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Netanyahu ribatte: “Non ci sarà”. A Gaza 15 vittime su 16 sono civili, oggi lo sciopero in tutta Italia per bloccare il genocidio 

Un passo in più verso la giustizia. Inghilterra, Canada, Portogallo e Australia hanno ufficialmente riconosciuto lo Stato di Palestina. L’annuncio, per ogni paese, è stato dato dai rispettivi rappresentanti di governo, tra primi ministri e ministri. Il Canada è il primo Stato membro del G7 ad assumere questa decisione. "Il Canada riconosce lo Stato di Palestina e si offre di collaborare per realizzare la promessa di un futuro pacifico per lo Stato di Palestina e lo Stato di Israele”, ha detto il premier canadese, Mark Carney. "Il Canada inserisce questa misura nel quadro di uno sforzo internazionale concertato volto a preservare la possibilità di una soluzione a due Stati. Il Canada non si fa illusioni: sa che questo riconoscimento non è una panacea. Tuttavia è pienamente in linea con i principi di autodeterminazione e i diritti umani fondamentali sanciti dalla Carta delle Nazioni Unite e con le politiche sostenute dal Canada da generazioni", afferma Carney.

“Oggi, per ravvivare la speranza di pace tra palestinesi e israeliani e di una soluzione a due Stati, il Regno Unito riconosce formalmente lo Stato di Palestina”, sono state le parole del premier britannico Keir Starmer su X. "Di fronte al crescente orrore in Medioriente, stiamo agendo per mantenere viva la possibilità di pace e di una soluzione a due Stati. Ciò significa un Israele sicuro e protetto accanto a uno Stato palestinese vitale. Al momento, non abbiamo né l'uno né l'altro", afferma Starmer nella sua dichiarazione.

"Con decisione presa oggi, domenica 21 settembre 2025, il Commonwealth dell'Australia riconosce formalmente lo Stato indipendente e sovrano di Palestina. Con questo atto, l'Australia riconosce le legittime e annose aspirazioni del popolo palestinese ad avere uno Stato proprio", recita la dichiarazione pubblicata sull’account X del primo ministro Anthony Albanese. "Il riconoscimento della Palestina da parte dell'Australia, insieme al Canada e al Regno Unito, fa parte di uno sforzo internazionale coordinato volto a dare nuovo slancio alla soluzione dei due Stati, a partire dal cessate il fuoco a Gaza e dal rilascio degli ostaggi catturati durante le atrocità del 7 ottobre 2023. L'atto di riconoscimento odierno riflette l'impegno di lunga data dell'Australia a favore di una soluzione a due Stati, che è sempre stata l'unica via per una pace e una sicurezza durature per i popoli israeliano e palestinese", aggiunge il capo del governo australiano.

"Riconoscere lo Stato di Palestina è il compimento di una politica fondamentale, coerente e ampiamente accettata", ha dichiarato il ministro degli Esteri Paulo Rangel. "Il Portogallo sostiene la soluzione dei due Stati come unica via per una pace giusta e duratura, una pace che promuova la coesistenza e le relazioni pacifiche tra Israele e Palestina", ha aggiunto.

La mossa giunge in vista della conferenza dell'Assemblea generale dell'Onu che si apre oggi e ha da subito scatenato l’ira di Israele. 

 

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Le parole dei leader israeliani

"Uno Stato palestinese non verrà istituito. La risposta all'ultimo tentativo di imporre uno Stato terroristico nel cuore del nostro Paese verrà data dopo il mio ritorno dagli Stati Uniti. Ho un messaggio chiaro per quei leader che riconoscono uno Stato palestinese dopo l'orribile massacro del 7 ottobre: state dando un'enorme ricompensa al terrorismo. E ho un altro messaggio per voi: non accadrà. Uno Stato palestinese non verrà istituito a ovest del Giordano”, ha affermato il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu. "Questo è un giorno triste per coloro che cercano la vera pace". Così il presidente israeliano Isaac Herzog ha commentato il riconoscimento di uno Stato palestinese da parte di Gran Bretagna, Australia e Canada. L'iniziativa diplomatica "non aiuterà un solo palestinese, non aiuterà a liberare un solo ostaggio e non ci aiuterà a raggiungere alcun accordo tra israeliani e palestinesi. Non farà altro che incoraggiare le forze dell'oscurità”, ha affermato in un post il capo di Stato Isaac Herzog. Ancor più feroci le parole dei falchi del governo israeliano. Itamar Ben Gvir ha bollato l’iniziativa "come ricompensa per gli assassini" di Hamas ed ha annunciato di voler "presentare una proposta alla prossima riunione del governo per l'immediata applicazione della sovranità israeliana" anche sulla Cisgiordania. Gli ha fatto eco il collega Miki Zohar: l'unica risposta dovrebbe essere "l'applicazione della sovranità israeliana in Giudea, Samaria e Valle del Giordano".

