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L'intervento del procuratore all'evento dell'associazione AttivaPrato "Lo stato della legalità e della sicurezza a Prato"

Ho conosciuto in un primo momento la realtà pratese lavorando negli uffici fiorentini. La mia attenzione si è concentrata su aspetti 'patologici' che affliggono questo territorio e che sono sotto gli occhi di tutti. La criminalità rappresenta un problema: molteplici le attività delinquenziali riconducibili a cittadini nordafricani, est-europei e cinesi. Accanto a questa problematica, esiste quella della presenza consolidata di esponenti di tipo mafioso”.
Ha esordito così Luca Tescaroli, procuratore capo di Prato, intervenuto il 12 novembre durante un incontro sulla legalità e la sicurezza organizzato dall’associazione AttivaPrato nel salone consiliare del palazzo comunale. Numerosi i cittadini presenti.
Dopo aver ricordato la strage di via dei Georgofili — sottolineando come Antonino Messana, l’uomo nella cui abitazione di Prato venne imbottito di tritolo il Fiat Fiorino usato per l’attentato — il procuratore si è concentrato sul presente, illustrando il modus operandi messo in luce da numerosi imprenditori cinesi.
Nella sua disamina il procuratore ha ricostruito un sistema ormai radicato di imprese “apri e chiudi”, attive nell’illegalità, che non solo eliminano la concorrenza leale, ma provocano anche “danni economici enormi” alle casse del Paese, trasferendo ingenti risorse verso la Cina. A questo quadro si aggiungono lo sfruttamento lavorativo e l’ingerenza della criminalità organizzata, con la presenza sia della ’Ndrangheta sia della mafia cinese.
Prato ha una sua centralità criminale significativa che pone la città in cima alle emergenze in Toscana - ha detto Tescaroli -. La presenza della criminalità cinese è uno dei principali problemi che stiamo incontrando: è stato generato un sistema economico parallelo a quello legale, che opera su base transnazionale seguendo più fasi la prima fase riguarda la fornitura della materia prima importata dalla Cina, che arriva in Italia tramite il porto di Gioia Tauro o altri scali. Merce che viene fatta confluire in Ungheria, dove vengono create imprese-fantoccio per aggirare il pagamento dell'Iva. Una volta in Italia, la materia prima viene lavorata da imprese 'apri e chiudi': sono stati riscontrati casi in cui questo meccanismo si è ripetuto per oltre un ventennio. Si tratta di un sistema diffuso che caratterizza il settore del pronto moda e che crea un danno enorme per il fisco italiano, in quanto le risorse vengono in larga parte riportate in Cina in contanti o tramite criptovalute".





Il procuratore ha raccontato di casi in cui, seguendo i flussi di denaro, le indagini conducevano prima alle Seychelles e poi direttamente alla Cina. E ha lasciato intendere che le autorità italiane faticano a trovare collaborazione nel governo di Pechino. "Ci siamo trovati contro un muro di gomma” le sue parole, a proposito dell'atteggiamento mostrato dalla Repubblica Popolare Cinese.
Il procuratore ha richiamato l’attenzione dei presenti sui possibili collegamenti tra criminalità cinese, forze dell’ordine e politica, accennando anche alle faide tra bande orientali esplose durante la cosiddetta “guerra delle grucce”. Tescaroli ha quindi ripreso le principali indagini degli ultimi anni, che hanno evidenziato la presenza di centri di potere e di ramificazioni interne alla comunità cinese capaci di estendersi da Prato fino a Roma, e oltre.
La realtà criminale cinese vede una forma di contrapposizione che ha visto esplodere una contesa nelle grucce e nella logistica, con incremento azioni a base violenta da parte del gruppo dominante. Bisogna pensare alla criminalità cinese non come un monolite, ma come strutture parallele che operano in settori diversi. Ci sono anche gruppi che si contendono lo sfruttamento della prostituzione e dell'immigrazione. E che sono riusciti ad allearsi con 'Ndrangheta, sacra corona unita e mafia albanese – ha concluso il magistrato - pur essendo realtà chiusa, quella cinese ha manifestato interesse nell'avviare relazioni con amministrazioni e forze dell'ordine. E il quadro è preoccupante: mi è sembrato che in passato non fosse stata compresa e contestata la situazione. Vedo se non altro segnali importanti che inducono ad essere ottimisti, come la collaborazione di imprenditori e cittadini cinesi. E vedo un impegno corale da parte delle istituzioni. La realtà pratese è compromessa sotto il profilo delle legalità, ma sono convinto che questa realtà possa mutare al meglio in un periodo di tempo ragionevole”.

Fonte: firenzetoday.it

Foto © Devid Tronchin

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