Oggi il vertice di Hamas al Cairo. A Tel Aviv l’inviato speciale Usa Steve Witkoff e il collega consigliere di Trump, Jared Kushner
La fragile tregua nella Striscia di Gaza continua a essere messa a dura prova mentre si moltiplicano gli scontri, le accuse reciproche e le mosse diplomatiche per cercare di mantenerla in vita. Una delegazione di Hamas è giunta oggi al Cairo per incontrare funzionari egiziani e qatarioti, con l’obiettivo di discutere il futuro della tregua e le conseguenze dei raid israeliani che nelle ultime ore hanno causato decine di vittime in risposta all’uccisione di due soldati israeliani. La delegazione, guidata da Khalil al-Hayya, dovrà affrontare anche il tema dell’unificazione delle fazioni palestinesi e la proposta, sostenuta dagli Stati Uniti, di creare un’autorità transitoria composta da tecnocrati per la gestione della Striscia.
Nel frattempo, Hamas ha annunciato la consegna alla Croce Rossa internazionale del corpo di un ostaggio israeliano, il tredicesimo dall’entrata in vigore del cessate il fuoco lo scorso 10 ottobre. Tuttavia, da parte israeliana, le accuse non si fermano: il ministero degli Esteri di Tel Aviv ha denunciato “violazioni deliberate” della tregua da parte di Hamas, sostenendo che alcuni militanti avrebbero oltrepassato la linea di sicurezza a est di Gaza City. Accuse spedite respinte da Hamas.
Le autorità sanitarie della Striscia hanno denunciato 45 palestinesi uccisi dal fuoco israeliano nelle ultime 48 ore, portando il bilancio totale delle vittime palestinesi dal 7 ottobre 2023 a oltre 68.000. Israele, dal canto suo, ha rivendicato nuovi attacchi: il premier Benjamin Netanyahu ha dichiarato alla Knesset che, “in risposta alla violazione del cessate il fuoco”, l’esercito ha colpito con 153 tonnellate di bombe, aggiungendo che l’obiettivo resta “l’eliminazione politica e militare di Hamas”.
Benjamin Netanyahu
Sul piano internazionale, la tensione resta alta. L’Alta rappresentante dell’Unione Europea Kaja Kallas ha definito la tregua “sottoposta a un importante stress test”, avvertendo che la minaccia di sanzioni contro Israele rimane “sul tavolo” in assenza di un miglioramento duraturo sul campo. Berlino, per bocca del portavoce del governo Stefan Cornelius, ha chiesto a tutte le parti di “preservare il cessate il fuoco e migliorare la situazione umanitaria”, mentre il premier spagnolo Pedro Sanchez ha invitato a “tornare allo spirito dell’accordo del 13 ottobre” per avviare un percorso di pace stabile.
Anche l’Italia si muove sul fronte diplomatico: il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha annunciato l’avvio di una missione tecnica in Palestina e Giordania per valutare interventi prioritari di ricostruzione e sicurezza, ribadendo la disponibilità di Roma a rafforzare la presenza dei carabinieri nei valichi di Rafah e Gerico.
Nel frattempo, Medici Senza Frontiere ha chiesto il rilascio immediato del chirurgo palestinese Mohammed Obeid, detenuto da Israele dal 2024 senza contatti con la famiglia, mentre Donald Trump, tornato a pronunciarsi sulla situazione mediorientale, ha dichiarato che “se Hamas romperà la tregua sarà annientato”, rivendicando inoltre gli attacchi americani alle centrali nucleari iraniane come “necessari alla pace”.
Nelle ultime ore, Al-Jazeera ha riferito di un nuovo attacco israeliano con l’artiglieria contro Deir al-Balah, nella parte centrale della Striscia, definendolo una chiara violazione del cessate il fuoco. La tregua, mediata da Stati Uniti, Egitto e Qatar, sembra dunque sempre più fragile, mentre sul campo si moltiplicano le azioni militari e nelle capitali proseguono gli sforzi diplomatici per evitare un nuovo ciclo di guerra aperta.
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