Nuovi elementi sugli esecutori materiali: un uomo è stato visto salire di corsa sulla vettura parcheggiata fuori casa del giornalista
Le indagini sull’attentato contro Sigfrido Ranucci continuano a concentrarsi su un dettaglio considerato decisivo: la testimonianza di chi, pochi attimi prima della deflagrazione, ha osservato un uomo correre verso una piccola utilitaria nera. L’individuo avrebbe aperto lo sportello posteriore dal lato del guidatore per poi salire rapidamente a bordo. Il sedile anteriore sinistro era già occupato, mentre resta da stabilire se lo fosse anche il posto accanto. Da questa scena prende forma l’ipotesi operativa di un commando composto da due, forse tre persone.
L’identificazione degli esecutori è complessa, ma ancor più lo è la ricerca di chi potrebbe aver ordinato l’attacco. Le piste investigative restano molteplici, eppure l’immagine dell’uomo in fuga verso l’auto è diventata il punto da cui riparte la caccia all’utilitaria nera utilizzata la notte del 16 ottobre per raggiungere la villetta di Campo Ascolano, a Pomezia.
Ricostruire chi ha materialmente piazzato l’ordigno è essenziale per risalire la catena delle responsabilità fino ai mandanti.
Secondo gli investigatori, uno dei componenti del gruppo sarebbe sceso dal veicolo per collocare l’esplosivo tra il cancello e l’Opel Adam del conduttore di Report. Il 16 ottobre alle 22.17 il dispositivo è detonato, sprigionando un chilo di esplosivo che ha distrutto la vettura di Ranucci e la Ford Ka della figlia. “Poteva uccidere una persona”, disse il giornalista subito dopo la deflagrazione.
Sul terreno lavorano la Digos e i carabinieri del Nucleo investigativo di Frascati e di via In Selci, sotto il coordinamento della Direzione distrettuale antimafia e del pm Carlo Villani. L’ipotesi di reato contestata è danneggiamento aggravato dal metodo mafioso. E le domande, come ha scritto Saverio Lodato su ANTIMAFIADuemila, sono ancora molte.
Foto di copertina © Paolo Bassani
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