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Il giornalista e conduttore di Report in Vigilanza Rai: "Mai detto che mi ha fatto pedinare"

Andiamo per ordine.
L’altro ieri il conduttore di Report aveva chiesto la seduta segreta in commissione antimafia dopo una domanda posta dall’ex procuratore generale di Palermo Roberto Scarpinato in merito a dei pedinamenti che sarebbero stati ispirati dall’attuale sottosegretario Giovanbattista Fazzolari. Dopodiché il giornalista ha chiesto che venissero spente le telecamere; richiesta accolta da tutti i parlamentari presenti, che hanno votato all’unanimità per la segretazione. Un concetto molto chiaro, ma non per tutti.
È stata la stessa commissione antimafia ad aver giudicato interessanti le informazioni in merito al caso del sottosegretario, o sensibili al punto tale da chiedere la segretazione” – ha dovuto spiegare il giornalista e conduttore di Report Sigfrido Ranucci in commissione Vigilanza Rai – aggiungendo che “per me dire in un’udienza pubblica i nomi di persone che hanno fatto parte dei servizi segreti, che sono stati coinvolti nell’ipotesi di aver fornito delle notizie a Report, lo trovo rispetto delle istituzioni non renderli pubblici e quindi ho preferito tenere coperte queste informazioni. Credo che sia un atto di sensibilità. Mi risulta che il sottosegretario Giovanbattista Fazzolari, in seguito all’inchiesta che noi abbiamo fatto sul ruolo del padre del premier Meloni – col quale non ha rapporti da quando aveva 14 anni – abbia ispirato un’attivazione dei servizi per cercare di capire quali fossero le mie fonti, e c’è anche qualcuno qui dentro che può confermarglielo”. Il giornalista ha poi specificato di non aver mai detto “che Fazzolari mi ha fatto pedinare, non l’ho mai detto in nessuna sede”, ma che ha “ispirato l’attivazione dei servizi”.
“Perché non ha denunciato la cosa?”, ha chiesto la deputata Kelany Sara
“La denuncia non l’ho fatta per un semplice motivo, perché io sono un uomo figlio delle forze dell’ordine, non sono una verginella. Quando lo Stato o un apparato che è lì per tutelare l’integrità dello Stato e la figura del Presidente del Consiglio dà anche informazioni che possono destabilizzarlo, io lo trovo normale che i servizi possano essere attivati per prendere delle informazioni. Quindi lo vedo con una certa naturalezza, questo. Me la sono tenuta per due anni, la dimostrazione è questa, perché io l’ho rivelato esclusivamente in una sede istituzionale come il Parlamento europeo, a domanda di un europarlamentare. Siccome sono abituato a rispondere alle domande, ho detto quello che sapevo, parzialmente, perché poi non posso raccontare tutti gli elementi, perché ce ne sono tanti e particolari. Nelle dovute sedi lo faccio per rispetto della democrazia”. In tutto è durata tre ore la seduta in commissione, presieduta dalla senatrice Barbara Floridia (presente anche il direttore Rai Paolo Corsini). Fino alle undici di sera i membri della maggioranza di governo si sono strappati le vesti non per il fatto che a un giornalista sia stata messa una bomba sotto casa – quelle sono state parole di circostanza, non giriamoci intorno – ma per le inchieste svolte dalla trasmissione di Report e dalla sua squadra.





Piagnucolanti e ipocriti: ‘esprimiamo la nostra vicinanza a Ranucci ma Report fa troppe inchieste sul centro-destra’; ‘solidarietà a Ranucci ma è sembrato che ieri avesse fatto un teatrino, una macchinazione, con Scarpinato’; ‘solidarietà a Ranucci ma non doveva chiedere la seduta segreta in commissione antimafia su Fazzolari’; ‘solidarietà a Ranucci, ma non è che lei ha intenzione di candidarsi in politica, vero?’.
L’elenco delle assurdità è lungo.
Ranucci si è trovato, quindi, non nella condizione di audito ma di indagato, con l’accusa di aver fatto il suo lavoro.
Qualcuno ha ipotizzato che mi fossi messo la bomba da solo” aveva detto l’altro ieri all’antimafia. Non glielo hanno detto in faccia, ma poco ci è mancato. 

