Giugno 1992: un mese chiave nella storia dello stragismo politico-mafioso.
Paolo Borsellino fu impegnato in una corsa contro il tempo. Sapeva quello che gli sarebbe accaduto. In quei giorni si recò spesso a Roma, andò alla Dia, all’Alto Commissariato per la lotta alla mafia; si confrontò con colleghi, cercò negli archivi.
A sua insaputa, però, mentre le indagini sulla strage di Capaci continuavano a ritmo serrato qualcuno si diede da fare per cercare un dialogo non ufficiale con Cosa nostra per istaurare una trattativa.
La storia la sappiamo, è inutile far finta che non sia mai esistita: gli ex ufficiali del Ros Mario Mori e Giuseppe De Donno si incontrarono più volte con Don Vito Ciancimino, ex sindaco mafioso di Palermo.
Per cosa? Risponde Mori il 21 gennaio del 1998 davanti alla Corte di Assise di Firenze: “Incontro per la prima volta Vito Ciancimino… a Roma, nel pomeriggio del 5 agosto 1992 (subito dopo le stragi di Capaci e via D’Amelio, all’insaputa della Procura di Palermo e del comandante dell’Arma, ndr)”. “Signor Ciancimino, cos’è questa storia, questo muro contro muro? Da una parte c’è Cosa Nostra dall’altra parte c’è lo Stato. Ma non si può parlare con questa gente?’. La buttai lì, convinto che lui dicesse: ‘Cosa vuole da me, colonnello?’. Invece disse: ‘Si può, io sono in condizioni di farlo’… Ciancimino mi chiedeva se rappresentavo solo me stesso o anche altri. Certo, io non gli potevo dire: ‘Be’, signor Ciancimino, lei si penta, collabori che vedrà che l’aiutiamo’. Gli dissi: ‘Lei non si preoccupi, lei vada avanti’. Lui capì e restammo d’accordo che volevamo sviluppare questa trattativa”.
L’hanno detto loro, e ricordiamo, a scanso di equivoci, che sono stati assolti assieme agli altri imputati del processo Trattativa; ma la storia resta, ed è carica di pesi morali.
Una storia che si gioca sulle date, sugli incontri.
Ma andiamo al punto.
Recentemente l’ex procuratore della Repubblica Gian Carlo Caselli è stato sentito in commissione parlamentare antimafia: grazie a Davide Mattiello si è scoperto che nel libro scritto dai due ex militari “L’Altra Verità”, edito Piemme, del 2024, le date dei primi incontri con Don Vito, hanno delle imprecisioni.
Il capitolo ‘Il primo incontro’ inizia con le parole “fine giugno 1992”. Il secondo incontro, sempre stando al libro di Mori e De Donno, avvenne un paio di settimane dopo (pagina 48). Quindi, se consideriamo fine giugno più quindici giorni, siamo al 15 luglio circa. A pagina 52, invece, si descrive questo secondo incontro. “De Donno entra nella stanza di Ciancimino, che non alza nemmeno gli occhi dal giornale. Si limita con un gesto della mano a indicare dove accomodarsi. Ciancimino sta leggendo con attenzione un articolo sul Corriere della Sera in taglio alto, sopra un pezzo dedicato al mostro di Firenze, Pacciani. Il capitano De Donno riesce a scorrere il titolo: I diari con i segreti di Falcone”. Tale numero del Corriere però risulta essere del 21 giugno 1992.
Quindi sarebbe anche errata la data del primo incontro come riferita da De Donno.
E di conseguenza anche le date successive potrebbero essere errate.
Siamo ancora sicuri che il terzo incontro tra Ciancimino, Mori e De Donno sia avvenuto il 5 agosto? Il dubbio è più che legittimo. E il peso dei ragionamenti si fa più pesante se si pensa a ciò che è accaduto in quel periodo.
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