Gladio, mafia, stragi e servizi segreti deviati. Guido Bonini presenta il suo libro “Il figlio del male. L’uomo nero delle stragi”
“È chiaro che mio padre faceva parte di un apparato, è chiaro che da giovane è stato istruito e addestrato militarmente, come quando si parla di certe frequentazioni negli Stati Uniti. È una persona che è stata condotta passo dopo passo e protetta fino a questo momento, per tanti motivi”. A dirlo, durante l’incontro organizzato da Dark Side, è Guido Bonini, autore del libro “Il figlio del male. L’uomo nero delle stragi” (Edizioni PaperFIRST), figlio di un padre ingombrante: Paolo Bellini, ex militante neofascista, killer, ma anche ladro di opere d’arte e oggi condannato all’ergastolo per la strage di Bologna del 2 agosto 1980.
Bellini è stato una figura “camaleontica e sfaccettata”. Dalla militanza nell’estrema destra negli anni di piombo, all’attività criminale per la malavita organizzata, fino ai contatti con la mafia siciliana di Antonino Gioè, morto in carcere e in circostanze mai del tutto chiarite. “Lui aveva dei contatti con Gioè. Faceva spesso questi viaggi, anche in Sicilia - ha sottolineato Bonini -. Sono venuto a conoscenza del fatto che, il giorno in cui si riunirono i gotha della mafia per decidere dell’uccisione dei giudici, lui era lì. Era presente, ma in veste di cosa?”. Ad ogni modo, il suo nome entra di diritto nella storia giudiziaria italiana con la strage alla stazione di Bologna. Un filmato girato da un turista tedesco riprese una figura sospetta sui binari poco prima dell’esplosione. Fu la madre di Guido Bonini, Maurizia Bonini, a riconoscere in quell’uomo l’ex marito. Quel riconoscimento, insieme ad altre prove, ha portato alla condanna all’ergastolo. “Per mia madre fu una lacerazione profonda - ha ricordato Bonini -. Per anni aveva creduto alla favola che fosse soltanto un ladro o un criminale minore. Ammettere che potesse essere coinvolto in una strage fu devastante”.
L’incontro ha toccato anche altri temi non meno rilevanti, come i presunti legami di Bellini con reti clandestine legate alla NATO, tra cui Stay Behind, meglio conosciuta come Gladio. Fu Giulio Andreotti, allora presidente del Consiglio, a rivelarne ufficialmente l’esistenza nel 1990. “Quando vedeva la figura di Giulio Andreotti letteralmente impazziva - ha raccontato Bonini -. Si scagliava contro la televisione: infame, traditore, quanti ne hai fatti uccidere. Ne diceva di ogni, arrivando quasi a sputare verso lo schermo, in senso figurato ovviamente”. E ha aggiunto: “Parlando di Andreotti, disse che il traditore si era tirato indietro. Eppure, era già tutto pronto: c’erano apparati militari pronti a entrare nella sede di Saxa Rubra, prenderne il comando, e che se non fosse stato per quel tradimento lui sarebbe stato a Roma a comandare”. Poi le parole su Francesco Cossiga. Bellini gli confessò di considerarlo come un “fratello legato da un patto di sangue”.
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