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La relatrice Onu accusa l’Italia di complicità nel genocidio. L’ambasciatore Maurizio Massari: “Priva di credibilità”

“Sebbene le risoluzioni delle Nazioni Unite abbiano chiesto l’embargo sulle armi a Israele sin dal 1976, molti Stati hanno continuato a fornirgli sostegno militare e trasferimenti di armamenti. Israele dipende in modo sproporzionato dalle importazioni di armi, con una percentuale sul commercio totale più che doppia rispetto alla media Ocse e oltre quattro volte superiore a quella degli Stati Uniti. Queste forniture internazionali sono proseguite anche mentre le prove del genocidio si accumulavano, con Stati Uniti, Germania e Italia tra i maggiori fornitori. Solo alcuni Stati occidentali, in particolare Spagna e Slovenia, hanno annullato i contratti e imposto embarghi”. A spiegarlo è stata la giurista italiana Francesca Albanese, relatrice speciale delle Nazioni Unite sui diritti nei Territori palestinesi occupati e autrice del rapporto “Genocidio a Gaza: un crimine collettivo”, un documento che ai rappresentanti dei Paesi chiamati in causa proprio non è andato giù. 
Nel suo rapporto, lungo 24 pagine, Washington è stata chiamata in causa dalla relatrice Onu come principale sponsor dell’offensiva israeliana, attraverso miliardi di dollari stanziati dall’amministrazione Biden e, oggi, da quella di Donald Trump, con centinaia di spedizioni di armamenti inviate dopo il 7 ottobre. Berlino, invece, figura come secondo esportatore di armi verso Tel Aviv. Mentre l’Italia e altri Paesi, a volte tramite canali diretti, altre indiretti, hanno alimentato l’arsenale israeliano, contribuendo anche al programma dei caccia F-35 impiegati nei bombardamenti su Gaza. 
Così, pochi giorni fa, è arrivata la reazione di alcuni dei Paesi chiamati in causa dalla relatrice Onu. Dalle parole che sono state pronunciate contro Albanese, sembra che se avessero potuto farlo, l’avrebbero senz’altro legata a un palo nella pubblica piazza, con una targa appesa al collo: “Relatrice speciale dell’Onu, colpevole di stregoneria”. Ad ogni modo, il primo ad attaccare la giurista è stato il rappresentante permanente di Israele, Danny Danon: “Signora Albanese, lei è una strega. Questo rapporto - ha proseguito - è un’altra pagina del suo libro degli incantesimi. Ogni accusa è un incantesimo che non funziona, perché lei è una strega fallita”.
Ad attaccare “il libro degli incantesimi” in quella che sembra essere la revisione de Il nome della rosa, si è aggiunta anche l’Ungheria, auspicando “l'approccio equilibrato del presidente Donald Trump come unica prospettiva realistica di pace”. 
Ora, si può discutere a lungo su cosa significhi “strega fallita”, così come si può discutere a lungo su come si possa individuare qualcosa di “equilibrato” nell’approccio del presidente americano Donald Trump. Ma ciò che lascia davvero poco margine di discussione sono le parole dell’Italia, pronunciate dal suo rappresentante, l’ambasciatore Maurizio Massari: “Il rapporto presentato oggi dalla relatrice speciale Albanese è interamente privo di credibilità e imparzialità. Come Italia - ha voluto precisare Massari - non siamo sorpresi”. E aggiunge: “Il contenuto supera palesemente il mandato della relatrice, che non include indagini su presunte violazioni commesse da altri Stati o entità, né giudizi sulla cooperazione tra Paesi terzi e la Cpi (Corte penale internazionale). Ancora più preoccupante è la completa inosservanza del codice di condotta per i relatori speciali, che include integrità, imparzialità e buona fede”. Poi il microfono gli è stato disattivato - letteralmente - dal presidente dell’Assemblea, forse ispirato da qualche entità molto “più in alto” di lui.
La risposta della relatrice Onu, Francesca Albanese, non si è fatta attendere ed è arrivata attraverso un collegamento dal Sudafrica: il primo Paese a denunciare formalmente - e con un dossier di prove - il genocidio in corso a Gaza davanti alla giustizia internazionale.
Finalmente il rappresentante di Israele, dopo tre anni, ha onorato questo mandato della sua presenza. Guardi - ha risposto Albanese rivolgendosi al rappresentante israeliano Danny Danon - è grottesco e francamente delirante che uno Stato genocida non possa rispondere alla sostanza delle mie scoperte e la cosa migliore a cui ricorre è accusarmi di stregoneria. E così sia: quelli accusati di genocidio siete voi. Se allora la cosa peggiore di cui mi può accusare è la stregoneria, la accetto”. E aggiunge: “Se avessi il potere di fare incantesimi, non lo userei per vendetta. Lo userei per fermare i vostri crimini una volta per tutte e per assicurarmi che i responsabili finiscano dietro le sbarre”. Poi prosegue: “L’Ungheria si sbaglia: non è vero che non ho condannato Hamas, e mi sorprende che l’Italia, mio Paese d’origine, si unisca a questo coro privo di fondamento. Avreste dovuto citare esempi concreti; invece recitate i punti di discussione dell’ambasciatore israeliano”.
Albanese, che non ha potuto recarsi a New York a causa delle sanzioni statunitensi, ha parlato dal Sudafrica in occasione della 23esima edizione del Nelson Mandela Annual Lecture, dove - ha riportato “Il Fatto Quotidiano” - è stata accolta con una standing ovation. La presidente della Nelson Mandela Foundation, Naledi Pandor, dopo averla presentata, l’ha invitata sul palco e abbracciata. Parlando ai delegati dal Sudafrica, Albanese ha aggiunto: “Ciò che Israele ha costruito non è affatto eccezionale. È l’ordine coloniale continuato e raffinato. Si tratta di dominio razziale e di espropriazione, aggiornati al nostro secolo e imposti con le armi e le tecnologie di questo secolo. E il Sudafrica dimostra che ciò che oggi sembra invincibile può di fatto essere spezzato quando legge, volontà e coraggio si allineano. Persino i muri più forti cadono. E in questa oscurità, milioni stanno resistendo.” - prosegue - “Vergogna sui governi che si definiscono democrazie liberali e non riescono a frenare i poteri della loro polizia che cercano di mettere a tacere la coscienza, né a sostenere le centinaia di cittadini provenienti da tutto il mondo che continuano a rischiare la vita sotto forma di una flottiglia o di una marcia globale. Sono gli Stati a rimanere in silenzio e complici. Il popolo unito si sta sollevando”.
Infine, Francesca Albanese si è rivolta direttamente al popolo palestinese: “La vostra lotta è vista. La vostra resilienza è onorata e il mondo si sta risvegliando con voi e sarà al vostro fianco, come ha fatto con il Sudafrica, fino alla vostra liberazione”.

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