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In caso di aiuto economico, i familiari negli States rischiano carcere e multe da 1mln di dollari

Fino a 20 anni di carcere e multe che arrivano a 1 milione di dollari per i cittadini americani, oltre a sanzioni civili che possono raggiungere il doppio di ogni transazione o un massimo di 320 mila dollari per violazione: queste sono le conseguenze previste per chiunque invii o riceva denaro destinato a Francesca Albanese, giurista italiana specializzata in diritto internazionale e diritti umani, dal 2022 Relatrice Speciale delle Nazioni Unite sul Territorio palestinese occupato. Con una decisione datata 9 luglio, l’amministrazione statunitense le ha vietato l’accesso al sistema finanziario Usa. Il provvedimento non si ferma qui: qualsiasi istituzione bancaria che non rispetti il bando e continui a gestire conti o transazioni per lei rischia la chiusura delle proprie relazioni negli Stati Uniti e l’esclusione dai pagamenti in dollari.





Da quel giorno Albanese, che vive a Tunisi, si ritrova di fatto senza strumenti finanziari: niente conto corrente, niente carte di credito, impossibilità di ricevere stipendi o effettuare pagamenti digitali. Persino il marito, impiegato alla Banca mondiale di Washington, e la figlia, nata negli Stati Uniti, rischiano sanzioni pesanti, inclusa la detenzione, se le trasferiscono denaro o la sostengono economicamente. Tutto discende da un ordine esecutivo firmato dall’allora presidente Donald Trump il 6 febbraio, inizialmente pensato per colpire i giudici della Corte penale internazionale che avevano emesso mandati di arresto contro Benjamin Netanyahu e l’ex ministro della Difesa Yoav Gallant per crimini di guerra a Gaza. 


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Il 16 giugno Albanese aveva presentato all’Onu il rapporto “Dall’economia dell’occupazione all’economia del genocidio”, e poche settimane dopo è arrivata la ritorsione statunitense. “La sua campagna di guerra politica ed economica contro gli Usa e Israele non sarà più tollerata”, ha dichiarato il segretario di Stato Marco Rubio, accusandola di “illegittimi e vergognosi sforzi per fare pressione sulla Corte penale internazionale” e sostenendo che Albanese avrebbe “fomentato l’antisemitismo, espresso sostegno al terrorismo e disprezzo per Stati Uniti e Israele”. Accusa, ovviamente false e strumentali.


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Due giorni fa, durante una conferenza stampa organizzata al Senato da Alleanza Verdi Sinistra, la relatrice speciale ha denunciato la sua condizione: “Dal 9 luglio, data delle sanzioni Usa, aspetto una soluzione che non arriva. Sono l’unica funzionaria Onu colpita da queste sanzioni. Ho provato ad aprire un conto in Italia con Banca Etica ma non è stato possibile, sto cercando di sondare altri istituti ma sinora senza soluzione. Mio marito ha il conto negli Usa perché lavora in Banca mondiale, ma non può ricevere né versare soldi a me, è passibile di arresto e di multe. Per venire in Italia ho dovuto farmi prestare soldi da mio fratello. Vivo solo con il contante o grazie a carte di credito di terzi, ma è una condizione insostenibile. La situazione può essere sbloccata solo da un deciso intervento del governo italiano e della Ue”. Per ora, però, da Roma e da Bruxelles non è arrivata alcuna risposta.
   
Foto © Imagoeconomica

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