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"Non ci dovrebbe essere bisogno di un congresso per affermare l'esigenza che sia riconosciuto a livello normativo il diritto alla Verità. Il diritto alla verità dovrebbe essere un diritto naturale cioè un principio universale di giustizia insito nella natura umana e preesistente a qualsiasi legge o norma stabilita dallo Stato. Dovrebbe essere. Ma purtroppo in questo nostro disgraziato Paese è un concetto che viene disatteso, negato, addirittura irriso, se dopo decenni di disperata ricerca della Verità e della Giustizia siamo costretti, noi familiari di vittime di mafia, e non soltanto di mafia, ad ascoltare quello che dovrebbe essere un ministro della Giustizia che ci esorta addirittura all’oblio”. A dirlo è Salvatore Borsellino in apertura del Congresso nazionale organizzato dal Movimento Agende Rosse, a Bologna, dal titolo “Il diritto alla Verità”. Un evento che vede la partecipazione di giuristi, magistrati, politici, avvocati, giornalisti, storici e familiari delle vittime.
"All'oblio, cioè alla cancellazione dalla nostra mente, dai nostri pensieri, dai nostri ricordi, di ferite che si sono aperte decenni e decenni di anni fa e che neanche il tempo potrà mai rimarginare, ma che bruciano ancora di più se, come è successo per decine di familiari di vittime, questa Giustizia e questa Verità vengono ostinatamente disattese e negate - ha aggiunto Borsellino - Come Movimento delle Agende Rosse abbiamo voluto organizzare questo convegno perché da anni ci battiamo, tra depistaggi di ogni tipo, prima di Stato, come sono stati definiti nella sentenza del Borsellino Quater, ma anche avallati dalla Procura di Caltanissetta nel corso di almeno due processi, ed ora anche istituzionali, perché portati avanti da quella che dovrebbe essere una commissione parlamentare antimafia, non soltanto per la Verità sulla strage di via d'Amelio, ma anche per la Verità sulle altre stragi, attentati ed omicidi che hanno insanguinato il nostro Paese e per tante delle quali questa Verità tarda ancora troppo ad arrivare". 





"E' per questo che ci siamo impegnati con tutte le nostre forze a creare un Coordinamento Nazionale tra le Associazioni di Familiari di Vittime si Stragi e Attentati in Italia, perché troppo spesso siamo soltanto noi, familiari di vittime, a chiedere ostinatamente una Verità e una Giustizia che non per anni, ma per decenni, ci viene negata e troppo spesso ci sentiamo soli in questa lotta. Anche se le storie di ciascuno di noi e le storie di ciascuna associazione sono diverse, le motivazioni di molte di queste stragi e attentati sono legate dagli stessi obiettivi e dallo stesso filo nero che le lega, dagli stessi ispiratori e dagli stessi esecutori. Hanno una matrice comune che oggi un sistema di potere, che forse di questo percorso eversivo ha beneficiato, sta tentando di cancellare, di ricoprire con l’oblio". E poi ancora ha proseguito: "Contro questa macchinazione oggi la nostra voce si leva più forte, ma purtroppo ancora inascoltata e spesso addirittura occultata dai mezzi di informazione ormai troppo, nella quasi totalità, a questo sistema di poteri asserviti. E' per questo che abbiamo voluto organizzare questo congresso a Bologna, e ringraziamo l'Amministrazione Comunale di averci accolto e di averci dato il patrocinio, perché in questa città è avvenuta una delle più gravi stragi  che hanno insanguinato il nostro Paese e questa città, grazie ai suoi cittadini che subito hanno saputo reagire accorrendo in massa per soccorrere le vittime della strage e stringendosi poi attorno ai familiari delle vittime, ha saputo negli anni, per la prima volta, arrivare all'individuazione ed alla condanna degli esecutori materiali della strage, dei suoi ispiratori e dei suoi finanziatori". 





"Purtroppo la stessa cosa non posso dire per le stragi di Capaci e di via d’Amelio - ha continuato il fratello di Paolo Borsellino - Due stragi strettamente legate l'una all’altra, per le quali siamo ancora molto lontani dall'avere Giustizia e Verità e per le quali sarà fondamentale, spero, il principio del diritto alla Verità che discuteremo in questo congresso che è stato fortemente voluto dal nostro Movimento. Il simbolo del nostro Movimento è un'Agenda Rossa, simbolo di quell'Agenda che è stata trafugata dalla macchina di Paolo ancora in fiamme e sul furto ed occultamento della quale non solo non si è arrivati alla Verità, ma non c'è stato neanche mai un processo nel quale si sia, attraverso la sua fase dibattimentale, cercato di arrivare a far emergere questa Verità. 
Adesso finalmente un processo ci sarà, ma sarò io ad essere imputato di diffamazione aggravata perché in questa mia disperata ricerca della Verità ho espresso in pubblico la mia opinione su dove, secondo me, andrebbe cercata l'Agenda Rossa piuttosto che cercarla nelle case dei morti, come Tinebra e La Barbera”. “Adesso - ha concluso - la mia speranza, persa ormai la speranza di avere Giustizia nella frazione di vita che ormai mi resta, è che da questo congresso si possa almeno levare una voce a favore di questo Diritto alla Verità che troppo spesso e troppo a lungo continua ad esserci negato".  

Foto © Jamil El Sadi 

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