A Bologna il 29 e 30 novembre, i familiari delle vittime a confronto con storici, giuristi, magistrati e politici
“Sono più di trent’anni che noi familiari delle vittime delle stragi chiediamo verità e giustizia. Non solo le nostre richieste sono rimaste inascoltate, ma addirittura oggi un guardasigilli, ex magistrato, sostiene che a volte bisogna arrendersi e accettare l’oblio. Inammissibile”. A dirlo, commentando a Il Fatto Quotidiano le parole del ministro Nordio sul giallo di Garlasco, è Salvatore Borsellino, fratello di Paolo Borsellino. “Credo che questa proposta faccia parte di un’operazione strategica: cancellare le responsabilità che emergono dagli atti giudiziari anche in assenza di condanne. Mi ricorda l’improcedibilità della riforma Cartabia: se un processo dura troppo, scompare. È lo Stato che rinuncia a dare giustizia a chi è vittima di un reato”. Proprio per fare fronte comune contro questo colpo di spugna Borsellino ha organizzato un convegno a Bologna per il prossimo 29 e 30 novembre. Un evento in cui i familiari delle vittime di mafia e terrorismo si confronteranno con alcuni storici, giuristi del calibro di Gaetano Azzariti, giornalisti come Sigfrido Ranucci e la vicedirettrice del Fatto Maddalena Oliva, magistrati e politici, da Luca Tescaroli a Roberto Scarpinato. “Bologna è un simbolo: tra le città italiane colpite da una strage è l’unica che è riuscita ad avere verità e giustizia. Ringrazio il sindaco per il patrocinio del Comune”. Lo scopo del convegno è “formulare una proposta che ritengo fondamentale: il diritto alla verità deve essere affermato a livello normativo”. “Devo confessare - ha aggiunto - che ormai non nutro più speranza di avere una verità giudiziaria. Per questo sarebbe fondamentale avere una verità storica condivisa. Purtroppo si va in senso opposto: i fatti vengono cancellati, si tenta di riscriverli. In futuro le nuove generazioni avranno informazioni limitate e temo inesatte su quello che è successo nel nostro Paese”.
Borsellino ha poi parlato della denuncia del generale Mario Mori. “Se mi preoccupa un processo? Al contrario. Mi ha denunciato per le cose che ho detto sull’agenda rossa quindi finalmente ci sarà un dibattimento sulla scomparsa del diario di mio fratello”. L’ex generale del Ros ed ex direttore del Sisde era stato accusato la scorsa estate da Borsellino di conoscere il contenuto dell’agenda rossa del fratello e di usarlo per influenzare i lavori della Commissione Antimafia. “Sono pronto a ripeterlo davanti al giudice. Il mio avvocato, Fabio Repici, chiederà la produzione delle intercettazioni che, secondo Report, dimostrano le pressioni di Mori. La presidente Colosimo ha replicato spiegando di essere pilotata solo dai figli di Paolo Borsellino. È una frase detta per emarginarmi, per sottolineare che lei ascolta solo i figli e nessun altro parente. Io continuo a pensare che questa commissione stia portando avanti un depistaggio istituzionale, come l’ha definito Scarpinato. Da quello che leggo, tra l’altro, è intervenuto persino il Quirinale per bloccare l’allontanamento di Scarpinato e De Raho da San Macuto”. Ultima battuta sulla riforma delle carriere e sul tentativo della maggioranza di darne legittimità rifacendosi alle parole, decontestualizzate, di Paolo Borsellino. “Si cercano di enucleare frasi di mio fratello o di Giovanni Falcone per usarle nel dibattito referendario. Ma all’epoca era entrato in vigore il nuovo codice e si discuteva della separazione delle funzioni, non della scissione del Csm. Questa riforma - ha concluso - credo che invece sia solo il primo passo per limitare l’indipendenza della magistratura”.
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