L’avvocato alla presentazione del libro “Il biennio di sangue”: “Ci sono azioni di uomini di Stato e azioni dei vertici di Cosa Nostra che camminano in parallelo”
È un dato ormai acclarato che oltre Cosa nostra sono intervenuti elementi esterni nell’organizzazione di stragi e delitti eccellenti: esempi sono l’omicidio del generale Carlo Alberto dalla Chiesa, di Piersanti Mattarella, Giovanni Falcone, Paolo Borsellino ma anche di altre stragi come quella di Brescia e quelle del 1993. Tali elementi, come dimostrano sentenze passate in giudicato, sono riconducibili ai servizi segreti o più generalmente ad apparati dello Stato. Ma, le stragi del 1993, ebbero un’anomalia: chi suggerì a Cosa nostra di colpire il patrimonio artistico dell’Italia?
“La riposta ha un nome e un cognome: Paolo Bellini”. A dirlo è l’avvocato Fabio Repici, intervenuto alla presentazione del libro “Il biennio di sangue” del procuratore di Prato Luca Tescaroli (ed. PaperFirst) a Cordendnos (PN). Il terrorista nero, ex membro di Avanguardia Nazionale, “a partire dalla fine del 1991 comincia a fare il messo viaggiatore verso la Sicilia” a incontrare dei mafiosi per conto “di un maresciallo del nucleo Carabinieri del patrimonio artistico per cercare di recuperare dei dipinti trafugati alla Pinacoteca di Modena e si trova a trattare con i mafiosi” in particolare con Nino Gioè “che in quel momento stava lavorando insieme a Giovanni Brusca, a Pietro Rampulla, a Santino Di Matteo, a Gioacchino La Barbera e ad altri mafiosi per la strage di Capaci. Quindi c'è un uomo mandato dai carabinieri che incontra i mafiosi che stanno per uccidere Giovanni Falcone. Questa è la situazione surreale nella quale ci troviamo”, ha spiegato l’avvocato. Ricordiamo che Bellini è stato condannato con sentenza definitiva per la strage alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980, quindi, prima di andare in Sicilia aveva già compiuto l'eccidio dodici anni prima. Oltretutto: mentre si relazionava con un maresciallo dei carabinieri andava a “commettere un omicidio per la ‘Ndrangheta” e “negli stessi giorni organizza quello che poi diventa l'attentato al giardino di Boboli” a Firenze, città in cui ci fu poi l’attentato in via dei Georgofili. “Ma lo capite che ci sono azioni di uomini dello Stato, azioni di emissari di uomini dello Stato e azioni dei vertici di Cosa Nostra che camminano in parallelo?” ha domandato Repici. E qui si sta parlando di un uomo che, oltre ai fatti già elencati, era legato anche “a un magistrato: il procuratore di Bologna che faceva le indagini sulla strage alla stazione di Bologna. La polizia giudiziaria il 3 agosto dell'80, quando ci furono i primi atti di indagine, si ritrovò a dover cercare il procuratore della Repubblica Ugo Sisti, che era irrintracciabile. Dov'era? Era nel resort di Aldo Bellini, papà di Paolo Bellini, sull'Appennino Reggiano. Cioè, dal papà dello stragista”. In effetti, verrebbe da pensare, se si analizza la storia d’Italia le coincidenze e le tragedie si sprecano.
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