Questo sito utilizza cookie tecnici e di terze parti per migliorare la navigazione degli utenti e per raccogliere informazioni sull’uso del sito stesso. Per i dettagli o per disattivare i cookie consulta la nostra cookie policy. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque link del sito acconsenti all’uso dei cookie.



Il giornalista presenta il suo ultimo libro Immortali a Palermo con Our Voice e ANTIMAFIADuemila

L’equivoco, la trappola nella quale sono caduto per primo io, è che sette o otto anni fa ho cominciato a scrivere una serie di articoli sul ritorno di Cuffaro. Ma ho sbagliato: Cuffaro non se n’è mai andato. Cuffaro comandava anche dal carcere”. A dirlo è Attilio Bolzoni, giornalista de il Domani, storica firma de L’Ora e a lungo corrispondente di Repubblica da Palermo, intervenendo alla presentazione del suo ultimo libro Immortali (Fuoriscena editore). L’incontro si è svolto ai Cantieri culturali alla Zisa ed è stato organizzato dall’associazione Our Voice e da ANTIMAFIADuemila.

Secondo Bolzoni, Salvatore Cuffaro - nuovamente indagato dopo aver scontato la condanna per favoreggiamento a Cosa nostra - non ha mai smesso di esercitare un’influenza decisiva sulla politica siciliana. “Basta studiare la politica regionale degli ultimi quindici anni per capirlo. Appena entra in carcere, dopo dodici giorni, diventa ministro nel quarto governo Berlusconi Saverio Romano (anche lui recentemente indagato insieme a Cuffaro nell’inchiesta sul sistema degli appalti della sanità siciliana, NDR) suo amico di lunga data: quando Cuffaro era segretario della giovanile dell’UDC, Romano era vicesegretario. Hanno fatto la carriera insieme”.


20251213 bolzoni immortali 1

Bolzoni prosegue: “Quando Cuffaro è in carcere piazza tre assessori nel governo di centrodestra di Lombardo, poi altri tre nel governo di centrosinistra di Crocetta, poi ancora nel governo Schifani. Ha sempre comandato, anche dal carcere, dove ha ricevuto quarantuno tra parlamentari ed ex parlamentari”. La conclusione è netta: “Il potere Cuffaro non l’ha mai perso. Mai”.

Il cuffarismo è un fenomeno”, sottolinea il giornalista. “L’ho studiato a lungo, perché la sua capacità e la sua scuola politica sono importanti. Non è un personaggio di passaggio: la struttura di potere che rappresenta è solida, ed è su questa struttura che poi si innestano altre forme di potere, come quella di Montante o di altri”.
Bolzoni descrive quindi quella che definisce una vera e propria “tribù politica” siciliana, raccontata nel libro. “Da quando è stato ucciso Salvo Lima, dal 1992 a oggi, c’è una sola famiglia politica che comanda in Sicilia. Una sola tribù. Ha origine con Mannino: c’è Cuffaro da una parte, Raffaele Lombardo dall’altra, Cardinale al centro. Intorno ci sono Schifani, Dell’Utri e l’ex ministro Romano. Questa è la tribù”.


20251213 bolzoni immortali 2

Aaron Pettinari, Attilio Bolzoni e Jamil El Sadi 

Poi - aggiunge - tutti questi, tranne Cardinale, sono stati condannati, assolti o prosciolti. Hanno quindi posizioni giudiziarie profondamente diverse: qualcuno è stato condannato e ha scontato il carcere, qualcuno è stato prosciolto in istruttoria, qualcun altro assolto nel processo. Se è andata così, vuol dire che è giusto che sia andata così: la magistratura ha deciso. Ma tutti, indiscutibilmente, hanno avuto rapporti con ambienti legati a Cosa nostra”.
Bolzoni ricorda anche che l’attuale presidente della Regione, Renato Schifani, “è stato in società con un capomandamento di Cosa nostra di Villabate. Poi si dice: non è reato. Bene, non è reato. Ma il fatto rimane. Ci sono colpe più gravi dei reati”.


In Italia c’è sempre più mafia, ma sempre meno mafiosi

Rispondendo alle domande di Jamil El Sadi (Our Voice) e di Aaron Pettinari, caporedattore di ANTIMAFIADuemila, Bolzoni ha spiegato le ragioni che lo hanno spinto a scrivere Immortali. Durante l’incontro, le attrici Sonia Bongiovanni e Julieta Jimena di Our Voice hanno letto alcuni brani del libro, accompagnate alla chitarra da Gaia Casanova, davanti al pubblico presente al Cre.Zi. Plus.


20251213 bolzoni immortali 3

Gaia Casanova e Sonia Bongiovanni
 


Ho scritto questo libro un po’ per lanciare un grido d’allarme, un po’ per incazzatura, un po’ per rabbia, per non rassegnarmi”, afferma l’autore. Il volume si apre con una frase significativa: “In Italia c’è sempre più mafia, ma ci sono sempre meno mafiosi”. Bolzoni cita poi l’amico e collega Antonio Ortoleva, giornalista di Catania, che ha scritto: “Lo Stato ha vinto, la mafia ha perso, e ogni anno festeggiamo il compleanno di Falcone e Borsellino”. “C’è una narrazione abbastanza indecente dei poteri criminali in Italia - osserva - anche da parte di una stampa molto pigra, molto ammaestrata. Ho scritto Immortali anche per smarcarmi un po’, grazie all’età e all’esperienza accumulata dalla fine degli anni Settanta a oggi”.


