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E poi l’annuncio in un video: "Report torna dal 26 ottobre. Ci occuperemo da Gaza alle stragi di mafia"

Il segnale che è stato mandato è che sicuramente non c'era l'intento di uccidere, era un ordigno rudimentale, chi lo ha fatto sapeva come farlo, perché c'era un kg di esplosivo dentro e infatti il botto è stato enorme e i danni notevoli. Però il segnale che viene dato è 'io so come ti muovi, so quali sono le tue abitudini e posso colpirti da un momento all'altro, a te e alla tua famiglia'. Io volo molto più basso penso che sia stato qualcuno della criminalità organizzata, non so se c'è un mandante esterno, non credo assolutamente come qualcuno ha scritto evocando contesti o collegamenti politici. La politica ha altri mezzi se vuole farti fuori, basta molto meno”. Così Sigfrido Ranucci, giornalista e conduttore di Report, intervenendo questa mattina ad Agorà su Rai3. “Adesso aspettiamo e vediamo che cosa troveranno gli investigatori - spiega -. Si sono concentrati sul materiale esecutore dell'ordigno e credo che sia la cosa più intelligente perché poi da lì puoi risalire”
Adesso vorrei che si evitasse di strumentalizzare a livello politico perché credo che non abbia senso - continua -. La storia d'Italia ci dice che dal dopoguerra noi abbiamo pagato un prezzo altissimo, forse il più alto al mondo, di giornalisti uccisi per fare il loro lavoro, per le loro scelte di informare in maniera completa. Noi abbiamo 30 giornalisti che sono stati uccisi perché hanno raccontato il terrorismo nero, il terrorismo rosso, la criminalità organizzata, i conflitti nel mondo. Quindi credo che quando accadono queste cose bisogna liberarsi dalle ideologie intanto e cominciare a capire che è importante non delegittimare i giornalisti mentre lavorano, aiutarli a non sbagliare perché il giornalismo d'inchiesta è anche questo e soprattutto metterli in condizioni anche con gli strumenti di poter realizzare il loro lavoro con tranquillità. E non penso a noi che abbiamo la Rai, che è una grande azienda e ti tutela anche dal punto di vista legale che è tantissimo”. 
Credo che bisogna dare gli strumenti a tutti quei colleghi della stampa locale: ci sono colleghi che sono non pagati, questo ce lo dice anche l'Europa, che non hanno l'equo compenso, che vivono in territori complicatissimi - aggiunge - Secondo l'associazione Ossigeno ci sono 516 giornalisti minacciati in Italia, che significa non pagati, presi a parolacce, intimidazioni fisiche o peggio ancora sotto tutela o scorta e pluriquerelati e però i giornalisti locali non hanno alla spalle una grande azienda e spesso sono preda del mobbing, di rivalse dell'imprenditore arrogante, del criminale del posto o del politico che non vuole che si facciano inchieste su di lui. Spesso le tre figure coincidono in un'unica che è l'editore”.


ranucci agora 2


Al vaglio della magistratura ci sono numerose piste investigative per ricostruire la matrice, il movente, gli autori e - in caso - i mandanti dell’attentato. Una delle ipotesi più probabili (non l’unica) è quella di un atto su commissione: una azione appaltata a bande albanesi, ai gruppi del sottobosco criminale del litorale romano o ad appartenenti alle frange estreme degli ultras. "Noi tocchiamo talmente tanti interessi e centri di potere - ha spiegato Ranucci nei giorni scorsi - che è impossibile capire l'origine, credo sia qualcuno legato alla criminalità, non credo nei mandanti politici". 
Restando ‘ai fatti, l’indagine avviata a piazzale Clodio e affidata al pool antimafia procede per il reato di danneggiamento aggravato dal metodo mafioso e violazione della legge sulle armi. Un quadro accusatorio che potrebbe però aggravarsi nel momento in cui arriveranno i risultati dell'attività del Ris sui reperti sulla bomba rudimentale che ha semidistrutto le due auto parcheggiate all'esterno dell'abitazione, nella frazione di Campo Ascolano. 
Nel frattempo è caccia all’uomo. I carabinieri di Frascati e Roma, dopo aver ascoltato una serie di testimoni, si stanno concentrando nell’identificazione dell’uomo incappucciato visto da alcuni passanti poco prima dello scoppio e dell'auto che si sarebbe dileguata qualche istante dopo la deflagrazione avvenuta alle 22.17. Il dato che emerge è che l'autore o gli autori conoscevano bene le vie di fuga, le strade della zona. Sapevano anche che il luogo dove è stato posizionata la bomba carta non era 'coperta' da alcuna telecamera di sicurezza. 
Anche secondo gli inquirenti, oltre che per Ranucci, l’attentatore era a conoscenza degli spostamenti e delle abitudini del giornalista: elementi che fanno supporre che quella sera il conduttore di Report fosse stato pedinato. 
Anche se attualmente resta una coincidenza, ulteriore elemento da tenere in considerazione è il trasferimento di un collaboratore di giustizia poche ore prima dell’attentato. Si tratta di un soggetto che in passato ha raccontato Ranucci della trattativa “Stato-Mafia” e degli interessi delle 'ndrine nel business dell'energia eolica. “È possibile pensare che a qualcuno faccia comodo intimidirci. Abbiamo delle puntate molto delicate che ci attendono, anche se non posso escludere che si riferiscano a qualche inchiesta del passato", ha detto il giornalista. 
Ciò che è certo, è che Report tornerà in onda il 26 ottobre e sarà “il solito Report” come ama dire Sigfrido Ranucci che in un video postato sui profili social della trasmissione annuncia: “Nella prossima stagione parleremo di cosa si nasconde dietro la distruzione di Gaza e l'evacuazione di un popolo dopo averlo massacrato. Torneremo poi, a parlare delle stragi di mafia e del ruolo della destra eversiva”. 
Domenica 26 ottobre tutti sintonizzati su Rai3

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