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Una manifestazione spontanea nata dal tam-tam sui social e nelle chat per protestare contro l'abbordaggio ai danni della Flotilla da parte delle unità della Marina militare israeliana. Prima un sit-in in piazza Sant'Anna, poi il corteo su via Roma, fino al Teatro Massimo. Ed infine, con bandiere della Palestina in mano, fischietti e tamburi, la volontà di esprimere il proprio dissenso davanti a piazza Politeama dove è stato installato il Villaggio dell'Esercito. 
Una volta giunti alla fine di via Ruggero Settimo, i manifestanti hanno trovato il blocco della polizia, con gli agenti in tenuta antisommossa a difesa della piazza. I partecipanti al corteo hanno comunque provato a superare il blocco e la polizia si è opposta usando scudi e manganelli. Una ragazza ha riportato una ferita alla testa, mentre un giovane è stato colpito ripetutamente anche quando era finito a terra.
La tensione è rimasta alta finché tra i manifestanti e le autorità non è stato raggiunto un accordo per far sì che rappresentanti della Comunità Palestinese, Rete Solidale, i sindacati potessero incontrare le autorità competenti per discutere il rinvio dell’inaugurazione del villaggio dell’Esercito. 
"Palermo ha un sogno - hanno detto i manifestanti - la Palestina libera e una città senza armi". 
Così questa mattina in Prefettura è previsto l'incontro e, a prescindere dall'esito, questo pomeriggio, alle ore 18, si terrà una nuova manifestazione di protesta contro il villaggio dell'Esercito, che potrà essere visitato fino al 5 ottobre.  


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La comunità palestinese, la Cgil, l'osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università e alcuni politici locali nei giorni scorsi avevano più volte chiesto di non permettere la realizzazione di questo evento. 
Per l'osservatorio "c'è la totale incompatibilità di questo evento, simbolo di una cultura bellicista, con l'ulteriore innalzamento della tensione nel versante orientale dell'Europa, il genocidio in atto a Gaza contro il quale il 22 settembre scorso la scuola, i lavoratori e tutta la società civile hanno manifestato". 
La Cgil ha chiesto al prefetto e al sindaco di revocare l'autorizzazione per l'evento: "Noi partecipiamo alle manifestazioni che mettono al centro il tema della pace piuttosto che a vetrine, nella piazza centrale di Palermo, che esibiscono armamenti e strumenti di guerra, che non fanno altro che normalizzare una deriva militarista della nostra città. Forse, in piazza Politeama, sarebbe meglio allestire con le tante associazioni, la chiesa, i sindacati un villaggio della pace”.  


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Roma, Milano, Napoli, Torino: la protesta nel resto d’Italia

Cittadini sono scesi in piazza con cortei, presidi ed occupazioni spontanee in tutta Italia per sostenere la Global Sumud Flotilla dopo la notizia, arrivata mercoledì sera, dell’abbordaggio alla missione per Gaza. A Napoli i manifestanti hanno occupato i binari della stazione Centrale causando il blocco del traffico ferroviario. Tanti i cortei, il più imponente quello di Roma, nato da un raduno convocato alle 22 di fronte alla stazione Termini, per poi muoversi verso palazzo Chigi. La marcia, cresciuta fino a coinvolgere oltre diecimila persone, è stata interrotta per circa mezz’ora da un cordone di polizia in piazza Barberini prima di ripartire verso piazza San Silvestro – a due passi dalla sede del governo - dove si è conclusa pacificamente. A Milano oltre 5mila persone hanno marciato da piazza Scala a Cadorna. 
Ed è solo l’inizio. Perché la Cgil e i sindacati di base - Usb, Cub e Sgb - hanno proclamato lo sciopero generale per venerdì 3 ottobre: “L’aggressione contro navi civili che trasportavano cittadine e cittadini italiani rappresenta un fatto di gravità estrema. Non è soltanto un crimine contro persone inermi, ma è grave che il governo italiano abbia abbandonato lavoratrici e lavoratori italiani in acque libere internazionali, violando i nostri principi costituzionali”, denuncia la Cgil. L’abbordaggio alla Flotilla, afferma il sindacato, è “un colpo inferto all’ordine costituzionale stesso che impedisce un’azione umanitaria e di solidarietà verso la popolazione palestinese sottoposta dal governo israeliano ad una vera e propria operazione di genocidio. Un attentato diretto all’incolumità e alla sicurezza di lavoratrici e lavoratori, volontarie e volontari imbarcati”. E il principale sindacato studentesco, l’Unione degli studenti, chiama a raccolta sui social: “Lo diciamo da settimane, se succede qualcosa alla Flotilla siamo pronti a bloccare tutto. I giovani studenti sanno da che parte stare. Attiviamoci, blocchiamo il Paese per mettere all’angolo le sue complicità nel genocidio in Palestina”. 

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