 

Oggi lo sciopero in tutta Italia contro il genocidio e le complicità del governo

Nel frattempo da questa mattina comincerà lo sciopero nazionale indetto dall’Unione sindacati di base.

“Sarà un grande sciopero generale che bloccherà il Paese. I segnali sono ormai talmente forti che non abbiamo più dubbi: saranno milioni i lavoratori e le lavoratrici che si fermeranno”. Una Mobilitazione di 24 ore, proclamata dal sindacato Usb, che interesserà i settori pubblico e privato, dai trasporti alle fabbriche, dalla logistica ai porti fino alla scuola. Lo sciopero generale è stato proclamato, accogliendo l’appello lanciato dai portuali, a sostegno del popolo palestinese e della missione internazionale della Global Sumud Flotilla. “Lo sdegno per quello che sta succedendo a Gaza e per la complicità dei governi occidentali, Italia in testa, è trasversale e non ha confini”, scrive l’Usb. Intanto sono oltre 60 le manifestazioni previste in tutta Italia, dalle grandi città ai piccoli centri. Nella capitale il raduno è previsto alle 11 in piazza dei Cinquecento, a Milano alle 10 in piazzale Cadorna. A Torino alle 10:30 in piazza Carlo Felice, a Bologna (dove la Questura parla di uno “scenario complesso” e ha previsto un piano di sicurezza, con circa 200 agenti, e controlli rafforzati) l’appuntamento è alle 10:30 in piazza Maggiore, mentre a Genova la manifestazione è prevista a partire della 8 al varco Albertazzi del porto. A Palermo, invece, ore 10 in Piazza Verdi. “Il 22 settembre tutti potranno scendere in piazza per rompere ogni collaborazione con lo stato di Israele, difendere Gaza e fermare il genocidio, dire no alla corsa al riarmo e alla guerra, a fianco della Global Sumud Flotilla partita in queste ore. Blocchiamo tutto, con la Palestina nel cuore“, esorta l’Usb. 

 

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Dai treni ai mezzi pubblici cittadini lo sciopero generale a livello nazionale potrebbe avere conseguenze sui servizi. L’Atac di Roma rende noto che il servizio sarà garantito durante le fasce di legge, da inizio del servizio diurno alle ore 8.29 e dalle ore 17.00 alle ore 19.59. A Milano Atm comunica che il servizio delle linee potrebbe non essere garantito dalle 8:45 alle 15 e dopo le 18, fino al termine del servizio.

 

Il Guardian: 15 palestinesi uccisi su 16 erano civili

Intanto il Guardian riferisce che circa 15 palestinesi su 16 uccisi dall’esercito israeliano dall’inizio della sua nuova offensiva a Gaza a marzo erano civili, secondo i dati raccolti dall’organizzazione indipendente Armed Conflict Location and Event Data (Acled), specializzata nel monitoraggio della violenza.

Il tasso di mortalità civile indicato da un rapporto di Acled è uno dei più alti mai registrati durante il conflitto e aumenterà la pressione internazionale su Israele con l’avanzata delle sue forze nella città di Gaza, costringendo fino a un milione di persone a evacuare e minacciando ulteriori vittime civili su larga scala. I ricercatori di Acled, che è sostenuta dai governi occidentali e dalle Nazioni Unite, hanno monitorato le segnalazioni di perdite subite da Hamas e dai gruppi armati alleati a Gaza, provenienti dall’esercito israeliano, da media locali e internazionali affidabili, da dichiarazioni di Hamas e da altre fonti, nell’arco di sei mesi. Il Guardian, prosegue il quotidiano, ha rivelato il mese scorso che i dati interni dell’Idf indicavano un bilancio delle vittime civili dell’83% tra lo scoppio della guerra nell’ottobre 2023 e maggio di quest’anno. Il rapporto Acled ha inoltre rilevato che gli incidenti che comportano la demolizione di edifici a Gaza sono aumentati significativamente dalla ripresa delle ostilità a marzo, con 698 nei 15 mesi precedenti e 500 nei sei mesi successivi. Molti incidenti hanno coinvolto più di un edificio, hanno affermato i ricercatori.  

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