L’ex assessore alla Cultura di Palermo: “Israele va punito. Paesi Arabi? C’è chi ha fatto affari coi sionisti. Abu Mazen ha sbagliato tutto, in Palestina serve nuova leadership”
Nuova puntata del podcast “Duemila Secondi” di ANTIMAFIADuemila. Ospite in studio Adham Darawsha, palestinese, ex assessore alla Cultura di Palermo e membro della comunità palestinese “Voci nel Silenzio”. Darawsha ha tracciato un quadro profondo e critico della situazione palestinese: dalla fragile tregua nella Striscia di Gaza all’assenza di una leadership unitaria, dal ruolo di alcuni Paesi arabi al progressivo indebolimento della solidarietà internazionale. Una riflessione che intreccia analisi politica e dolore personale, con un invito diretto al popolo palestinese e alla comunità globale.
Per Darawsha, il problema centrale non è solo la devastazione di Gaza o l’occupazione israeliana in Cisgiordania: è anche il vuoto politico palestinese. Ricorda che in Cisgiordania non si vota dal 2009 e che il popolo palestinese ha perso la prospettiva strategica. Si chiede se l’OLP non debba essere “resuscitata” come organismo rappresentativo dell’intero arco politico palestinese. Darawsha punta poi il dito verso alcuni Paesi arabi: “Ci sono Paesi arabi che hanno contribuito, finanziato e supportato logisticamente il genocidio a Gaza, come il Marocco.”
La questione palestinese, spiega, è tornata al centro dell’agenda internazionale “dal Giappone al Canada” solo grazie alla resistenza del popolo palestinese. Tuttavia, chi lo rappresenta - l’Autorità Palestinese di Abu Mazen - ha scelto di accordarsi con la potenza occupante, senza ottenere alcun risultato sulla fine dell’occupazione, cioè il primo problema di Gaza e Cisgiordania. Il genocidio di Gaza è stato “la più grande operazione di disumanizzazione dalla Seconda guerra mondiale”, sottolinea, ricordando che, nonostante l’enorme potenza di fuoco impiegata - equivalente a “sei bombe nucleari di Hiroshima” - la popolazione non è stata piegata e i palestinesi sono rimasti nella Striscia di Gaza. Per questo, afferma, “mi arrabbio quando si parla di Gaza senza riconoscere la resistenza di uomini e donne che per due anni hanno affrontato una campagna militare pazzesca".
Ormai, commenta, agli occhi dell’Occidente “la questione palestinese è diventata umanitaria, e questo è un danno politico”. In tale prospettiva, anche il recente riconoscimento simbolico dello Stato di Palestina da parte di vari Paesi non risolve nulla: “Che Stato hanno riconosciuto? Con quali confini? Chi lo governerà? È stato un modo per rimandare tutto a futuri negoziati, cioè rimettere la palla nel campo degli israeliani.” Ricorda inoltre che uno Stato palestinese avrebbe già dovuto vedere la luce “nel 1998 con Oslo, con un territorio definito”. Stati Uniti ed Europa, in tutti questi anni, hanno sostenuto Israele oltre ogni limite, fino a quando l’opinione pubblica - indignata dalle “immagini insopportabili” di Gaza - non li ha costretti a rivedere almeno in parte le proprie posizioni. Ma si tratta, secondo lui, di un’ipocrisia: “Il vero obiettivo di tutti questi governi è quello di sbarazzarsi dei palestinesi, cosa che non avverrà mai".
Darawsha è un fiume in piena. Critica l’incoerenza del centrosinistra, che da un lato sventolava la bandiera palestinese e dall’altro non ha mai adottato posizioni concrete di condanna verso Israele, come il ritiro dell’ambasciatore italiano da Israele. Lo stesso vale per alcuni Paesi arabi: “Sono molto arrabbiato - commenta - ci sono Paesi come il Marocco, che hanno contribuito, finanziato e supportato logisticamente il genocidio a Gaza.” Infine, una battuta - da ex membro delle istituzioni - sull’inchiesta contro Totò Cuffaro, ritenuto dai pm di Palermo il dominus di un comitato d’affari che pilotava appalti e concorsi pubblici: “Cuffaro è il sintomo di un sistema di potere malato in vigore da anni in Sicilia. È il dito, non la luna.”
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