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L’intervista di Angela Caponnetto al giornalista di ANTIMAFIADuemila

Il delitto Mattarella si inserisce all'interno di quell'alveo che è la strategia della tensione dei primi anni ‘80, susseguitasi poi negli anni ‘90. Cioè è un delitto politico, mafioso - anche terroristico - che è stato fatto per destabilizzare il Paese”. Sono state queste le parole di Luca Grossi, giornalista di questo giornale, intervistato oggi da Angela Caponnetto per Rai News 24 in merito all’omicidio del presidente della Regione siciliana Piersanti Mattarella.


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Nei giorni scorsi c’è una svolta nelle indagini: è stato arrestato ieri Filippo Piritore, ex poliziotto della squadra mobile ed ex prefetto per sospetto depistaggio.
Il 1980, ha ricordato Grossi, è stato “un anno nero letteralmente. C’è l'omicidio di Mattarella, c’è l'omicidio del giudice Mario Amato, sempre 1980, che indagava sui nuovi nazifascisti, e la strage alla stazione di Bologna. Gilberto Cavallini e Giusva Cavallini, ricordiamo, sono stati assolti nel 1995 per il delitto Mattarella, con sentenza passata irrevocabile, ma condannati per l'omicidio del giudice Mario Amato e per la strage alla stazione di Bologna. Questo è il quadro”. 


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Ora la procura di Palermo sta indagando: “Ci sono due piste ancora aperte. La pista nera, in cui in questo momento si stanno facendo ulteriori accertamenti, e la pista mafiosa. I due indagati sono Nino Madonia e Giuseppe Lucchese, nomi che i colleghi palermitani ricordano molto bene perché la famiglia Madonia è notoriamente collegata ai servizi segreti e Giuseppe Lucchese invece è un grande nome del mandamento di Ciaculli”.


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Il caso Mattarella, ha ricordato il giornalista, “è importante perché noi non abbiamo ancora completezza della nostra storia. Lo Stato non è perfetto. Siamo arrivati adesso con un'accusa ancora presunta di depistaggio; perché l'ex prefetto è innocente fino a sentenza definitiva contraria. Dobbiamo rifarci un'idea di cosa non ha funzionato nella nostra storia, di chi è stato dovuto coprire, perché il depistaggio, se c'è stato, è servito per coprire qualcuno. Quindi i mafiosi o i NAR?”. 

Foto © Paolo Bassani 

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