di Giorgio Bongiovanni
Silvio Berlusconi non c'è più, ma l'attacco alla magistratura è sempre al centro delle iniziative di questo Governo. L'ultima operazione, con tanto di fake news, è quella che nei giorni scorsi è andata in scena con media e politici di destra che hanno diffuso la notizia per cui la Cassazione, negando la confisca dei beni a Marcello Dell’Utri chiesta dai pm di Palermo, avrebbe smentito i rapporti tra l'ex Premier e Cosa nostra.
Ed in campo, con tanto di lettera pubblicata sabato su “Il Giornale”, è scesa persino Marina Berlusconi, sia per esprimersi a favore della separazione delle carriere (sul punto decantando i meriti del governo Meloni), ma anche attaccando le toghe; parlando di "calunnie e false accuse" che per 30 anni, a suo dire, avrebbero "avvelenato" la vita del padre.
Ed anziché rispondere a tono il presidente dell'Anm, Cesare Parodi (in carica dal febbraio 2025), esponente della corrente “di destra” di Magistratura indipendente, appena 24 ore dopo aveva replicato che nella storia giudiziaria dell'ex premier "non ha funzionato la tempistica".
Quindi, sulla “persecuzione giudiziaria”, aveva anche aggiunto di essere pronto a "condannarlo se ciò fosse avvenuto", affermando di “non sapere” se è avvenuto. Ed infine aveva concluso con la massima più grave: “certamente la giustizia non può essere strumentalizzata a fini politici".
A dir poco imbarazzanti erano stati i successivi tentativi di spiegare il senso delle proprie parole, intervenendo ad Omnibus su La7.
“Al di là del caso singolo, che non amo commentare, ogni sentenza deve essere valutata sotto due profili: il contenuto finale, condanna o assoluzione, e i tempi di tutto il procedimento. Se guardiamo all'esito finale, possiamo dire che corrisponde e va benissimo, io sono contento quando la giustizia funziona. Cosa non ha funzionato? Non ha funzionato la tempistica di questa vicenda, perché qualunque vicenda giudiziaria che dura 30 anni è un qualcosa che un sistema civile non dovrebbe conoscere".
All'interno di Forza Italia c'è chi aveva apprezzato e chi avrebbe voluto di più, come le scuse della magistratura per le “ingiustizie” subite dall'ex Presidente del Consiglio. 
Silvio Berlusconi
Del resto Parodi, con il suo parlare, ha indubbiamente scoperto il fianco.
Così facendo ha dimostrato tutta la propria ignoranza, nonché incapacità, nel rispondere nel merito su quanto sostenuto da Marina Berlusconi e dai vari parlamentari di centrodestra.
Avrebbe potuto replicare con la logica, dimostrando che il provvedimento della Cassazione non c’entra nulla con il procedimento sul concorso esterno di Dell’Utri (condannato definitivo nel 2014) in quanto i supremi giudici sono intervenuti su un processo di prevenzione iniziato solo a dicembre del 2020.
Non solo. Avrebbe dovuto ricordare perché è un falso dire che la Cassazione abbia cancellato i rapporti fra Dell’Utri, Berlusconi e la mafia.
Avrebbe dovuto ricordare che nelle sentenze è dimostrato che Berlusconi ha pagato la mafia, anche per difendere il lavoro dei magistrati, che rappresenta, che non hanno fatto altro che il proprio lavoro.
Non solo. Avrebbe dovuto ricordare che Berlusconi è un pregiudicato, condannato in via definitiva a quattro anni per frode fiscale (pena scontata).
Avrebbe dovuto ricordare che da Presidente del Consiglio, Berlusconi ha sempre difeso i propri interessi, portando il Parlamento ad approvargli 60 leggi ad personam, alcune bocciate dalla Consulta perché valutate come incostituzionali.
Avrebbe dovuto ricordare che spesso Berlusconi è stato salvato nei processi dalla prescrizione, che ha calunniato, offeso e delegittimato, tramite i propri “mezzi di disinformazione” cartacei e televisivi, magistrati, giornalisti, intellettuali che avevano l'unico difetto di raccontare i fatti o cercare la verità.
Non lo ha fatto. Né all'assemblea dell'Anm, né in diretta televisiva.
Poche settimane fa il sostituto procuratore nazionale antimafia Nino Di Matteo, spiegando le proprie dimissioni dall'Anm, aveva evidenziato come all'interno dell'associazione vi erano "logiche di appartenenza correntizia e di opportunità politica".
L'atteggiamento di Parodi è la prova provata di tale affermazione. 
Solo ieri, dopo essere stato criticato pesantemente nelle chat interne della magistratura, il Presidente dell'Anm ha fatto marcia indietro con queste parole: “Si torna a parlare di persecuzioni giudiziarie e complotti nei confronti di uomini politici che hanno ricoperto incarichi apicali nel Paese, per avvalorare agli occhi dei cittadini l’immagine di una magistratura politicizzata e inaffidabile che come tale deve essere riformata. È bene dire che non vi è alcuna prova che ciò sia avvenuto”.
Non solo, nella nota diffusa ieri mattina ha finalmente messo in chiaro che il provvedimento della Cassazione “non riguarda in alcun modo il presidente Berlusconi, ma un suo diretto collaboratore comunque condannato in via definitiva per concorso esterno in associazione mafiosa, reato peraltro mai contestato al presidente. È assolutamente vero”, ha aggiunto, “che alcuni procedimenti hanno avuto una lunga durata ma - come ho già detto - ciò non è di certo dovuto ai magistrati intervenuti in tali vicende (o meglio al carico di lavoro degli stessi) ma a molti altri fattori, tra i quali provvedimenti che hanno modificato alcune norme procedurali”. Ed infine ha concluso: “Parlare ancora oggi di persecuzione, con una valutazione globale e impropria di una attività giudiziaria che si è articolata negli anni, ad opera di magistrati e uffici diversi, per verificare una serie di episodi specifici, e che molte volte è sfociata in archiviazioni, lasciando intendere la sussistenza di un inverosimile disegno complessivo, significa voler alterare la percezione corretta di un periodo della storia recente per condizionare gli esiti del quesito referendario”.
Prendiamo atto di questo intervento, seppur tardivo. Ma la giravolta continua dimostra l'inadeguatezza nello svolgimento del ruolo.
Forse Parodi farebbe meglio a dimettersi e lasciare spazio ad un magistrato più competente in materia.
Anche perché la prossima battaglia, quella contro la legge sulla separazione delle carriere (anch'essa richiamata più volte da Berlusconi e prima ancora dalla loggia P2 di Licio Gelli), è una cosa seria. Non vorremmo che con una tale guida sia “persa in partenza”.
Foto © Imagoeconomica
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