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Parla l’avvocato ed ex senatore che ha denunciato il Governo. Sorgi: “Arrestato per chiudere il caso”

"A questo punto il governo dovrebbe dire 'abbiamo sbagliato, chiediamo scusa'". A parlare è Luigi Li Gotti, ex parlamentare dell’Italia dei Valori, già sottosegretario nel secondo governo Prodi, con un passato giovanile nel Msi e una lunga carriera da avvocato – è stato legale di alcuni tra i più importanti collaboratori di giustizia – noto per aver denunciato Giorgia Meloni, il sottosegretario Mantovano e i ministri Nordio e Piantedosi in merito al caso Almasri.
Secondo Li Gotti, la vicenda politica "è chiusa, il Parlamento ha detto no" alla richiesta di autorizzazione a procedere nei confronti del ministro dell’Interno, del Guardasigilli e del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega ai servizi. "Formalmente ha chiuso la partita – dice ai microfoni de La Stampa –. Semmai ora il problema è che la Cpi (Corte penale internazionale, ndr), avendo avuto queste risposte, deve procedere al deferimento dell’Italia dinanzi al Consiglio di sicurezza o all’Assemblea Onu. C’è già la richiesta del procuratore generale. Anche se ovviamente ci sarà il veto, ne basta uno...".
Ma, secondo l’avvocato, il punto è un altro. Dopo la versione di Piantedosi sul pericolo per presunti cittadini italiani in Libia, e quella di Nordio sulle carte arrivate "in ritardo" sul suo tavolo, quando Almasri se n’era già andato, ora – come ha scritto Marcello Sorgi nel suo editoriale – potremmo conoscere la quarta versione della storia: quella di Almasri. "Il quale – scrive Sorgi su La Stampa – oltre a essere stato trattato con molta cortesia in Italia, non soltanto per la comodità del viaggio di ritorno, potrebbe essere stato arrestato in Libia per rispettare, sì, formalmente la richiesta della Corte penale internazionale, ma per chiudere il caso subito dopo, senza consegnare il presunto imputato e accettandone i chiarimenti che vorrà fornire". "Se davvero dovesse finire così, l’Italia riceverebbe dalla Libia (e dalla Turchia, verrebbe da aggiungere, dato che si sa che Erdogan esercita su Tripoli una sorta di protettorato) un’amara lezione su come si adopera il segreto di Stato", aggiunge.
Una tesi che condivide anche l’avvocato Li Gotti, secondo cui Almasri, se interrogato, "potrebbe dire delle cose... – spiega – Può capitare che gli chiedano se c’erano accordi con l’Italia. Questo gestiva i flussi, stabiliva chi doveva partire e chi no... Un groviglio da cui il governo farebbe bene ad allontanarsi al più presto". Ed è lì, sottolinea l’avvocato, che si gioca la vera partita.
Li Gotti contesta inoltre le parole dell’ex sottosegretario, secondo cui l’Italia "ha gestito questa situazione nel modo peggiore possibile". "Hanno detto una serie di sciocchezze. Nelle difese al tribunale dei ministri hanno invocato lo stato di necessità, cosa che prima non avevano fatto – risponde l’avvocato, da poco in libreria con Stragi d’Italia. Il caso Almasri e tutto quello che Giorgia Meloni e il governo non vogliono ammettere (ed. Fuoriscena), scritto insieme a Saverio Lodato –. E infatti il tribunale dei ministri non l’ha preso in considerazione e ha chiesto il rinvio a giudizio".
Quanto alle versioni diffuse da fonti di governo, secondo cui Almasri sarebbe stato scarcerato in Italia perché già a gennaio si conosceva il mandato di cattura libico, Li Gotti replica con scetticismo: "Mi chiedo come potessero saperlo, visto che è stato emesso ora. Il mandato di cattura della Cpi è diverso dall’iniziativa delle autorità libiche, che contestano episodi specifici. Stanno facendo confusione. Di buona fede, qui, non vedo niente”.

Foto © Paolo Bassani

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