Questo sito utilizza cookie tecnici e di terze parti per migliorare la navigazione degli utenti e per raccogliere informazioni sull’uso del sito stesso. Per i dettagli o per disattivare i cookie consulta la nostra cookie policy. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque link del sito acconsenti all’uso dei cookie.

Chi sono Lepori e Trane, e cosa li lega a Visibilia e a una frode miliardaria che ha arricchito le mafie italiane?

Truffa, appropriazione indebita, amministrazione infedele e riciclaggio di denaro: sarebbero queste le accuse rivolte dalle autorità svizzere a Jean Lepori Sassu, 48enne cittadina svizzera, e all’italiano Adamo Trane, 39 anni. I due, infatti, sono a capo di due società, la Wip Finance e la Horizon Advisors, con sede a Paradiso, vicino Lugano. Entrambe sono state commissariate dall’autorità di vigilanza svizzera Finma.

Ciò che risulta particolarmente interessante è che, a fine 2024 - ha reso noto “Il Fatto Quotidiano” - i due abbiano presentato un’offerta per acquistare il 75% di Visibilia, la società editoriale riconducibile alla ministra del Turismo Daniela Santanchè, per la quale è in corso un’indagine per falso in bilancio. L’offerta, pari a 2,7 milioni di euro, sarebbe stata avanzata attraverso la Wip Finance, che aveva già versato un acconto di 600 mila euro. Ad ogni modo, pochi mesi dopo, le autorità svizzere hanno fermato Lepori e Trane, accusandoli, appunto, di reati quali appropriazione indebita, amministrazione infedele e riciclaggio di denaro. Tuttavia, le indagini, per il momento, non si concentrerebbero tanto su Visibilia, quanto sul presunto coinvolgimento della coppia in un gigantesco giro di frodi fiscali internazionali: l’operazione “Moby Dick”, condotta nel 2023 e coordinata dalla Procura Europea (EPPO) con il supporto della Guardia di Finanza e delle forze di polizia in diversi Paesi UE. Si tratta di una vasta operazione che ha smantellato una rete criminale internazionale responsabile di una gigantesca frode carosello sull’IVA, stimata in 1,3 miliardi di euro, di cui circa 520 milioni solo in Italia.

In pratica, la solita frode messa in atto attraverso una fitta rete di società cartiere e fatture false che simulavano scambi commerciali di beni tecnologici e altri prodotti. In realtà, le merci non circolavano o venivano riciclate più volte, permettendo agli organizzatori di intascare indebiti rimborsi IVA. Il denaro così ottenuto veniva poi riciclato a beneficio di cosche mafiose siciliane, calabresi e campane, con ramificazioni in numerosi Paesi: Austria, Bulgaria, Dubai, Lussemburgo, Olanda, Polonia, Singapore, Slovacchia, Svizzera, Ungheria, oltre naturalmente all’Italia.
  

Il caso “Moby Dick” nel dettaglio                                    

Si tratta di una vicenda che, se esaminata nel dettaglio, lascia ancora una volta increduli su come, negli anni, le mafie - Camorra compresa - siano riuscite ad evolversi anche dal punto di vista finanziario.
Tutto parte nel 2019 con Salvatore Tamburrino, cassiere del clan napoletano dei Di Lauro, che dopo aver ucciso la moglie diventa collaboratore di giustizia e rivela ai magistrati i meccanismi finanziari del clan. Le dichiarazioni di Tamburrino portano a scoprire il ruolo del cugino, un imprenditore napoletano residente a Dubai, che avrebbe gestito società create per reinvestire i capitali illeciti, fra cui una a Paradiso, il paesino vicino Lugano, formalmente dedicata all’e-commerce, ma usata in realtà per frodi e riciclaggio. Intorno a questa società si intrecciano almeno altre cinque realtà ticinesi, tutte riconducibili a una fiduciaria di Paradiso poi trasferita a Zugo (nella Svizzera centrale, non molto distante da Zurigo). La stessa fiduciaria che, appunto, compare nel caso Visibilia della Santanchè. Uno dei presunti capi della frode, un cinquantenne italiano residente a Lugano fino al 2021, aveva già patteggiato in passato per reati tributari e, persino dal carcere - ha spiegato il “Corriere del Ticino” - riusciva a impartire istruzioni alla compagna russa per mettere al sicuro i beni accumulati. In ogni caso, gli investigatori hanno collegato queste strutture al sequestro del residence Baia degli Ulivi di Cefalù, del valore di 2,5 milioni, e a quello di Heron’s Bay a Marsala, legato invece a Cosa nostra siciliana. In totale, la frode ha generato fatture false per 1,3 miliardi, un danno erariale di oltre 600 milioni e profitti stimati per 180 milioni di euro. I proventi venivano poi fatti transitare da decine di società sparse in Europa e oltre, con ben 44 milioni di euro passati solo da conti aperti a Zurigo.

Tornando a Lepori e Trane, i due non risultavano tra gli indagati, tantomeno tra gli intercettati dell’operazione “Moby Dick”, ma ora emerge il fatto che avrebbero gestito, per conto di soci occulti, cinque delle società inserite all’interno della frode perpetrata dalla Svizzera.

Per quanto riguarda, invece, l’operazione di acquisizione di Visibilia, è saltata proprio quando la Wip Finance è stata commissariata. Quello che ora ci si chiede è: che fine hanno fatto quei 600 mila euro già versati alla ministra come anticipo? Da dove provenivano i 2,7 milioni destinati all’acquisto della società di Santanchè? Ma soprattutto: chi sono e cosa fanno i soci occulti per cui hanno operato Lepori e Trane? La ministra Santanchè era a conoscenza di questi “dettagli”?

Foto © Imagoeconomica

ARTICOLI CORRELATI

Santanchè a processo a Milano per falso in bilancio sul caso Visibilia

Inps esce dal caso Santanchè: 'Risarcito con oltre 150mila euro'

Associazione a delinquere e riciclaggio, undici indagati legati ai clan Nuvoletta e Di Lauro
  

ANTIMAFIADuemila
Associazione Culturale Falcone e Borsellino
Via Molino I°, 1824 - 63811 Sant'Elpidio a Mare (FM) - P. iva 01734340449
Testata giornalistica iscritta presso il Tribunale di Fermo n.032000 del 15/03/2000
Privacy e Cookie policy

Stock Photos provided by our partner Depositphotos