Il procuratore segnala una “rarefazione dello scontro” tra famiglie ma avverte: “Cercano di giocare un ruolo nelle campagne elettorali”
Il procuratore capo di Prato, Luca Tescaroli, lancia un nuovo allarme sulla crescita e sull’evoluzione della criminalità cinese in Italia e in Europa. In un’intervista concessa a l’Espresso, il magistrato descrive un quadro che, pur mostrando una “rarefazione dello scontro” tra clan, continua a delineare Prato come l’epicentro delle attività mafiose cinesi nel continente. Una realtà che, secondo Tescaroli, resta “profondamente preoccupante”.
Nonostante un’apparente diminuzione degli scontri interni, la violenza utilizzata dai gruppi criminali cinesi operativi nel territorio pratese avrebbe assunto modalità sempre più gravi e strutturate. Modalità tipiche delle mafie più affermate in Europa che preferiscono l’inabissamento alla manifestata violenza.
Le famiglie mafiose continuano a ricorrere ad aggressioni, minacce, incendi e, in alcuni casi, perfino omicidi, con modalità che Tescaroli paragona ai fatti di sangue delle organizzazioni del Sud Italia: “È un segno distintivo rispetto al passato”, afferma il procuratore. La radice del fenomeno resta l’enorme interesse economico che ruota attorno al distretto tessile, dove sfruttamento di manodopera, traffici illeciti e controllo violento delle attività costituiscono una costante.
Infiltrazioni e rapporti con istituzioni e politica
Uno degli aspetti più allarmanti segnalati da Tescaroli riguarda la crescente vocazione dei clan cinesi a costruire relazioni con figure delle istituzioni e forze dell’ordine:
“Hanno capito che in questo modo possono raggiungere risultati qualitativamente più significativi”, spiega. Secondo il procuratore, le organizzazioni mafiose cercherebbero anche di giocare un ruolo nelle campagne elettorali, tentativi di influenza che dimostrerebbero una crescente capacità di inserirsi nel tessuto socio-politico italiano.
Prato, hub europeo della mafia cinese
Tescaroli sottolinea come le imprese legate ai clan pratesi abbiano ormai ramificazioni che superano i confini italiani: “Le strutture imprenditoriali pratesi hanno filiali e dislocazioni a Roma, in Spagna, in Francia e gestiscono affari con diverse capitali dell’Europa”. Il centro nevralgico resta tuttavia Prato, grazie alla sua posizione strategica, alle connessioni logistiche e all’enorme concentrazione di attività manifatturiere. Una centralità che, secondo il procuratore, “suscita ancora di più gli appetiti violenti di questi gruppi criminali”.
Lo scontro al Macrolotto: tensioni nel cuore di Chinatown
Le parole di Tescaroli trovano conferma nei fatti avvenuti qualche giorno fa durante una manifestazione sindacale nel distretto del Macrolotto, cuore della Chinatown pratese, dove oltre quindici cittadini cinesi hanno aggredito alcuni lavoratori in sciopero, mentre questi gridavano “Mafia, mafia, mafia”. Nello scontro sono rimasti coinvolti anche agenti della Digos, intervenuti per evitare che la situazione degenerasse. Due poliziotti sono rimasti feriti e tre cittadini cinesi - di 27, 30 e 60 anni - sono stati fermati e risultano indagati per resistenza a pubblico ufficiale e lesioni. Non si tratta di episodi isolati: la Procura collega l’accaduto a una più ampia dinamica di violenza e intimidazione legata alla gestione criminale delle aziende del distretto. Un fenomeno che Tescaroli definisce apertamente come una “guerra di mafia”, nota ormai anche come la “guerra delle grucce”, simbolo del controllo feroce sulla produzione e distribuzione nel settore tessile.
Una sfida per la magistratura
Il procuratore non nasconde le difficoltà operative del suo ufficio, da tempo in carenza di magistrati e personale e con molti arretrati nei cassetti. Una fragilità istituzionale che rischia di lasciare terreno ai gruppi criminali proprio nel momento in cui questi stanno affinando strategie e capacità di penetrazione nel territorio. La lotta alla mafia cinese, conclude Tescaroli, richiede strumenti adeguati, risorse e consapevolezza politica: perché, nonostante la “rarefazione dello scontro”, a Prato si combatte ancora una delle battaglie più complesse del panorama criminale europeo.
Foto © Imagoeconomica
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