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L'intervento dell'ex procuratore generale di Palermo e dei procuratori di Prato e Napoli alla festa del Fatto Quotidiano

La ricerca delle verità sulle stragi del 1992-1994 sta venendo barbaramente ostacolata dal governo Meloni, ossessionata dalla magistratura politicizzata (cioè quella che fa il suo dovere) e dalle inchieste sul malaffare che pervade la politica.
Quest'anno a fare il punto di questo desolante quadro sono stati tre grandi magistrati, l'ex procuratore generale di Palermo e oggi senatore Roberto Scarpinato e i procuratori della repubblica di Prato e Napoli, Luca Tescaroli e Nicola Gratteri.
Dalla festa del Fatto Quotidiano, conclusa ieri al Circo Massimo di Roma, il quadro emerso è chiaro: l'Italia non riesce a fare i conti con il proprio passato e lo scotto da pagare è la lenta ma inesorabile erosione di tutti i diritti che una democrazia avanzata dovrebbe riconoscere, in primis la giustizia.
Si spiegano così anche i ripetuti interventi di esponenti apicali del mondo politico e delle istituzioni per intimidire la Procura della Repubblica di Firenze che ancora oggi svolge indagini per accertare l'identità dei mandanti esterni delle stragi dell'estate del ’93" ha spiegato Scarpinato ricordando come
"Luca Tescaroli, già procuratore aggiunto alla Procura di Firenze che ha gestito le indagini sui mandati esterni delle stragi del ’93, ha scritto recentemente ‘il nostro ufficio è stato oggetto di attacchi istituzionali e mediatici ad ogni livello senza precedenti’”. Si spiega così anche “l’isolamento di magistrati come Nino Di Matteo” già consigliere togato al Csm e oggi sostituto procuratore nazionale antimafia.
La verità sulle stragi, a distanza di 33 anni, rimane un tabù e le “ragioni politiche che hanno impedito di fare emergere la verità non solo non si sono affievolite, ma sono diventate più forti che mai. Si era assistita in passato a un'ondata di revisionismo, di negazionismo, di ostracismo aperto alle indagini” atte ad individuare “complici esterni, come sta accadendo nell'attuale stagione politica da quando si è insediato il nuovo governo Meloni. Il che significa che le stragi del '92 e del '93 non sono una storia del passato, una vicenda che si è conclusa, ma sono una storia che attraverso il presente fanno parte di una vicenda politica che è rimasta aperta. I segreti che si celano dietro quelle stragi hanno ancora oggi, anno 2025, una portata così dirompente da richiedere un impegno continuo per impedire che vengano alla luce. In una parola, le stragi sono ancora tra noi. Il sistema di potere che ha pianificato, organizzato, fatto eseguire quelle stragi, servendosi nel '92-'93 dei mafiosi e che in precedenza aveva usato gli estremisti della destra per eseguire le stragi neofasciste, si è riprodotto nel tempo. Si è riciclato indenne dalla Prima Repubblica fino all'attuale fase politica ed è rimasto costantemente attivo nel terreno in vita, nelle manovre di depistaggio, nel costringere al silenzio testimoni depositari di segreti scottanti”.


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Roberto Scarpinato


È un dato di fatto che le stragi del 1992-’94 avevano lo scopo di “ricattare lo Stato per condizionarne la politica giudiziaria, la politica legislativa e miravano a ottenere l'abolizione del 41 bis, l'eliminazione del sequestro di beni, il condizionamento, la neutralizzazione della normativa sui collaboratori di giustizia, la chiusura delle carceri speciali di Pianosa e Asinara, erano quindi proiettati a forzare la mano allo Stato” ha spiegato il procuratore capo di Prato presentando il suo ultimo libro "Il biennio di sangue" ai microfoni del Fatto.
Tuttavia il quadro non è ancora chiaro e ancora oggi “molte stragi sono rimaste impunite e non conosciamo il perché di diversi attentati” e la “frammentazione degli episodi stragisti non consente di avere una visione di insieme di quello che è avvenuto” poiché “va in rotta di collisione con quella che è stata la strategia politico-criminale che l'organizzazione ha pianificato sin dal finire del 1991 con le riunioni che vi furono a Enna, dove parteciparono esponenti rappresentanti della Commissione regionale di Cosa Nostra, la massima organizzazione che governava la struttura Cosa Nostra”.
La visione unitaria delle stragi “affonda su prove solide che hanno consentito di ottenere numerosissime condanne, solo per le stragi del 1993-1994 sono state condannate 32 persone, molte di queste condannate all'ergastolo e la suddivisione delle competenze tra Caltanissetta e Firenze si è retta proprio sul fatto che pur esistendo una strategia unitaria, sono stati individuati due disegni criminosi, ancorché collegati, che hanno visto attuazioni di delitti per quanto attiene la prima fase nel 92 e per quanto attiene la seconda fase sul finire del '92 e nel ’93-’94”.
Qual è la situazione oggi?
Ancora molte domande senza risposta e un governo che sta cercando di ridurre la magistratura ad un'appendice del potere politico attuando in tempi record la separazione delle carriere.
Cosa accade intanto nei Paesi dove c’è la separazione delle carriere?


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Nicola Gratteri


"Accade - ha spiegato Gratteri - che ogni anno il Ministro della Giustizia dà l'indirizzo di quali sono le priorità. Quindi noi nel 2028 potremmo avere l’obiettivo di perseguire le truffe online. Noi pensiamo che siano importanti, ma bisogna perseguire corruzione, concussione, reati di mafia, riciclaggio, reati finanziari, perché sono la punta avanzata delle mafie, quello che poi cominciamo a vedere nel dark web”.
Nel mirino del magistrato anche le riforme della giustizia degli ultimi anni. “Solitamente quando parlo di giustizia incomincio dalla riforma Cartabia, cioè dal governo dei migliori”, ha esordito con sarcasmo, denunciando come quasi tutti i partiti, da destra a sinistra, abbiano “messo mano alla giustizia con risultati disastrosi”, fatta eccezione per la riforma sulla cybersicurezza del 2024. Un colpo durissimo lo ha riservato alla cosiddetta “legge bavaglio”, contestando duramente la limitazione dell’accesso alle fonti giudiziarie per i giornalisti. “Tra la riforma Cartabia e quella Nordio siamo scesi di 12 posti nella classifica sulla libertà di stampa. Ci sono Paesi del Centro Africa che stanno sopra di noi”, ha dichiarato. “Vediamo sempre più un confine sottile tra i reati mafiosi e il mondo delle professioni e il mondo delle istituzioni. Vediamo sempre più un abbraccio tra i professionisti, i colletti bianchi e le mafie", ha aggiunto. In particolare, Gratteri ha contestato la scelta di vietare la pubblicazione integrale delle ordinanze cautelari, a vantaggio di “sintesi”.
A corti discorsi la ricerca della verità e il risanamento della democrazia non sono di minimo interesse per la classe politica attuale. Intanto la Mafia e i vari faccendieri di ogni ordine e grado festeggiano (massoni deviati, imprenditori disonesti, politici chiacchierati etc…) in attesa delle prossime elezioni.
Chissà chi voteranno.

Foto interne © Imagoeconomica

Elaborazione di copertina by Paolo Bassani

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