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Il comunicato dell’ex procuratore generale di Palermo

"Il senatore Balboni di Fratelli d'Italia ha dichiarato oggi nel corso della trasmissione Tagadà che mi sono 'giustamente beccato una querela del sottosegretario Fazzolari' per una domanda che avevo formulato a Sigfrido Ranucci nel corso della sua audizione alla commissione Antimafia. Se la notizia fosse vera, dovremmo prendere atto che siamo passati dalle querele temerarie nei confronti di giornalisti che fanno inchieste sgradite, alle querele temerarie nei confronti di parlamentari della minoranza che osano fare domande sgradite nell'esercizio del loro mandato. Se la notizia fosse falsa, dovremmo prendere atto che il senatore Balboni dice menzogne in una trasmissione televisiva di grande ascolto. Attendiamo di sapere quale sia la verità tra le due" ha affermato l’ex procuratore generale di Palermo e oggi senatore M5s Roberto Scarpinato.
Il contesto è noto. Durante l’audizione di Sigfrido Ranucci in commissione antimafia l’ex magistrato gli aveva chiesto: “Dopo una puntata di Report che riguardava la presidente del Consiglio Meloni, lei ha dichiarato di essere stato pedinato su richiesta del sottosegretario Fazzolari (Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri e ha ricevuto dal Presidente del Consiglio la delega all’Attuazione per il programma di Governo, ndr): ci vuole raccontare meglio questo episodio e farci capire se ci può essere una connessione con quello che le è accaduto?”
Dopo di ciò il giornalista aveva chiesto la seduta secretata per proteggere le informazioni sensibili che ha rivelato ai commissionari. Il fatto aveva provocato l’immediata replica del sottosegretario Fazzolari e di tutta la maggioranza di governo che in coro avevano urlato al complotto.
In particolare Fazzolari aveva detto che questa domanda ci si era spiegato ti oltre il limite della “decenza”.


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Giovanbattista Fazzolari


Il giorno dopo, in commissione vigilanza Rai, Ranucci aveva specificato che era “stata la stessa commissione antimafia ad aver giudicato interessanti le informazioni in merito al caso del sottosegretario, o sensibili al punto tale da chiedere la segretazione” – ha dovuto spiegare il giornalista – aggiungendo che “per me dire in un’udienza pubblica i nomi di persone che hanno fatto parte dei servizi segreti, che sono stati coinvolti nell’ipotesi di aver fornito delle notizie a Report, lo trovo rispetto delle istituzioni non renderli pubblici e quindi ho preferito tenere coperte queste informazioni. Credo che sia un atto di sensibilità. Mi risulta che il sottosegretario Giovanbattista Fazzolari, in seguito all’inchiesta che noi abbiamo fatto sul ruolo del padre della premier Meloni – col quale non ha rapporti da quando aveva 14 anni – abbia ispirato un’attivazione dei servizi per cercare di capire quali fossero le mie fonti, e c’è anche qualcuno qui dentro che può confermarglielo”. Il giornalista ha poi specificato di non aver mai detto “che Fazzolari mi ha fatto pedinare, non l’ho mai detto in nessuna sede”, ma che ha “ispirato l’attivazione dei servizi”.
“Perché non ha denunciato la cosa?”
, ha chiesto la deputata Kelany Sara. 
"La denuncia non l’ho fatta per un semplice motivo, perché io sono un uomo figlio delle forze dell’ordine, non sono una verginella. Quando lo Stato o un apparato che è lì per tutelare l’integrità dello Stato e la figura del Presidente del Consiglio dà anche informazioni che possono destabilizzarlo, io lo trovo normale che i servizi possano essere attivati per prendere delle informazioni. Quindi lo vedo con una certa naturalezza, questo. Me la sono tenuta per due anni, la dimostrazione è questa, perché io l’ho rivelato esclusivamente in una sede istituzionale come il Parlamento europeo, a domanda di un europarlamentare. Siccome sono abituato a rispondere alle domande, ho detto quello che sapevo, parzialmente, perché poi non posso raccontare tutti gli elementi, perché ce ne sono tanti e particolari. Nelle dovute sedi lo faccio per rispetto della democrazia”.

Foto © Imagoeconomica 

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