Contro il dominio occidentale e verso un mondo multipolare: “Più BRICS e meno NATO”
Inizia dall’attuale scenario politico colombiano e dalle sfide che sta affrontando il presidente Gustavo Petro la lunga intervista a Roger Waters, ospite del talk “I nuovi mostri”.
“L'ho incontrato il mese scorso e mi ha detto che stava lavorando a una risoluzione da presentare all'Assemblea Generale delle Nazioni Unite, ma ad oggi ancora non si è vista”, ha spiegato il fondatore dei Pink Floyd, rispondendo alle domande di Federico Greco, Silvia Pegascaglione e Gabriele Germani.Il presidente colombiano si trova infatti al centro di ripetuti attacchi da parte degli Stati Uniti. Questo dopo aver puntato il dito contro le politiche di Washington nel Mar dei Caraibi, accusando gli USA di condurre operazioni militari contro presunti trafficanti di droga al di fuori dei limiti del diritto internazionale. A rendere i toni ancora più aspri, la proposta del presidente Petro di creare una forza armata internazionale con l’obiettivo dichiarato di “liberare la Palestina”. Ovviamente, la risposta americana è stata immediata: a Petro è stato revocato il visto diplomatico necessario per partecipare a una serie di incontri a New York collegati all’ONU.
Ad oggi, “il team” del presidente colombiano “mi ha spiegato che la risoluzione” per intervenire a favore della popolazione palestinese “sta girando tra i leader mondiali e adesso - ha precisato Waters - è solo questione di darle una spinta affinché arrivi sul tavolo dell'Assemblea Generale”.
“Ammiro molto Petro, è uno di noi, un lottatore”, aggiunge Waters. “Viviamo in un mondo governato da maiali fascisti, non solo negli Stati Uniti ma anche nella maggior parte dei Paesi europei: in Francia, nel Regno Unito. Leader che non hanno minimamente a cuore i diritti umani, il diritto internazionale”.
Siamo davanti a una situazione drammatica, che nel medio e lungo periodo rischia di allargarsi al resto del mondo. È per questo motivo che il musicista insiste sull’urgenza di una mobilitazione generale, uno sciopero globale dei lavoratori del Sud e del Nord del mondo contro quella che definisce la dittatura neoliberista, accusata di massacrare i palestinesi e di distruggere il pianeta.
In questo contesto, anche la mobilitazione italiana, dal coraggio della Global Smooth Flotilla ai portuali di Genova che hanno più volte protestato contro il traffico di armi verso zone di guerra, ha rappresentato una svolta significativa. Lo ricorda anche Waters: “Conosco bene i sindacati italiani. L'altro giorno ho parlato via Zoom con alcuni compagni dell’USB. Abbiamo avuto una bella conversazione e penso che quello che hanno fatto sia estremamente importante, ma non basta. Quello che serve è uno sciopero generale di tutti i lavoratori del mondo, nel Sud e nel Nord, una mobilitazione contro la dittatura neoliberista in cui viviamo, che sta distruggendo il pianeta. Non sta solo massacrando i palestinesi, ma persone in tutto il mondo, e quindi inevitabilmente anche noi”.
Peccato che l’ONU “sia diventata una barzelletta” a causa del potere di veto delle grandi potenze, ha osservato Waters. Eppure la risoluzione di Petro resta cruciale per mettere i leader di fronte alle loro responsabilità.
“È importante che ai palestinesi venga restituita la loro terra e che vengano protetti. Petro chiede una forza di pace internazionale in Palestina per cacciare gli israeliani dalle terre palestinesi. Quello che dovremmo fare - prosegue - è mettere indietro gli orologi di un secolo, tornare al 1900 quando in Palestina ebrei, musulmani, cristiani e altri vivevano in pace. Questa è l'unica soluzione per il Medio Oriente”.
Solo l’azione diretta può fermare tutto questo
Alla base dei problemi che spaccano l’umanità tra chi ha potere e chi non ce l’ha, costretto a subire le peggiori angherie, Waters vede sempre lo stesso denominatore comune: l’assenza di giustizia. E quando la giustizia manca, anche la pace non può esistere.
