Questo sito utilizza cookie tecnici e di terze parti per migliorare la navigazione degli utenti e per raccogliere informazioni sull’uso del sito stesso. Per i dettagli o per disattivare i cookie consulta la nostra cookie policy. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque link del sito acconsenti all’uso dei cookie.

Chiuso l’ultimo tavolo di lavoro del congresso "Il Diritto alla verità" di Bologna 

“I fascisti sono al potere e bisogna ribellarsi a questo. Bisogna lottare perché sarò pure anarchico, ma la nostra Costituzione è la più bella Costituzione che esiste, e dobbiamo difenderla. È una Costituzione che è nata dalla lotta contro il fascismo, è nata dal sangue dei partigiani, dai giovani che hanno sacrificato la loro vita per il nostro Paese e noi dobbiamo difenderla, è nostro compito difenderla. Impariamo come fare, capiamo come lottare, ma dobbiamo lottare, dobbiamo lottare fino all'ultimo respiro.” Con queste accorte parole Salvatore Borsellino, fratello del magistrato Paolo Borsellino, ha chiuso l’ultimo tavolo di lavoro del congresso tenutosi a Bologna “Il Diritto alla Verità”. Una lotta, quella per la verità, sostenuta soprattutto negli anni dai familiari delle vittime di stragi, attentati e omicidi eccellenti: “Lo hanno dovuto fare loro facendo sforzi inimmaginabili per delle pecche, lacune, inerzie, alle volte perfino per comportamenti dolosi di appartenenti alle istituzioni” ha detto l’avvocato Fabio Repici, che a fine congresso ha presentato la proposta di legge che introduce all’art. 111 della Costituzione il diritto alla verità. Si parla di “anni di depistaggi, di silenzi e di tantissima delegittimazione”, come puntualizzato da Nino Morana Agostino, moderatore dell’ultimo incontro.





Delegittimazioni come quelle provenienti da questo governo che cerca di “nascondersi dietro scomposti e penosi tentativi di far passare per reali e attendibili fantasiose ricostruzioni giudiziarie, costruite con evidente mala fede e funzionali solo a screditare l’operato di certa magistratura. Una magistratura la cui ricostruzione dei fatti è stata basata non su congetture ma su prove ormai storicamente incontrovertibili, per quanto scomode per alcuni.” Una verità di cui indubbiamente si è persa ogni traccia nel dibattito politico e giudiziario attuale è la sparizione dell’Agenda Rossa di Paolo Borsellino.


stragi fam vittime bolg elsadi


Nessun processo è stato mai aperto per quella che può essere definita senza dubbio la scatola nera della strage di via d’Amelio, che contiene molti dei segreti che il giudice ucciso il 19 luglio portava dentro di sé. Salvatore Borsellino è arrivato al punto di farsi querelare dall’ex ufficiale del Ros Mario Mori“perché finalmente potrò andare davanti a un giudice, davanti a un magistrato, in un'aula di giustizia, a parlare di quell'agenda rossa di cui invece non si è mai parlato, per cui non c'è stato mai fino ad oggi un processo, la fase dibattimentale di un processo, per cui si è arrivati a discutere chi abbia potuto sottrarre dalla borsa di mio fratello quell'agenda rossa che rappresenta la scatola nera della strage di d’Amelio. Se venisse alla luce quell'agenda rossa si saprebbero veramente tutti i motivi di quella strage, per cui quell'agenda doveva sparire, non bastava uccidere Paolo, bisognava anche fare sparire quell'agenda rossa e per questo c'era qualcuno che sapeva quello che sarebbe successo, pronto in via d’Amelio ad aspettare che ci fosse quell'esplosione". 


