“Il diritto alla verità dovrebbe nutrirsi di alcuni corollari per essere effettivo. La stabilità delle regole, il rispetto delle garanzie individuali dell’indagato, la necessità di un processo celere che si pronunci sulla responsabilità o meno degli imputati e soprattutto l’indipendenza del pubblico ministero, che va ulteriormente rafforzata, con un depotenziamento del meccanismo gerarchico che governa le procure, perché costituisce la garanzia per attuare il principio di uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge e consente di neutralizzare i condizionamenti derivanti da esponenti di altri poteri e dal ricorso a scelte opportunistiche”.
Così il procuratore capo di Prato Luca Tescaroli in un articolo pubblicato oggi su ‘Fatto Quotidiano’.
Il magistrato è tornato a spiegare che “sono i vuoti di conoscenza, a più riprese accompagnati da depistaggi, che hanno attraversato l’agire criminale, che si è snodato lungo il sentiero del tempo che ha attraversato gli anni 70, 80 e 90, allorché membri appartenenti alla destra eversiva, alle Br e all’associazione mafiosa Cosa Nostra incisero profondamente nella vita democratica della nostra nazione con il ricorso a dirompenti ordigni esplosivi che hanno prodotto plurime stragi, seminando panico, distruzione, lutti e diffusa insicurezza nella collettività. Alle bombe nere dei neofascisti e alle azioni dei brigatisti degli anni della strategia della tensione si affiancarono le stragi e gli “omicidi eccellenti” fortemente voluti ed eseguiti dai corleonesi, nel quadro di ipotizzate, ma mai dimostrate processualmente, convergenze di interessi con soggetti esterni alla stessa organizzazione mafiosa. Ipotesi che alimentano il desiderio di verità”.
E le domande senza riposta sono ancora molte: “Chi ideò, organizzò ed eseguì la strage del 1974 sul treno Italicus, che provocò 12 morti e 48 feriti? Chi furono gli esecutori materiali dell’omicidio di Piersanti Mattarella nel 1980 e i responsabili dell’omicidio del banchiere Roberto Calvi nel 1982? Perché vi fu l’accelerazione della strage di via d’Amelio, 57 giorni dopo quella di Capaci? Perché cessarono gli attentati del biennio 1993-94 nelle città di Roma, Firenze e Milano – che portarono distruzione, paura e insicurezza nell’arco di 75 giorni, dal 14 maggio al 28 luglio 1993 – e non venne più replicato l’attentato fallito allo stadio Olimpico del 23 gennaio ’94? Chi e perché collocò la Fiat 500, imbottita di esplosivo, pronta per esplodere, in via dei Sabini, nelle immediate vicinanze di Palazzo Chigi il 2 giugno ’93? Il 23 dicembre 1984 vi era stata la strage di Natale sul Rapido 904 Napoli-Milano, con 16 morti e 260 feriti. Chi è l’uomo, descritto dalla passeggera Rosaria Gallinaro, che sistemò i due borsoni scuri pieni di esplosivo plastico alla pentrite, su una griglia portapacchi? Chi e perché la notte del 5 novembre ’87 compì il primo attentato nella storia d’Italia contro un’abitazione civile, con una carica di esplosivo nel sottosuolo di un condominio di via Toscanini, a Novoli (Firenze)?”
"Il suggello costituzionale all’obbligo di indagare per dimostrare la verità storica, affinché coincida con quella processuale, è imposto dalla memoria delle vittime innocenti, dalle pene dei loro familiari e dei tanti, troppi feriti. Lo esige la coscienza critica e morale della società civile: senza verità, senza verità completa, non c’è giustizia” ha concluso Tescaroli.
Fonte: ilfattoquotidiano.it
Foto © Paolo Bassani
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