“La pace non può che basarsi sul rispetto del diritto internazionale e sulla Dichiarazione universale dei diritti umani del ’48, in cui nessuno dei leader occidentali crede”. In questo mondo, i leader occidentali “sono tutti piccoli duce, interessati né al diritto internazionale né ai diritti umani: sono fascisti”.
Davanti a questo scenario, per Roger Waters l’unica soluzione possibile è l’azione diretta. Anche il boicottaggio, quando necessario: ad esempio impedire una partita del Maccabi, come avvenne ai tempi dell’apartheid sudafricano.
Lo stesso vale per il mondo dello spettacolo, dove, sempre secondo Waters, regna una certa codardia. Molti artisti sarebbero “interessati più ai soldi che ai principi”, sostenendo l’idea “assurda” che la cultura sia separata dalla politica. Qui Waters arriva ad attaccare apertamente Thom Yorke dei Radiohead e Mick Jagger, altro cantautore britannico di fama internazionale.
“Penso a Thom Yorke, a Mick Jagger, che rivendicano il diritto di fare concerti dove vogliono. Io ripeto: vaffan*ulo. E gli chiedo come si sentirebbero se fossero i loro figli a essere massacrati”.
Di fronte allo scenario attuale, in cui il mondo sembra avviarsi verso un conflitto globale tra Nord e Sud, Waters non ha dubbi: “Abbiamo bisogno di più BRICS e meno NATO”, afferma, citando Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica come alcuni dei Paesi emergenti che stanno provando a costruire un’alternativa all’ordine internazionale occidentale, dominato dalla solita economia dollarocentrica.
Dal Medio Oriente all’Europa, da Gaza a Kiev
Il prossimo obiettivo di Israele, secondo Roger Waters, sarebbe l’Iran. Per lui non solo è possibile, ma potrebbe trascinare nel conflitto anche gli Stati Uniti, come parte di un progetto neoconservatore di “Grande Israele” e di annientamento dei Paesi non allineati.
“La soluzione - ha ribadito - è quella che propongo da tempo: un singolo Stato democratico in tutto il territorio della Palestina storica. Questo risolverebbe il problema non solo in Palestina ma in tutto il Medio Oriente, perché Israele ormai è guidata dall’idea della Grande Israele, che implica la distruzione dell’Iran”. E ancora: “Faranno di tutto per trascinare gli Stati Uniti in un’altra guerra con l’Iran. Dobbiamo ricordarci le parole dell’ex generale americano Wesley Clark, che dopo l’11 settembre disse che c’erano sette paesi da colpire nei successivi anni, e quei paesi sono stati praticamente tutti attaccati e distrutti: Libia, Sudan, Siria, Iraq. L’unico che non sono ancora riusciti a distruggere, parte di quel piano iniziale, è l’Iran”.
Il problema di fondo, per Waters, è che “l'Occidente continua a essere guidato dalla stessa pulsione coloniale che porta avanti da secoli: andare in giro per il mondo, massacrare popolazioni locali, rubare ricchezze e costruire castelli in Europa”. Un’ideologia malata, “inventata dagli europei”, di cui “dovremmo vergognarci, e invece continuiamo a praticarla ancora oggi”. Un sistema basato sulla “guerra permanente” per estrarre ricchezza dai poveri.
La guerra in Ucraina rientra pienamente in questa dinamica. Per Waters si tratta infatti di “una guerra provocata”. “È importante capire che questa è una guerra che poteva essere fermata in qualunque momento”, ha spiegato. Avrebbe potuto concludersi “dopo poche settimane” se Stati Uniti, Regno Unito e altre potenze NATO avessero voluto.
Bastava imporre a Kiev il rispetto degli accordi di Minsk e fermare “il massacro della popolazione russofona nell’Est”, iniziato dopo “il colpo di Stato illegale del 2014”. Ma l’Occidente, conclude Waters, “non ha mai voluto la pace: voleva una guerra per procura contro la Russia”.
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