
Busto in bella vista con il braccio alzato: Benito Mussolini compare in una foto del 10 giugno 2015 assieme all’attuale presidente della Commissione Antimafia, Chiara Colosimo, in compagnia di Pamela Perricciolo, ex agente televisiva di Pamela Prati.
Poi le parentele: Chiara Colosimo è nipote dello zio Paolo Colosimo, condannato per aver fatto da tramite tra il faccendiere di estrema destra Gennaro Mokbel e la ‘Ndrangheta.
Infine, la legge contra personam per estromettere dai lavori della Commissione Antimafia l’ex procuratore generale di Palermo e oggi senatore Roberto Scarpinato e l’ex procuratore nazionale antimafia Federico Cafiero de Raho.
Sono questi gli argomenti dell’inchiesta 'Nostalgia canaglia' di Giorgio Mottola di Report, andata in onda ieri su Rai 3 e condotta dal giornalista Sigfrido Ranucci. La presidente dell’Antimafia, davanti alla foto, ha detto di non ricordare: proprio lei che è cresciuta politicamente nel MSI sotto la guida di Fabio Rampelli, maestro di Giorgia Meloni, e che all’epoca aveva già alle spalle il primo mandato come consigliera regionale di Fratelli d’Italia ed era stata candidata alla Camera dei deputati.
Inoltre, non era nuova a certe frequentazioni: “Sinceramente sono meravigliata anche di averla fatta (la foto, ndr) perché non è nel mio stile, anzi. Detto tra di noi, sono sempre stata quella più esterna a queste cose”.
Buono a sapersi, ma se lei è la più “esterna”, gli altri come sono? Pamela Perricciolo, intervistata da Mottola, ha detto di essere “ancora di destra” negando di aver avuto un busto di Mussolini: “Ma quando mai? Un busto non ce l’abbiamo mai avuto di Benito Mussolini. Dove l’hai trovata ‘sta foto?”, e poi: “Pensa a quanto poteva essere grave che la teniamo sul profilo da anni… Non lo so, non mi ricordo di ‘sta foto, ma se tu dici che c’è ‘sta foto ci sarà ‘sta foto”. Nella puntata di Report è stato fatto vedere anche altro: un video girato nella sezione dell’ex MSI a Garbatella, in cui dietro l’attuale presidente della Commissione Antimafia era perfettamente visibile un murale dedicato a Corneliu Zelea Codreanu, fondatore della Guardia di Ferro, il gruppo terroristico fascista nato negli anni ’30 in Romania. L’immagine rispuntò fuori anni dopo, quando Chiara Colosimo fu eletta consigliera in Regione Lazio.

L'intervista di Giorgio Mottola a Chiara Colosimo
I rapporti con Paolo Colosimo
Quanto allo zio Paolo Colosimo la presidente dell’Antimafia ha ribadito di “non aver più avuto rapporti con lui” da quando fu arrestato.
Paolo Colosimo, morto lo scorso febbraio, è stato un avvocato penalista con studio ai Parioli, è stato condannato in via definitiva nel 2018 per il ruolo avuto nella mega truffa da un miliardo di euro, Fastweb-Telecom Sparkle, ideata da Gennaro Mokbel, e per aver fatto da tramite tra Mokbel e la ‘Ndrangheta, allo scopo di far arrivare i voti delle cosche calabresi all’ex senatore del Pdl, Nicola Di Girolamo. “Paolo Colosimo – ha ricostruito Paolo Mondani, giornalista di Report – era tra i penalisti romani più importanti, più conosciuti. Presenta gli esponenti dell’‘Ndrangheta di Isola Capo Rizzuto, Giuseppe Arena era un suo cliente; li presenta il genero Mokbel. Il genero Mokbel ha la necessità di portare in Parlamento un suo uomo, il suo uomo è Nicola Di Girolamo. Nicola Di Girolamo verrà eletto alle politiche del 2008 nelle liste del Pdl e sulla base dei voti che gli avrà dato l’‘Ndrangheta. 
Gennaro Mokbel, a sinistra, e Nicola Di Girolamo, a destra
La cosca Arena di Isola Capo Rizzuto raccoglierà i voti in particolare nella circoscrizione estera di Bruxelles, dove su 22.800 voti la maggior parte proveniva da schede di voto falsificate. Nei primi anni 2000 si avvicina ad Alleanza Federalista, che era il movimento ispirato all’idea di Gianfranco Miglio, l’ideologo della Lega che voleva dividere l’Italia in tre macro-regioni, e voleva prenderne la guida. Negli anni ci proverà anche sulla base della sua ricchezza, non ci riuscirà, e quindi a questo punto fonda un altro partito, il Partito Federalista Italiano, nel quale probabilmente avrebbero fatto parte estremisti di destra, mafiosi, prestanome di mafiosi. Mambro e Fioravanti stessi avevano lavorato per questo progetto politico.” Al progetto politico di Gennaro Mokbel collaborarono attivamente i due ex terroristi neofascisti Giusva Fioravanti e Francesca Mambro, condannati in via definitiva per la strage di Bologna. Dalle intercettazioni emerge che Fioravanti facesse da consigliere politico a Mokbel, suggerendogli, tra le altre cose, di aprire una rubrica fissa su un giornale. Francesca Mambro, invece, aveva iscritto ad Alleanza Federalista anche i suoi parenti e redigeva articoli per conto del faccendiere. In un’altra intercettazione, Gennaro Mokbel sostiene di aver speso 1.200.000 euro per tirare fuori dal carcere Mambro e Fioravanti.
A Report ha parlato Emanuele Macchi di Cellere, ex membro dei NAR, l’organizzazione terroristica di estrema destra nata a Roma alla fine degli anni ’70. Anche se non ha mai ucciso nessuno, ha trascorso in galera poco meno di 21 anni per banda armata.
Quando è uscito dal carcere, Macchi di Cellere ha assistito all’improvvisa ascesa di Mokbel negli ambienti della destra romana.
Per Macchi, Mokbel era veramente potente a Roma: “Aveva tanta gente. Aveva un bel esercito di persone che stavano per lui, sì. Siamo amici da ragazzini. Conoscevo il padre e tutta la famiglia da quando siamo ragazzi. Paolo ha difeso le persone che stavano dentro (ai NAR, ndr), sicuramente. Le ha difese non facendosi pagare, con un grandissimo affetto”. Colosimo ha sempre sostenuto, ripetiamo, di aver interrotto ogni rapporto con lo zio dopo l’arresto, nel 2010. 
Ma Report ha mostrato documenti che sembrano smentire questa versione. Nel 2014, la parlamentare avrebbe fatto da tramite tra l’agenzia Aicos e lo studio legale Colosimo, guidato proprio dallo zio. In una mail mostrata da Mottola, la deputata invia una lettera legale firmata dal cugino Francesco, figlio di Paolo. “Non ho mai fatto da intermediaria, avrò solo girato una mail. Io non ho mai incontrato mio zio”, ha replicato la presidente dell’Antimafia.
E poi, quelli ad essere in conflitto di interessi sarebbero Roberto Scarpinato e Cafiero de Raho.
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