti droni kamikaze. I movimenti, tra cui Italia Nostra, Usb Sardegna, il Comitato per la riconversione della Rwm, War Free, associazioni pacifiste e antimilitariste pro Pal, hanno scritto una lettera alla presidente Todde annunciando già un ricorso al Tar sulla decisione che arriverà dalla giunta, e nuove manifestazioni. 

“L’Rwm non è sviluppo - si legge nel comunicato del Comitato sardo per la Palestina -. Gli enormi guadagni volano fuori, in Germania, in Israele. I pochi posti di lavoro sono nulla rispetto alle risorse sottratte, al vero sviluppo che non viene promosso per costringerci ad un lavoro indegno.


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Il vergognoso ultimatum imposto dal Tar alla Regione Sardegna riguardo all’ampliamento abusivo della Rwm, sta volgendo al termine (…) Se la Regione non si pronuncia, lo Stato metterà una pezza con il commissariamento. E questo significa sacrificare ulteriormente la nostra terra sull’altare dello sfruttamento e della produzione bellica. Dobbiamo pretendere che la presidente Todde non sacrifichi la Sardegna ad interessi che non sono nostri”. Dalla governatrice, però, nessuna risposta, né tanto meno alcuna rassicurazione. Nessuna sorpresa per chi ritiene la Todde poco determinata a difendere la sua terra, anche in merito allo sviluppo delle rinnovabili, con il famigerato eolico al centro di innumerevoli polemiche per la questione del suo impatto ambientale. 

Sembra quasi un ossimoro che la Todde sia del Movimento Cinque Stelle e che nessuno le domandi se non ritenga di aver travalicato gravemente i valori fondanti del Movimento sull’altare di meri interessi politici. Ma tant’è. 
Quello che resta oggi è una grande mobilitazione di uomini e donne, ragazzi e ragazze, intere famiglie, tutti quanti venuti da diverse parti della Sardegna per difendere la dignità di un popolo e di una terra che non ha prezzo. Soprattutto quando la falsa equazione: ampliamento = lavoro si poggia su chi produce armi, mentre il genocidio a Gaza continua, e mentre Israele continua a rimanere impunito per i suoi crimini.

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