repici fabio elsadi

Fabio Repici 


“Qualcuno – ha continuato – complice di chi la sera prima aveva riempito quella 126 di tritolo e, come risulta dalle deposizioni di Spatuzza, non c'erano soltanto mafiosi a riempire quella macchina di esplosivo, perché quell'attentato non poteva fallire, come non poteva fallire l'attentato di Capaci. In tutti questi attentati, li chiamano stragi di mafia ma sono tutt'altro. Quella di Capaci è stata una vera e propria azione di guerra: se non fosse riuscito quell'attentato, la storia del nostro Paese sarebbe completamente cambiata. Quello che aveva in mano Brusca era probabilmente una cosa che non sarebbe stato in grado neanche di usare per cambiare i canali della televisione, perché se l'avesse premuta in un momento sbagliato quell'attentato sarebbe fallito. Quindi quella è stata una vera e propria azione di guerra: non poteva fallire quell'attentato ed è stato realizzato sicuramente con dispositivi che soltanto gente abituata a fare quel lavoro, a fare questo tipo di attentati – e purtroppo ce ne sono stati tanti nel nostro Paese – poteva essere in grado di realizzarli e di realizzarli in quel modo.” Presente oggi è stato anche Sergio Amato, che ha ricordato l’omicidio di suo padre, il giudice Mario Amato, avvenuto il 23 giugno 1980, pochi giorni prima della strage alla stazione di Bologna, sempre ad opera dei Nar. Suo padre, ha detto, “ricostruì la difficilissima situazione romana non solo delle versioni di destra ma dei collegamenti anche con la banda della Magliana – e il fatto che i Nar non fossero degli spontaneisti: parlava appunto di ragazzi che venivano armati, non che si armavano; non parlava di uno spontaneismo, parlava di Ordine Nuovo, non dei Nar; Ordine Nuovo che si stava riorganizzando e quindi delle vecchie leve stragiste, delle versioni di destra”.


amato elsadi

Sergio Amato


Amato ha anche parlato della strage alla stazione di Bologna dicendo che “per la prima volta in Italia dopo 45 anni abbiamo la verità non solo sugli esecutori di una strage, ma sui mandanti. Mandanti e finanziatori. Quindi la strage dell’agosto 1980 è stata ideata e finanziata dalla loggia massonica P2”. La stessa loggia guidata da quel Licio Gelli che ha partorito “il Piano di rinascita democratica che prevede la separazione delle carriere, che prevede il premierato, che prevedeva il controllo dei media. Ecco: questo sistema piduista, questo perno, questa P2, che ha poi utilizzato le braccia criminali della mafia, della ’Ndrangheta e che ha dato potenza a questi criminali, a questo antistato. È questo il grande problema: un sistema criminale italiano che non viene raccontato, viene raccontato poco e male". 

Daniele Gabrielli: “Come Salvatore ha sfidato Mori ad andare in tribunale, noi sfidiamo Dell'Utri”

Della stessa linea di Salvatore Borsellino è anche Daniele Gabrielli, vicepresidente dell'Associazione tra i familiari delle vittime della strage di via dei Georgofili: “La nostra posizione è chiara, vogliamo arrivare al dibattimento. Come Salvatore ha sfidato Mori ad andare in tribunale, noi sfidiamo Dell'Utri anche a rischio di vederlo assolto, perché ricordatevi che anche la sentenza sulla trattativa Stato-mafia ci ha dato ragione. Non quella giudiziaria, ma l’altra ce l’ha data pienamente. Abbiamo disquisito in questi giorni – che vi ho seguito – le differenze tra le varie verità ed è incontrovertibile: i fatti. Ricordo solo che Mori ha negato per dieci anni di avere incontrato certe persone. Ora poi alla fine è diventata un'interlocuzione". 


fami vittime bologna elsadi

Sonia Zanotti, Daniele Gabrielli, Nino Morana Agostino, Salvatore Borsellino e Sergio Amato 


“Quindi noi vorremmo – e non ce la facciamo da soli. Per esempio: è chiaro che, a fronte di un’archiviazione, noi abbiamo bisogno del vostro aiuto, perché noi faremo i nostri strumenti, i nostri legali, ci opporremo, perché vogliamo arrivare al dibattimento, avete capito? A rischio dell'assoluzione dei colpevoli, perché comunque non potranno fare le vittime, visto che sono stati protagonisti. Dell'Utri e Mori. Ecco la grande speranza del coordinamento nazionale.”
Ha ribadito sottolineando che non ci si deve “innamorare di teorie o di teoremi: in realtà i protagonisti sono sempre gli stessi, sono sempre i servizi segreti, sono sempre i neofascisti e la criminalità organizzata a aver offerto le braccia. Inutile che dicano ‘ma che interesse potevamo avere a uccidere o a mettere una bomba’: era ben chiaro. E l’altro tassello ovviamente è la massoneria della P2. E poi chiaramente il fatto che il nostro Paese è sempre stato a sovranità limitata: questo è chiarissimo. E l’altro tassello… Perché questa elencazione? Perché non deve mai più accadere. Solo la verità. Non solo Primo Levi ci diceva che se non arriviamo alla verità saremo condannati a vedere ripetersi le cose, ma l'unica immunizzazione, a qualsiasi prezzo, è ottenere la verità dei fatti".  

