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L’intervento dell’ex procuratore generale di Palermo alla festa del Fatto Quotidiano

La storia delle stragi è stata ridotta “a bassa macelleria criminale che proprio per essere una rimozione, una falsificazione storica non riesce a dare alcuna spiegazione plausibile dei depistaggi e della partecipazione di soggetti esterni delle stragi”.
Per non parlare dell’ossessione di questa maggioranza destroide di “chiudere definitivamente il conto del passato e blindare, una volta per tutte, come verità di Stato, che responsabili delle stragi furono soltanto i mafiosi, per interessi economici legati agli affari e agli appalti”. 
Ecco l’analisi dell’attuale clima politico descritta dall’ex procuratore generale di Palermo e oggi senatore Roberto Scarpinato alla festa del Fatto Quotidiano che si sta svolgendo al Circo Massimo di Roma. 
Si spiegano così anche i ripetuti interventi di esponenti apicali del mondo politico e delle istituzioni per intimidire la Procura della Repubblica di Firenze che ancora oggi svolge indagini per accertare l'identità dei mandanti esterni delle stragi dell'estate del ’93. Luca Tescaroli, già procuratore aggiunto alla Procura di Firenze che ha gestito le indagini sui mandati esterni delle stragi del ’93, ha scritto recentemente ‘il nostro ufficio è stato oggetto di attacchi istituzionali e mediatici ad ogni livello senza precedenti’”. Si spiega così anche “l’isolamento di magistrati come Nino Di Matteo” già consigliere togato al Csm e oggi sostituto procuratore nazionale antimafia.
La verità sulle stragi, a distanza di 33 anni rimane un tabù e le “ragioni politiche che hanno impedito di fare emergere la verità non solo non si sono affievolite, ma sono diventate più forti che mai. Si era assistita in passato a un'ondata di revisionismo, di negazionismo, di ostracismo aperto alle indagini” atte ad individuare “complici esterni, come sta accadendo nell'attuale stagione politica da quando si è insediato il nuovo governo Meloni. Il che significa che le stragi del '92 e del '93 non sono una storia del passato, una vicenda che si è conclusa, ma sono una storia che attraverso il presente fanno parte di una vicenda politica che è rimasta aperta. I segreti che si celano dietro quelle stragi hanno ancora oggi, anno 2025, una portata così dirompente da richiedere un impegno continuo per impedire che vengano alla luce. In una parola, le stragi sono ancora tra noi. Il sistema di potere che ha pianificato, organizzato, fatto eseguire quelle stragi, servendosi nel '92-'93 dei mafiosi e che in precedenza aveva usato gli estremisti della destra per eseguire le stragi neofasciste, si è riprodotto nel tempo. Si è riciclato indenne dalla Prima Repubblica fino all'attuale fase politica ed è rimasto costantemente attivo nel terreno in vita, nelle manovre di depistaggio, nel costringere al silenzio testimoni depositari di segreti scottanti”


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La riscrittura della storia

Oltre a questa riscrittura della storia si sta verificando anche il fenomeno strisciante della partecipazione di certi personaggi alle commemorazioni delle stragi del 1992-'93 "i quali in pubblico si battono il petto per le vittime delle stragi, si sperticano in lodi per Falcone e Borsellino, e poi nel privato, dietro le quinte, frequentano personaggi noti come colletti bianchi della mafia, relazioni fruttuose per la loro ascesa politica nei palazzi del potere". I cittadini si sono accorti di questo nel corso del tempo; il malessere è diventato protesta e sotto il governo Meloni si è pensato bene di "ricorrere anche alle maniere forti. Così due anni fa il 23 maggio del 2024, in occasione della commemorazione dell'anniversario della strage di Capaci del 23 maggio a Palermo, la Polizia è intervenuta con i manganelli per impedire ai cittadini delle associazioni studentesche dell'Associazione dell'Antimafia Sociale di accedere al palco delle autorità che era stato allestito in via Notarbartolo dinanzi alla casa di Falcone e di contestare la presenza su quel palco del nuovo sindaco di Palermo che era stato eletto dopo essere stato designato per quella carica da Marcello Dell'Utri, condannato con sentenza definitiva per concorso esterno della mafia, il quale, nonostante questa condanna, continua a mantenere una grande autorevolezza dentro il suo partito. Ho presentato subito un'interrogazione parlamentare per chiedere spiegazioni sull'uso dei manganelli nei confronti di questi cittadini. Non ho mai ricevuto risposta dal Ministro degli Interni". Inoltre "quest'anno, per evitare imbarazzanti contestazioni in occasione della commemorazione della strage di via Capaci, si è ricorso ad un escamotage. Tutti gli anni passati la cerimonia si concludeva alle ore 17.58, orario dell'esplosione, con la pubblica lettura dei nomi delle vittime della strage preceduta dal suono di una tromba che intonava le note del silenzio. Quest'anno, invece, la cerimonia è stata conclusa in fretta e in furia, nella sorpresa di tutti, dieci minuti prima delle 17.58, per evitare che a quell'ora potessero sopraggiungere dinanzi al palco anche i cittadini delle associazioni studentesche dell'associazione antimafia, i quali, giunti dinanzi al palco, l'hanno trovato completamente vuoto". Questi due esempi dimostrano come il potere non voglia che la società civile si interessi di questi temi, schiacciando il dissenso popolare e minimizzando ogni collegamento tra mafia e Stato.  




