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La nuova puntata di "Duemila Secondi", il podcast di ANTIMAFIADuemila. Il caporedattore Aaron Pettinari e il redattore Francesco Ciotti, hanno attraversato tre snodi critici dell’attualità: la nuova udienza del processo sul depistaggio delle indagini sulla strage di Capaci, l’inchiesta siciliana sulle gare d’appalto che coinvolge l’ex governatore Salvatore Cuffaro, e la crisi senza precedenti che sta travolgendo il governo ucraino di Volodymyr Zelensky tra crollo delle infrastrutture energetiche, accerchiamenti sul fronte e maxi tangenti. Nell’aula della Corte d’Assise di Caltanissetta si è tenuta mercoledì un’udienza destinata a far discutere. A testimoniare è stata Marianna Castro, ex compagna dell’ex poliziotto Giovanni Peluso, quest’ultimo imputato per concorso esterno in associazione mafiosa, mentre i generali dei Carabinieri Angiolo Pellegrini e Alberto Tersigni sono accusati di depistaggio.
La Castro ha riferito un episodio risalente al 1997, quando Peluso la portò sul luogo della strage di Capaci mostrandole - a suo dire - dov’era stato collocato l’esplosivo e da dove sarebbe partito il segnale di attivazione. È qui che arriva la frase più dirompente della sua deposizione: “Mi disse che il telecomando non l’aveva premuto Brusca ma i servizi segreti, loro”. 
Pettinari ha collegato le parole della teste alle ipotesi investigative già discusse negli anni: dalla possibile doppia carica di esplosivo a presenze anomale nei dintorni dell’autostrada.
Il secondo capitolo della puntata riguarda l’inchiesta palermitana sul presunto comitato d’affari che avrebbe pilotato appalti e concorsi pubblici nelle aziende sanitarie. Nell’indagine sono coinvolte 18 persone, tra cui l’ex ministro Saverio Romano e l’ex governatore Salvatore Cuffaro, indagato per corruzione, turbativa d’asta e associazione a delinquere. Cuffaro, comparso ieri davanti al gip, si è avvalso della facoltà di non rispondere, riservandosi di rilasciare dichiarazioni spontanee. Ma alcune sue affermazioni, pronunciate durante la perquisizione dei carabinieri del Ros a casa sua, sono state verbalizzate e depositate agli atti. Pettinari, nel podcast, ha ricordato come Cuffaro - già condannato in via definitiva per favoreggiamento a Cosa nostra - avesse scontato la pena senza mai “tradire” la rete politico-amministrativa della quale aveva fatto parte. “Forse sarebbe stato ancora più decente non tornare in politica, dedicandosi davvero solo al sociale”. 
La terza parte della puntata affronta un quadro internazionale sempre più teso. L’Ucraina è allo stremo sotto i colpi dell’offensiva russa che, negli ultimi mesi, ha preso di mira soprattutto le infrastrutture energetiche, provocando blackout estesi e colpendo anche nodi ferroviari cruciali. Solo nelle ultime ore diversi attacchi hanno causato morti e feriti. Secondo Bloomberg, circa il 60% della capacità energetica ucraina sarebbe attualmente compromessa. Un dato devastante mentre si avvicina un inverno che gli analisti definiscono potenzialmente “catastrofico”. 
In questo contesto drammatico è esplosa anche una maxinchiesta di corruzione che coinvolge Timur Mindich, amico personale di Zelensky e noto produttore televisivo. L’indagine ruota attorno a un sistema di tangenti e fondi sottratti che avrebbe generato un “buco” da 100 milioni di euro. Le intercettazioni descritte dai media ucraini includono perfino lamentele di funzionari costretti a trasportare valigette da oltre un milione di euro. La crisi politica coincide con una situazione militare delicatissima, segnala Francesco Ciotti.  la città di Pokrovsk - ultimo grande baluardo del Donbas prima dei centri strategici di Kostjantynivka e Slov’jans’k - sarebbe prossima a cadere, aprendo ai russi corridoi operativi decisivi. Zelensky, pertanto, “vacilla come mai prima. Il fronte arretra, l’inverno arriva e lo scandalo energetico rischia di minare le fondamenta stesse del suo potere”. 

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