Le notizie non hanno colore politico

“Prima del 2021 la persona che era sottoposta a più inchieste era il ministro Speranza. Lo dico a beneficio di chi dice che abbiamo l’ossessione del centrodestra: noi abbiamo, purtroppo, il vizio di guardare chi amministra” ha detto Ranucci, rispondendo alle critiche di FdI e FI su quello che viene considerato uno “squilibrio” delle inchieste della trasmissione ai danni del centrodestra.
Abbiamo parlato anche della vicenda Covid. Sull’inchiesta Covid torneremo sicuramente. E ovviamente era più scomodo allora trattare questo tema, e trattare chi governava questo tema. Abbiamo parlato all’epoca anche delle mascherine, della vicenda che ha riguardato Arcuri”. “Non è vero – ha aggiunto – che noi, per esempio, non abbiamo mai parlato di Casaleggio, di Grillo. Abbiamo fatto delle inchieste che hanno comportato anche una reazione giudiziaria. Mi dispiace, onorevole Speranzon, io la ringrazio perché il suo grafico dimostra che Report ha lavorato in maniera magnifica. È la testimonianza che la mia squadra ha lavorato bene”.
“Io non ho un’appartenenza politica. Quindi per me una notizia non ha un colore politico. Io quello che ti garantisco, da uomo di produzione e giornalista, è che tu avrai tutte le puntate con delle notizie dentro, indipendentemente dal colore” ha poi detto.  


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L’attentato del 16 ottobre

L’attentato? “Una delle cose che mi tormenta di più è che non riesco a collegarlo a nessun evento in particolare. Ho dato ai magistrati delle informazioni per quello che riguarda le inchieste che stavamo facendo. Non entro nei dettagli, per la delicatezza delle indagini, ma le inchieste riguardavano lo sviluppo dell’eolico in Veneto. Abbiamo scoperto delle connessioni tra Matteo Messina Denaro, ’Ndrangheta e apparati politici che hanno consentito la nascita di un campo eolico mascherato da società con prestanomi, che è stato poi assorbito dalla municipalizzata di Verona” ha detto Ranucci al leghista Stefano Candiani, che aveva chiesto al conduttore di Report se avesse delle “sensazioni” sui possibili mandanti. “Questo fatto, che era in possesso solamente del nostro inviato e che era stato raccontato da un collaboratore di giustizia, preoccupa in collegamento all’attentato, perché proprio lo stesso giorno dell’attentato il collaboratore di giustizia che ci era stato d’aiuto e che aveva parlato con noi, viene trasferito d’urgenza in località segreta, come se qualcuno avesse la percezione che c’era qualcosa, un imminente pericolo” ha raccontato Ranucci. “Un’altra pista riguarda un ritrovamento che abbiamo fatto il 15 settembre, proprio in vicinanza dell’ordigno: il ritrovamento di una mitragliatrice prodotta da un’azienda italiana, abbandonata in un cantiere navale. Da questa inchiesta è nato un approfondimento dove ci sono interessi della criminalità organizzata non solo italiana, ma anche straniera. Anche questo è un elemento che è al vaglio della magistratura” ha concluso il conduttore di Report.  


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La squadra di Report in queste condizioni non può lavorare

L’altra cosa grave sono i ritardi con cui vengono rilasciate le matricole. Io credo che non ci sia una volontà nel penalizzare Report, credo che questa sia una delle perversioni della trasformazione in genere del piano industriale della Rai” ha spiegato Ranucci. “Io ho chiesto a febbraio la matricola, che significa poter indicare un luogo dove mettere un budget, dove fare le trasferte, dove fare i contratti. Sapete quando è stata rilasciata? Ad agosto. Ad agosto, giusto chi non conosce un meccanismo di produzione può rilasciare una matricola ad agosto, perché ad agosto chi vai a prendere al mare? Non puoi svolgere nessuna inchiesta. Allora o significa che non conosci come funziona Report, che è l’unica trasmissione, direi, al mondo, che è un format dove ci sono 160 minuti chiusi di trasmissione. Significa mettere in condizioni la squadra di Report di non lavorare. Significa mettere la squadra di Report in condizioni di, in un solo mese, 20 giorni, uccidersi: fare 20 ore al giorno di lavoro, mettendo a repentaglio la propria sicurezza, la propria tenuta psicofisica, per portare a casa un prodotto. Perché i miei portano a casa il prodotto, cascasse il mondo. Ma non devono essere messi in queste condizioni. Significa aumentare i costi, perché tagliare quattro puntate significa che il costo a puntata, grazie al taglio delle puntate, è aumentato. Io costavo 146 mila euro a puntata, costo tra i più bassi in assoluto delle prime serate e sicuramente più basso di tutti gli altri programmi che vanno in onda negli stessi slot di prima serata”.

Foto © Imagoeconomica 

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