gabrielli daniele elsadi


Sonia Zanotti: “Nella politica c’è chi ancora non vuole dire che la strage di Bologna è stata una strage fascista”

La ricerca della verità è stata “un lavoro silenzioso, costante e quotidiano, perché la sete di giustizia non si accende una volta all'anno, brucia sempre”, ha detto Sonia Zanotti, una delle sopravvissute alla strage di Bologna; all’epoca aveva solo 11 anni. Ci sono stati “40 anni di sacrifici, querele, diffamazioni, denunce. Ogni volta che si raggiungeva un risultato arrivava puntualmente un depistaggio a far crollare tutto. Un crudele gioco di tira e molla, come se dovesse essere per forza una tortura. Ma come la strategia della tensione voleva chiudere i cittadini in casa con la paura, e invece la risposta della città di Bologna – e non solo Bologna – fu quella di scendere in piazza. E Bologna è veramente un grande esempio. Così l’associazione ha continuato ad avanzare come un bulldozer, senza fermarsi mai, perché la verità non si baratta, la verità non si abbandona.” “Negli anni l'associazione ha guidato una raccolta firme per abolire il segreto di Stato nei delitti di strage o terrorismo. Paolo Bolognese ha promosso la legge sul reato di depistaggio, approvata nel 2016 e oggi finalmente parte del nostro codice penale. E poi un'impresa immensa: la digitalizzazione di tutte le carte, i documenti, gli atti delle stragi terroristiche, omicidi e stragi mafiose. Un lavoro titanico che ha permesso di ricostruire una rete vastissima e di presentare un dossier che ha aperto un nuovo processo. Un processo concluso a luglio di quest’anno in Cassazione, con la condanna di Paolo Bellini all’ergastolo e l’individuazione dei mandanti e finanziatori della strage. Un nome su tutti, Licio Gelliha detto.


zanotti elsadi


“Sono passati gli anni, sono passate due generazioni, eppure siamo ancora qui. Siamo qui a difendere il diritto alla verità con il coltello fra i denti. Perché oggi viviamo un clima politico difficile, in cui c'è ancora chi non vuole dire che la strage del 2 agosto è stata una strage fascista. C'è ancora chi sostiene che non si sa nulla. E c'è chi, addirittura in chat private – come quella tra Lollobrigida e Frassinetti – si permette di negare la verità e di affermare che saranno loro a far emergere la Verità con la V maiuscola.” “Noi non abbiamo bisogno di persone che negano l'evidenza, non abbiamo bisogno di chi vuole riscrivere la storia del nostro Paese. Noi abbiamo bisogno di verità. Di una verità dovuta a un Paese sfregiato da apparati e organizzazioni senza scrupoli. E davvero questi personaggi ambigui pensano che ci arrenderemo? Assolutamente no. Noi diamo fastidio, ce l'hanno detto spesso, e continueremo a dare fastidio; continueremo a lottare, continueremo a pretendere il diritto alla verità. Perché senza verità un Paese non può dirsi libero, senza verità un Paese non può dirsi giusto. E noi non smetteremo mai di cercarla". 

Foto © Jamil El Sadi 

ARTICOLI CORRELATI 

Un unico filo nero dietro le stragi italiane: mafia P2 Cia e neofascisti
di Giorgio Bongiovanni 

Scarpinato e de Magistris: servizi segreti Usa cavalcarono le stragi contro nostra sovranità  

Tescaroli: ''Il diritto alla verità è principio costituzionale, sulle stragi ancora vuoti''

Limiti: “Siamo di fronte a un palese tentativo di depistare la verità su Via d’Amelio”

De Magistris: “La separazione delle carriere inciderà tantissimo sul diritto alla verità”

Salvatore Borsellino: ''Sulle stragi vogliamo Verità non l'oblio. Lottiamo per questo diritto''

Bologna, 29 e 30 Novembre - ''Il Diritto alla Verità'' 

Stragi e verità, i giornalisti: resistiamo alla riscrittura della storia e agli attacchi del potere  

ANTIMAFIADuemila
Associazione Culturale Falcone e Borsellino
Via Molino I°, 1824 - 63811 Sant'Elpidio a Mare (FM) - P. iva 01734340449
Testata giornalistica iscritta presso il Tribunale di Fermo n.032000 del 15/03/2000
Privacy e Cookie policy

Stock Photos provided by our partner Depositphotos