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L'ex di Avanguardia nazionale aveva conosciuto in carcere, nel 1988, il boss di Altofonte Nino Gioè, coinvolto nella strage di Capaci e ufficialmente morto suicida nella notte fra il 28 e il 29 luglio del 1993, l'anno degli attentati a Roma e Milano. Di lui parlò anche il pentito Santino Di Matteo, padre del piccolo Giuseppe assassinato dalla mafia, ricostruendo una presunta trattativa per il recupero delle opere artistiche rubate tramite Paolo Bellini. "Mi ricordo che un giorno Antonino Gioè venne a casa mia con questo Paolo Bellini, che a quanto avevo capito era uno dei servizi - disse Di Matteo deponendo il 12 giugno del 2014 al processo sulla presunta trattativa tra Stato e mafia - Io gli offri un caffè, poi andarono a casa di Gioè. Seppi poi che Bellini e Gioè parlarono di un accordo per il recupero di un quadro in cambio dell'interessamento di Bellini per l'ammorbidimento del carcere duro e su alcuni processi".
Poi, da Bellini, Gioè ricevette il suggerimento per spostare al Nord, ai monumenti e alle chiese, la strategia delle bombe. Prima c’era stata la strage di via d’Amelio per uccidere Paolo Borsellino, 19 luglio 1992, ma stranamente Gioè e il gruppo di Altofonte, Gioacchino La Barbera e Santino Di Matteo, non fu impiegato. Gioè si limitò a consegnare dei telecomandi.
Bellini conobbe, da detenuto nel carcere di Sciacca, il boss Antonino Gioè, con cui coltiverà rapporti fino alla misteriosa morte di quest’ultimo, avvenuta nella cella di Rebibbia nel luglio del 1993.
Quando il tritolo aveva già insanguinato, dopo Capaci e via d’Amelio, anche Roma, Firenze e Milano. Tramite Gioè, avrebbe inoculato nella testa mafiosa la strategia del terrore del 1993. Nella strategia stragista della mafia del 1993 si sono saldati gli interessi di destra eversiva e apparati deviati di organi istituzionali? Secondo la Dda di Firenze ci sono “figure esterne a Cosa nostra potenzialmente coinvolte nella fase di ideazione della strategia di attacco allo Stato”.
Così come resta avvolta nell’“opacità” il motivo dei viaggi in Sicilia di Bellini nella primavera del 1992.

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