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Netanyahu accusa le Nazioni Unite, la Gran Bretagna risponde: "Causata da Israele"

Per la prima volta è arrivata la conferma ufficiale: a Gaza è in corso una carestia provocata dall’uomo. L’annuncio è stato diffuso dall’Integrated Food Security Phase Classification (Ipc), organismo sostenuto dalle Nazioni Unite incaricato di monitorare la sicurezza alimentare, che da tempo segnalava il rischio imminente. La notizia ha trovato immediata eco nelle istituzioni internazionali. Tom Fletcher, responsabile umanitario dell’Onu, ha denunciato che la fame a Gaza è “apertamente promossa da alcuni leader israeliani come arma di guerra”. Dura anche la reazione del governo britannico: “Il rifiuto del governo israeliano di consentire l’ingresso di aiuti sufficienti a Gaza ha causato la catastrofe della carestia, che rappresenta un oltraggio morale”, ha dichiarato il ministro degli Esteri David Lammy.
Il 22 agosto l’Ipc ha innalzato il livello della crisi alla Fase 5, il massimo grado della scala di insicurezza alimentare acuta. Secondo l’organismo, la carestia è ormai confermata nel governatorato di Gaza, che comprende Gaza City e le aree circostanti, e rischia di estendersi entro la fine di settembre a Deir al-Balah e Khan Younis. Il collasso della produzione alimentare, i ripetuti sfollamenti e il blocco degli aiuti da parte di Israele hanno determinato la situazione. Nel suo rapporto l’ente avverte che la crisi può essere “fermata e invertita” e ammonisce che “il tempo del dibattito e dell’esitazione è passato, la fame è presente e si sta diffondendo rapidamente”. Il documento di 59 pagine insiste: “Nessuno dovrebbe avere dubbi sul fatto che sia necessaria una risposta immediata e su larga scala” e aggiunge che “qualsiasi ulteriore ritardo, anche di pochi giorni, si tradurrebbe in un’escalation totalmente inaccettabile della mortalità legata alla carestia”.


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David Lammy © Imagoeconomica


Le stime sono drammatiche: “132mila bambini sotto i cinque anni” rischiano di soffrire di “malnutrizione acuta” entro giugno prossimo, con “41mila” casi gravi, il doppio rispetto alla valutazione di maggio. Secondo i parametri dell’Ipc, si può parlare di carestia quando almeno il 20% delle famiglie è affamato, il 30% dei bambini sotto i cinque anni soffre di malnutrizione acuta e almeno due adulti, o quattro bambini piccoli, muoiono ogni giorno per fame o per complicazioni legate a malattie. In passato l’organismo aveva dichiarato lo stato di carestia in Somalia nel 2011, in Sud Sudan nel 2017 e 2020 e, più di recente, in alcune aree del Darfur.
È una carestia che ci perseguiterà tutti“, ha affermato Fletcher, esortando Netanyahu a un “cessate il fuoco immediato” e all’apertura dei valichi per permettere l’ingresso degli aiuti. Anche l’Alto commissario Onu per i diritti umani, Volker Turk, ha definito l’uso della fame come strumento di pressione “un crimine di guerra”. Il segretario generale Antonio Guterres, in un post su X, ha parlato di “un disastro provocato dall’uomo, un’accusa morale e un fallimento dell’umanità stessa”, sottolineando che Israele, in quanto potenza occupante, ha “obblighi inequivocabili ai sensi del diritto internazionale, compreso il dovere di garantire il cibo e le forniture mediche alla popolazione”.
Tel Aviv respinge le accuse. Per il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, la relazione dell’Ipc è una “bugia assoluta”. Il Coordinamento delle attività governative nei territori (Cogat), organismo militare che gestisce gli aiuti, ha dichiarato che “il rapporto è falso e si basa su dati parziali e di parte e su informazioni superficiali provenienti da Hamas, un’organizzazione terroristica”. La Bbc riferisce che secondo il Cogat la definizione di carestia sarebbe stata costruita su “un sondaggio telefonico non pubblicato e su valutazioni discutibili da parte dell’Unrwa, un’agenzia delle Nazioni Unite nota per i suoi operatori che sono parte integrante di Hamas, e di ong locali, che speculano ampiamente sui tassi di mortalità che nemmeno il ministero della Salute di Hamas riporta”. Israele sostiene inoltre che l’Ipc abbia ignorato le misure già messe in atto per stabilizzare la situazione e i “notevoli sforzi umanitari” compiuti dal Paese.

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