Nessuno spiegherà mai per bene la dinamica della notte dell'8 dicembre 1970. Molti nomi sono ancora nascosti negli archivi di Stato, sia in Italia che oltreoceano.
Su ‘Nero su Bianco’, il podcast di approfondimento di ANTIMAFIADuemila, vi raccontiamo la messa in moto della macchina golpista nel giorno dell'Immacolata: quando uomini importanti delle forze armate e della destra extraparlamentare (Ordine Nuovo e Avanguardia Nazionale) si mossero per conquistare alcuni centri nevralgici del potere (Rai, Quirinale, Viminale).
Era tutto pronto: una nuova carta costituzionale, i documenti del consiglio militare da insediare, quelli per lo scioglimento delle Camere e per le dimissioni del presidente della Repubblica. Si doveva procedere anche all'eliminazione fisica del capo della polizia Angelo Vicari, già in precedenza oggetto di accuse e minacce da parte di ambienti del Fronte Nazionale. Delitto affidato a un gruppo di mafiosi siciliani giunti a Roma già il 6 dicembre 1970 e alloggiati al Residence Cavalieri, di fianco al ripetitore Rai di Monte Mario.
Due erano gli obbiettivi: Roma e Milano. Non si può prendere l'Italia se una delle due resiste.
Si mosse il "principe nero" Junio Valerio Borghese, capo dell’organizzazione di estrema destra Fronte Nazionale, guidò un tentativo di colpo di Stato. Un soggetto vicino anche agli "americani", tanto che nel dopoguerra era stato salvato dal colonnello Angleton, responsabile dei servizi segreti militari USA, con cui era poi rimasto in buoni rapporti.
Con l'operazione "Tora Tora" (questo il nome in codice) i golpisti riuscirono ad entrare nell'armeria del Ministero dell'Interno; e intorno alle 21 di quel giorno al maggiore Amos Spiazzi di Corte Regia giunse dal comando superiore un fonogramma che diceva: "Attuate esigenza triangolo", cioè “impiego immediato, effettivo, di tutto l'apparato anticomunista" che "comprendeva ufficiali, sottufficiali e soldati di sicura fede che venivano aggiornati e tenuti sempre pronti".
L'obiettivo era Sesto San Giovanni dove le forze del colonnello dovevano congiungersi con i lancieri di Milano, dislocati in quel momento a Monza, considerata una zona calda. Su Verona, invece, avrebbero dovuto marciare reparti provenienti dal Friuli-Venezia Giulia e concentramenti si registrarono anche all'Arsenale e al Lido di Venezia, città in cui civili e militari si radunarono al comando della Marina.
Notizie di mobilitazione si ebbero anche altrove: in Toscana e Umbria furono distribuite liste di obiettivi e armi, mentre a Reggio Calabria vennero consegnate le divise.
Non c'era che da passare all'azione, ma tutto venne fermato quando squillò il telefono nel quartiere generale del Fronte: il Golpe Borghese non doveva arrivare fino in fondo e, nel giro di un'ora, entro le 2 del mattino dell'8 dicembre, tutto doveva tornare normale, come se nulla fosse mai successo.
Lo stesso Spiazzi fu raggiunto dal “rompete le righe” quando ormai era giunto ad Agrate Brianza. A comunicarglielo era stata la sua caserma con cui era rimasto in contatto: "Esercitazione, esercitazione, esercitazione" erano le tre parole, ripetute, per indicare che non se ne faceva più niente.
Tutti vennero chiamati alle armi: mafie, forze armate, servizi segreti, destra eversiva. Tutti erano pronti a prendere il potere con la forza.
La Cia esercitava, come oggi, un potere assoluto sui nostri 007 e la sua influenza dal dopo guerra ad oggi non si è mai affievolita.
Segui il PODCAST: Nero su Bianco
ARTICOLI CORRELATI
Fascisti! Sì. E amici dei mafiosi
di Giorgio Boingiovanni
Mafie, Cia, forze armate e destra eversiva: la rete dietro il Golpe dell'Immacolata
L'Italia dei ''Golpe di Stato'': storia di una guerra contro una 'Repubblica incompiuta'
Il Golpe Borghese, l'ordine revocato e l'ombra del Sistema criminale
La X MAS: da servi dei nazisti a pedine dell'America nel dopoguerra
L'atto d'accusa al Governo fascista amico degli stragisti mafiosi
'Golpe di Stato': nel libro di Beccaria la storia degli attacchi a una 'Repubblica Incompiuta'
Golpe di Stato - Neofascisti, servizi segreti, P2: tutti gli attacchi a una Repubblica incompiuta