L’attacco alla magistratura

Non è un caso quindi che per arrivare a cancellare un pezzo di storia si sia avviata una campagna di delegittimazione contro quei magistrati che si sono impegnati negli anni a ricercare la verità sul periodo stragista: “Esponenti di Forza Italia, in piena sintonia con Fratelli d'Italia - ha spiegato Scarpinato - sono attualmente impegnati a impedire in tutti i modi che la Commissione Parlamentare Antimafia possa svolgere indagini conoscitive su piste che possono portare ai mandanti eccellenti e i complici esterni alla mafia delle stragi del '92 e del '93. Nel settembre 2023 ho depositato alla Commissione Antimafia un articolato a memoria di 55 pagine in cui, avvalendomi della mia trentennale esperienza di magistrato antimafia, ho indicato tutti i buchi neri delle stragi. Il risultato è stato l'inizio di un vero e proprio mobbing per impedire lo svolgimento di quelle indagini. L'inizio di una controffensiva che è arrivata al punto del deposito da parte di questa maggioranza di governo di una proposta di legge che è stata approvata in fretta e furia al Senato nel luglio di quest'anno per estromettere alla Commissione antimafia me e Federico Caffiero de Raho perché entrambi saremmo in conflitto di interesse con l'indagine della Commissione Antimafia. In effetti devo ammettere che è vero".

L’ipocrisia della narrazione ufficiale

Roberto Scarpinato denuncia la narrazione ufficiale menzognera, un sudario tessuto per celare le vergogne di settori corrotti delle classi dirigenti. Dietro la cortina dell’anticomunismo, forze reazionarie hanno orchestrato, per decenni, una guerra occulta contro il progresso democratico sancito dalla Costituzione, difendendo privilegi parassitari con una scia di sangue: stragi, omicidi politici, depistaggi.


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© ACFB


Da Portella della Ginestra (1947), che ha soffocato la riforma agraria, alle stragi degli anni ’70, innescate da riforme come la nazionalizzazione dell’energia elettrica e lo Statuto dei Lavoratori, fino alle carneficine del 1992-1993, l’Italia è stata una “via crucis” di violenza, usata come arma politica per piegare l’evoluzione del Paese. Le stragi, lungi dall’essere opera esclusiva di mafiosi come Totò Riina o Leoluca Bagarella, furono, secondo Scarpinato, tasselli di un disegno politico per destabilizzare la Prima Repubblica e spianare la strada a Forza Italia nel 1994, come provato da sentenze definitive e confessioni di collaboratori di giustizia. Il marchio di fabbrica di questa criminalità del potere è il depistaggio: documenti scomparsi, come l’agenda rossa di Paolo Borsellino, che custodiva segreti su connessioni tra mafia e politica; impedimenti alla perquisizione della casa di Riina; file cancellati dall’agenda elettronica di Giovanni Falcone; falsi collaboratori come Vincenzo Scarantino, creati da apparati statali per sviare le indagini su via D’Amelio. Arnaldo La Barbera, capo della squadra mobile di Palermo e agente dei servizi segreti, è indicato come regista di questi inganni. Le indagini di Falcone, che aveva intuito il legame tra stragi mafiose e neofasciste, puntavano a smascherare una strategia della tensione che, al Sud, si serviva della mafia per eseguire omicidi politici, come quelli di Piersanti Mattarella e Pio La Torre, mascherati da moventi mafiosi ma orchestrati da poteri occulti legati alla P2 e a Gladio. 
Il potere ufficiale ha paura di queste verità.


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Cosa accadrebbe se figure chiave come Giuseppe Graviano, Leoluca Bagarella o pentiti di Stato rompessero il silenzio? Se Graviano rivelasse chi, come confidò in carcere nel 2016, gli ordinò le stragi del ’92-’93, tradendolo poi; se svelasse l’identità del “soggetto esterno” che caricò l’esplosivo per Via D’Amelio o degli uomini di Stato che sottrassero l’agenda rossa; se confermasse, come disse a Spatuzza nel 1994, che grazie a Silvio Berlusconi (piduista, pregiudicato e pagatore della mafia ndr) e Dell’Utri i mafiosi “si erano messi il Paese in mano”? E se altri capi mafia, come Biondino o Troia, rivelassero chi erano i personaggi istituzionali che indussero Riina a uccidere Falcone a Palermo con un’autobomba, o chi accompagnava nei sopralluoghi per Capaci? O se pentiti di Stato confessassero i segreti nascosti nei documenti di Riina o nell’agenda rossa, o chi fece tacere mafiosi come Antonino Gioè e Luigi Ilardo prima che parlassero?
Certamente l’attuale classe politica non vuole che si cerchino le risposte a tali quesiti.
Ma allora “cosa possiamo fare dinanzi a tutto questo? Io credo che dobbiamo restare uniti e combattenti senza farci intimidire e senza mai cedere alla rassegnazione. Se non sarà possibile pervenire a una completa verità processuale sulle stragi del '92 e del '93, dobbiamo batterci per impedire che almeno non venga insabbiata la verità storica. Una società che viene privata della conoscenza e della verità storica del proprio passato smarrisce se stessa. Diviene una società zombie, manipolabile dal potere di turno".

Foto © Imagoeconomica 

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