20251213 bolzoni immortali 9

Nel libro Bolzoni parla a lungo della “mafia degli incensurati”, “quella che non lascia tracce, non lascia impronte digitali, che di solito non viene nemmeno sfiorata”. Il racconto si muove entro un perimetro temporale preciso: “Mi sono dato un confine di dieci anni, dal 2015 a oggi”. Il 2015, ricorda, “è l’anno in cui per la prima volta viene piazzata una microspia nel luogo più sacro della giustizia palermitana, sotto la scrivania di Silvana Saguto, allora la donna più potente di Palermo, l’imprenditrice più importante da Roma in giù perché gestiva il patrimonio più grande: i beni confiscati ai mafiosi. Oggi è detenuta a Rebibbia”. “Sempre nel 2015 - prosegue - si sviluppa l’indagine su Calogero Antonio Montante, detta Antonello. C’è l’inchiesta su 'Mafia Capitale', che però non possiamo più chiamare così, così come non possiamo più parlare di “sistema Montante”, perché la Cassazione ha cancellato le parole “mafia” e “sistema””.


20251213 bolzoni immortali 6

Julieta Jimena 


E ancora: “Nel dicembre 2015 vado personalmente a prendere Cuffaro a Rebibbia, quando esce con uno scatolone pieno di lettere di ammiratori e ammiratrici, e faccio un pezzo di strada con lui verso la Sicilia. Aveva scontato i suoi cinque anni. In quello stesso periodo cominciano a scricchiolare tutte le indagini sulle stragi. Si comincia a sentire che qualcosa porta altrove. Oggi sappiamo dove porta. Per questo mi sono dato questo confine temporale”. Parlando della mafia di oggi, Bolzoni afferma: “La mafia è tornata mafia. Si è riappropriata della sua natura, del suo DNA. La parentesi spaventosa dei Corleonesi è durata venticinque anni. Oggi siamo tornati alla mafia dei duecento anni precedenti e a quella dei trentatré anni che ci separano dalle stragi. A Palermo, a parte qualche piccolo regolamento di conti, non è esploso un botto nemmeno per Santa Rosalia”.

20251213 bolzoni immortali 5


Da qui l’appello a un’antimafia che parta dal basso: “La mappatura della mafia emergente non la facevano le forze di polizia o i magistrati, salvo rare eccezioni come Costa, Chinnici, Terranova. Se si leggono gli atti della Commissione parlamentare antimafia, si scopre che molte informazioni arrivavano dal territorio. Oggi non possiamo affidarci solo all’antimafia ufficiale, giudiziaria o poliziesca. Serve un’antimafia sociale, perché la nostra democrazia è troppo fragile”.


20251213 bolzoni immortali10

Gli annunci irrituali del procuratore in Antimafia

Durante la presentazione si è discusso anche dei lavori dell’attuale Commissione parlamentare antimafia, presieduta da Chiara Colosimo. Secondo Bolzoni, la conduzione “è stupefacente, oltre che grave”. “Una Commissione antimafia deve fare inchieste - afferma - e la Colosimo non le ha fatte. È partita da un pregiudizio, occupandosi di una sola pista senza esplorarla davvero. Ed è singolare che si sia trovata così d’accordo con la Procura di Caltanissetta”.
Il riferimento è all’audizione del procuratore Salvatore De Luca, che nei giorni scorsi ha indicato nell’inchiesta “mafia-appalti” una concausa delle stragi del 1992, squalificando la cosiddetta pista nera, definita “giudiziariamente zero”.

20251213 bolzoni immortali 7


L’audizione dell’altro giorno è stata stupefacente”, commenta Bolzoni. “Con il massimo rispetto: se il procuratore ha elementi forti e dimostra che Falcone e Borsellino sono stati uccisi per mafia-appalti, ne prenderemo atto. Ma dubito fortemente che questa pista venga sviluppata fino in fondo. E se davvero lo fosse, bisognerebbe correre da Giuseppe Graviano, chiedergli scusa e scarcerarlo per le stragi”.


20251213 bolzoni immortali 4


Mafia-appalti - spiega - non porta a Graviano, porta ad altri. Graviano è l’anello di collegamento tra le stragi del ’92 e quelle del Continente. Con quel dossier non c’entra nulla. Se questa tesi venisse portata a compimento, si arriverebbe a una seconda, clamorosa revisione del processo Borsellino”. “Il rapporto mafia-appalti - conclude Bolzoni - è un fenomeno carsico: scompare, riaffiora, poi scompare di nuovo. Oggi è riesploso in tutta la sua virulenza. La Commissione antimafia ha fatto una scelta politica assai discutibile. A mio avviso, è una pista che porta fuori strada”.

Foto © Paolo Bassani

ARTICOLI CORRELATI

''Duemila Secondi'' con Bolzoni: se Mafia-appalti spiega le stragi, allora si chieda scusa a Graviano

Mafia-appalti e pista nera, audizione vergognosa del procuratore De Luca all'antimafia

Attilio Bolzoni: ''Si parla del dossier Mafia-Appalti per non parlare delle stragi''


Su mafia-appalti basta falsità
di Giorgio Bongiovanni 

Tra Commissione antimafia e Procura nissena è teatro dell'assurdo

Lettera aperta alla Procura di Caltanissetta

ANTIMAFIADuemila
Associazione Culturale Falcone e Borsellino
Via Molino I°, 1824 - 63811 Sant'Elpidio a Mare (FM) - P. iva 01734340449
Testata giornalistica iscritta presso il Tribunale di Fermo n.032000 del 15/03/2000
Privacy e Cookie policy

Stock Photos provided by our partner Depositphotos